Partenza il 27/12/2017 · Ritorno il 3/1/2018
Viaggiatori: 2 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Da Crema a Bari, tra sacro e profano

di topobridge - pubblicato il

Arrivano le vacanze invernali, qualche giorno di meritato riposo, e la consueta voglia di fare la valigia e partire per una nuova meta, alla ricerca di nuove conoscenze e sensazioni da respirare. È la volta della macchina, che ci rende più liberi e indipendenti, più tranquilli ed agili in relazione al tempo, alla salute e alle esigenze, che via via con l’età si fanno sempre più sentire.

Considerato il fatto che abbiamo già avuto modo di visitare numerosi luoghi santi prima d’ora, in Italia e non, perché non continuare con questa tendenza?

Cosi decidiamo che la prima tappa del nostro tour sarà proprio la cittadina di Loreto, nelle Marche, che raggiungiamo il 28 dicembre in circa quattro ore di autostrada, senza un traffico impossibile. In breve troviamo un albergo che sembra soddisfare le nostre necessità, “la Collina”, che si trova sulla strada che conduce a Recanati, vicina cittadina famosa per aver dato i natali a Giacomo Leopardi, da cui si gode uno stupendo panorama sulla vallata circostante e, come ci spiegano, si scorge pure la casa di Beniamino Gigli, noto cantante lirico dei primi anni del ‘900. La camera è basica, ma ci accontentiamo, appagati dalla stupenda vista e dall’ottima posizione. E dunque si parte, alla volta della Basilica della Santa Casa, imponente e solitaria nella piazza antistante. Ci sono pochi pellegrini, forse data l’ora di pranzo, il che ci permette una visita raccolta e l’ammirazione e devozione soprattutto all’interno della casa di Maria, che pare sia stata portata qui dalla famiglia Angeli nel 1294 quando i crociati furono espulsi dalla Palestina. Si respira davvero un’aria di santità e culto. La statua della Vergine è bruna, come viene rappresentata nelle immaginette e icone vendute nei negozi di oggetti sacri. Addirittura una statua enorme dal costo di 8.500 euro. Bisogna proprio essere dei collezionisti o aver ricevuto proprio una bella grazia!

Di notevole effetto è un’effigie riportante una frase di Padre Pio:”A Lourdes la Madonna è apparsa, qui passeggia”. Mi è piaciuta molto perché davvero si respira il suo profumo immacolato all’interno delle mura che la delimitano.

Proseguiamo la nostra visita a Porto Recanati, cittadina sul mare, probabilmente molto più significativa d’estate, e Recanati, che nonostante il freddo ci offre una bellissima atmosfera. Austera ma accogliente è la zona Leopardiana, con la casa ed il museo a lui dedicati. Proseguendo verso il centro si notano i versi dello scrittore sulle mura e palazzi imponenti accarezzati dalle luci della sera e dalle luminarie natalizie. Davvero un insieme gradevole. Il freddo si fa pungente, quindi dopo una doccia calda, optiamo per un grazioso ristorantino in centro a Recanati e a dormire, visto che la prossima tappa non sarà proprio cosi vicina.

Il giorno successivo, il 29 dicembre raggiungiamo San Giovanni Rotondo, sul Gargano, vicino alle note località turistiche di Vieste e Peschici, graziose perline visitate anni orsono d’estate…ma questa è un’altra storia. Arrivati in centro non possiamo fare a meno di notare l’innumerevole quantità di alberghi e case per ospiti, data la fama del Santo Padre Pio, che qui dimorò e prestò la sua opera. Egli nacque a Pietrelcina, in Campania ma come frate Cappuccino visse quasi tutta la vita a San Giovanni Rotondo, dove venne venerato anche dopo la sua morte. Colpisce la cripta dove è conservato il suo corpo, che si può vedere grazie a qualche speciale trattamento di conservazione. C’è chi prega in devozione, chi si guarda intorno perplesso, chi ne osserva il viso e chi pensa alle grazie ricevute e ringrazia il santo, a suo tempo discusso a causa delle stimmate ricevute ed altri miracoli a volte obbiettati dalla Chiesa Cattolica.

