Il Tirreno prima dei Romani

A spasso nel tempo per raccontare le antiche rotte dei Popoli del Mare

 

Anche questa volta vi propongo un itinerario che più che turistico, è storico. Un viaggio molto vicino, che parte da Santa Severa, cioè in pratica dai dintorni di Roma, e da un monumento molto celebrato ma utilissimo per scoprire “cosa c’è sotto”, cioè in pratica “cosa c’era prima”. Sono nel tratto della costa tirrenica fra Civitavecchia e Roma, e in particolare fra Ladispoli e Santa Marinella, un golfo naturale riparato dai venti che nell’antichità è stato un porto degli Etruschi. Un luogo che sembra fatto apposta per la navigazione.

Arrivo in bicicletta al castello di Santa Severa. La notizia è che dopo anni è stato restaurato e riaperto. Il Castello è imponente, e si staglia sull’antico insediamento che fu prima etrusco, poi romano, a riprova che questo luogo non è mai stato del tutto abband0nato, vista la sua importanza strategica. Bellissimo: si può fare il giro del castello da sotto! Vorrei avere un deltaplano o un elicottero per vedere il castello dall’alto! Ma si possono fare molte scoperte anche dal basso. Il castello è stato costruito nell’XI secolo, appunto dove sorgeva l’antico porto etrusco di Pyrgi e sopra il castrum romano. E io sono qui per approfondire questo aspetto. Le antiche mura girano tutte attorno e si perdono in mare, per continuare a vederle bisognerebbe andare sulla spiaggia e immergersi con maschera e pinne.

L’ANTICA PYRGI

La civiltà si è diffusa sostanzialmente per mare. L’archeologo Flavio Enei del Museo della Navigazione di Pyrgi ribadisce una cosa che si rischia di non considerare: andare per mare era più semplice, perché il mare è uguale ovunque. Inoltre andare via terra implica un certo tempo, mentre se il vento è buono, per mare si fa molto prima. Immergendosi da queste parti si trovano vasi, resti di mura e pozzi a pochi metri sott’acqua, a riprova che la costa all’epoca etrusca era molto più spostata verso il largo e il porto coi suoi moli era grandissimo. Immaginiamo quanti commerci venivano svolti qui, sul Mar Tirreno, navigando per mare e poi lungo i fiumi. La città etrusca era molto più ampia dell’attuale, era un porto dedicato all’accoglienza. Archeologi e studenti dell’Università La Sapienza di Roma stanno ancora scavando l’abitato per far tornare in vita l’antica Pyrgi. “Cosa stai facendo?” chiedo ad uno studente. “Stiamo prendendo dei punti con cui poi ci agganciamo nella maglia generale per rilevare le varie U.S. che scaviamo”. Un po’ criptico, difficile da spiegare! U.S. significa unità stratigrafica: si tratta di un metodo per definire l’età di un reperto in base appunto agli strati di scavo. Assistere al ritrovamento di reperti archeologici è emozionante. Un po’ di soggezione ce l’abbiamo quando troviamo questi utensili, oggetti che gli Etruschi utilizzavano quotidianamente. L’area sulla quale sto camminando probabilmente è un abitato che serviva come collega­mento e servizio ai templi. Sono state trovate delle basi di colonne e persino una parte di strada.

RESTI E SANTUARI

Qui cosa c’è, un antico etrusco? Si tratta di un’area ricca di resti fossili per lo più di animali, mangiati e sacrificati, legati all’area sacra. Sono con la dottoressa Maria Paola Baglione, sovrintendente agli scavi che vanno avanti da anni e hanno riportato alla luce il santuario di Pyrgi. È l’unico santuario etrusco scavato di cui le fonti antiche greche e latine abbiano mai parlato. Fu costruito nel VII secolo a.C., dedicato alla Dea Uni. Il tempio viene ricordato per un evento tragico dell’epoca: una scorreria del noto tiranno Dionigi il Vecchio di Siracusa che ordinò un attacco notturno a sorpresa al santuario di Pyrgi, trafugando un bottino che le fonti tramandano come favoloso. Forse qui aveva sede il tesoro pubblico, l’erario. Il tempio era il luogo sacro, ma anche “la banca”. Nel 460 a.C. si costruisce un secondo tempio più grande del primo, dedicato a un’altra Dea, Leucotea. Il tempio era decorato di statue in cotto completamente colorate: il grande quadro frontale raccontava il momento finale del mito dei Sette contro Tebe. Nel mito, Capaneo sfida Zeus scalando le mura di Tebe, e non solo uccide, ma vuole mangiare la testa del nemico. Sulla parte sinistra di questo riquadro si vede Atena che tiene tra le mani l’ampolla col liquido dell’immortalità ma la Dea non vuole donare tanto potere a un uomo che si dimostra così feroce. L’ammonimento è che non si pos­sono sfidare né le leggi degli Dei, né le leggi degli uomini. Gli Etruschi erano saggi, più di noi...

MARE NOSTRUM

Al Castello di Santa Severa c’è anche il museo archeologico dell’antica Pyrgi. Entro dal retro e scopro un magazzino pieno di roba: c’è di tutto, anni e anni di scavi, frutto del lavoro degli studenti che si sono avvicendati. Prendo tra le mani una antefissa, una tegola di terracotta che stava alla fine del coppo, sulla testata delle travi dei Templi. Ce n’erano tantissime, doveva essere colorata di rosso o di nero

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