A una trentina di chilometri si trova la località di Monte Sant’Angelo, arroccata in cima al promontorio garganico, visitata per il santuario di San Michele, dedicato ad uno degli Arcangeli. “Prima di recarvi qui da me... andate a Monte Sant’Angelo e invocate l’aiuto e la protezione dell’Arcangelo Michele” pronunciava lo stesso Padre Pio. La sacra Grotta è stata prescelta da secoli come meta di pellegrinaggi, luogo di preghiera e soprattutto di riconciliazione con Dio. Fra i pellegrini troviamo numerosi Papi, incluso Giovanni Paolo secondo. La grotta, scavata nella roccia è davvero suggestiva e ricca di simboli, che ci vengono illustrati con dovizia di particolari dal signor Liberatore, esperto in materia, ma a volte un po’ troppo difficile da seguire! Soddisfatti torniamo al nostro albergo, con cucina, e ci prepariamo per la giornata successiva, che ci porterà a Bari, dove trascorreremo un paio di giorni.

La mattina dal giorno 30 ci immettiamo in autostrada in direzione Bari, con una piccola deviazione per Trani, piccolo paese noto per la sua Cattedrale, che è davvero notevole, affacciata direttamente sul mare e con un cielo blu terso il colore bianco del marmo risalta ancor meglio. Ad una trentina di chilometri si trova la nostra meta, che raggiungiamo facilmente e con molta fortuna riusciamo a parcheggiare la macchina vicino al nostro mini appartamento, proprio nel centro della città.

Bari è molto estesa, ma la parte che ci interessa visitare è il centro storico, la Bari vecchia, come viene chiamata, con le sue chiese ed edifici storici. Subito si nota una certa imponenza, tipica delle città grandi, data dai grandi edifici ben conservati ed eleganti, con il valore aggiunto del mare, che ha sempre un fascino particolare. Il nostro appartamento si trova in zona residenziale, in un condominio con tanto di portineria, e ben presto facciamo amicizia con Mimmo, uno dei portieri ,così affabile e simpatico, che ci fornisce alcune dritte per raggiungere località degne di nota. Il teatro Petruzzelli è proprio l’isolato accanto e mi piacerebbe molto assistere ad uno spettacolo, ma già tutto sold out.

La nostra visita comincia proprio dal centro storico, con la Cattedrale di San Sabino, la Basilica di San Nicola, e il perdersi tra le viuzze della Vecchia Bari ha un fascino unico che si può assaporare solo qui. I panni stesi che penzolano tra i vicoli, le porte delle case aperte, in segno di accoglienza, le grida della gente in strada, un mondo sicuramente lontano dalla nostra consuetudine. Abbastanza vicino si trova anche il quartiere moderno, con negozi che brillano di luci ed invogliano agli ultimi acquisti per finire l’anno. Non mancano le grandi griffes, come i franchising presenti nelle maggiori città.

Cammina e cammina raggiungiamo anche la stazione ferroviaria, per informarci come raggiungere la cittadina di Matera, in Basilicata, ma non distante da Bari, che avremmo intenzione di visitare il giorno successivo. Così scopriamo che i treni non funzionano per quel servizio (linea Appulolucana) di sabato e festivi, quindi la soluzione è un autobus che si fermerà a circa ogni paesello sulla direzione. Non fa niente, sarà anche quella un’avventura, ma ci penseremo domani. Per il momento ci deliziamo con dell’ottimo pesce presso il ristorante Battigia, che ci hanno consigliato, e a seguire una passeggiata sul bel lungomare.

La mattinata del 31 è dedicata alla gita a Matera. L’autobus parte abbastanza puntuale, verso le 10 e man mano si riempie di persone, che dovranno raggiungere varie destinazioni, tra cui la vicina Altamura, nota per il delizioso pane. Dopo circa due ore di viaggio raggiungiamo una piazza piena di gente e musica altissima, che prelude al concerto della nottata. In fondo è Capodanno! Ci dirigiamo verso la nostra zona di interesse, cioè i Sassi, che scorgiamo già in lontananza. La parte storica, appunto, di Matera sorge su una collina e le abitazioni erano scavate nei sassi. Piazze, chiese e monumenti sono tutte in questo tipo , che la rende davvero particolare, tanto da essere stata nominata Patrimonio dell’Unesco.

È divertente girare a zonzo e lasciarsi trasportare dall’istinto, con il naso all’insù per ammirare tutta la bellezza che ci circonda. Fino ad arrivare ad un convento benedettino del 15 sec. Il signor Eustacchio ci invita ad entrare per la modica cifra di 2,50, per vedere come e dove vivevano i monaci. E’ stata conservata pure una stanza con un letto, dove, a suo dire, ha dormito anche lui stesso. Ci spiega che una volta Matera era tutta costituita da conventi collegati fra di loro, scavati tra le rocce. Davvero molto interessante.

Verso le 16,15 riprendiamo l’autobus per Bari, e sulla strada, in ogni angolo notiamo bancarelle che vendono ogni tipo di botti e petardi per festeggiare l’anno nuovo. Dovremo prestare attenzione! Decidiamo di cenare in casa ed uscire per una suggestiva camminata per le strade della vecchia Bari, anche se alcuni vicoli mi fanno un po’ paura, per gli scoppi che echeggiano un po’ troppo vicini. In Piazza Farnese si sente il concerto del cantante Mengoni, applaudito da molte persone, ma decidiamo di rientrare ed aspettare la mezzanotte in casa. Impressionante il saluto all’anno vecchio sottolineato da boati incredibili di fuochi d’artificio, botti, petardi e razzi. Un quarto d’ora pazzesco, che ha depistato persino i piccioni, vaganti disperati da un cornicione all’altro. Poi per noi tutto silenzio, e buonanotte.

Il primo di gennaio è sempre una giornata particolare. Si dorme un po’ più del solito, tutti sono più pigri e sornioni e l’atmosfera è rilassata. L’autostrada è deserta e ci permette di risalire senza alcun traffico verso Pescara, dove ci fermeremo per la notte. Facciamo cosi la conoscenza di Marco, giovane proprietario di un bed and breakfast, che ci fornisce utili consigli sulla città. Qui tutto è chiuso, come un tempo anche da noi, e si respira proprio l’aria di festa e riposo. E’ d’obbligo una visita alla parte vecchia con la casa di D’Annunzio e immaginiamo la situazione estiva, quando sicuramente tanti locali e bar alla moda disporranno i loro tavolini per degustare cocktails e bevande estive. Ma oggi tutto chiuso e poca gente. La pioggia improvvisa rende l’atmosfera ancora più soporifera. Andiamo a messa nella Cattedrale e poi una passeggiata in centro, dove alcune bancarelle offrono caldarroste, torroni e leccornie per i più golosi.

Vorremmo mangiare qualcosa e una panoramica in macchina ci porta ad osservare tantissime pizzerie e ristoranti nella zona del lungomare, così che ne scegliamo una a caso e ci rifocilliamo prima di partire l’ indomani per l’ultima tappa del nostro viaggio: Riccione. Come spesso succede cerco su booking.com, una stanza con angolo cottura in località Riccione e trovo qualcosa di interessante presso il Grand Hotel. Il Grand Hotel? Sì, sì. Bè proviamo a vedere cosa ci dicono, ormai è il due di gennaio, un posto per dormire lo troveremo no? Ebbene, il famoso hotel, dove sono stati girati film e famoso nei tempi d’oro, è ahimè fallito alcuni anni fa. Rimane un’insegna a testimoniare l’antico fasto e delle porte a vetri che permettono di intravedere la hall e i bei lampadari stile veneziano. Adesso sono rimaste alcune stanze indipendenti che vengono gestite in maniera autonoma, molto accoglienti e che fanno proprio al caso nostro. Siamo molto vicini al famoso viale Ceccarini, trasformato per le vacanze natalizie con addobbi bianchi lungo tutto il percorso. E’ affiancato da eleganti negozi, pieni di luci e colori allegri, e tanta gente che sta per terminare le proprie vacanze.

Anche il vasto lungomare mi è piaciuto molto, ampio e con tantissimi lidi ordinati, che d’estate mostreranno sicuramente le ultime tendenze in fatto di mode e vips. Emozionante anche la passeggiata notturna, che ci ha fatto vivere, nella sua solitudine, un’atmosfera sicuramente atipica, ma non per questo meno bella o suggestiva alla luce della luna piena.

E così il nostro tour è volto al temine. Sono state giornate intense, ricche di esperienze, di luoghi nuovi, di conoscenze, di usanze e cibi diversi dai consueti. Il viaggio itinerante è sicuramente più stancante ma con il mezzo dell’automobile permette anche di fermarsi ad ogni esigenza, e lo trovo davvero perfetto. La ricerca della camera con uso cucina permette di adeguare i pasti alle proprie necessità, e ti fa sentire più a casa, più addentro al luogo che si visita, magari andando a comprare il formaggio ed il pane nel piccolo negozio all’angolo. In fondo, come tutti i miei viaggi, anche questo si può definire antropologico; il contatto con l’umanità è la prima attrattiva di ogni esperienza. E la nostra Italia è proprio una grande bellezza, come ha già detto qualcun altro ben più noto di me.

di topobridge - pubblicato il