Viaggio nel tempo sul Po

Ferrara, Spina, Comacchio e Voghenza: tracce di storia dagli albori ai giorni nostri

  • di Syusy
    pubblicato il
 

Il Delta del Po e dintorni è una delle zone più belle e interessanti d’Italia. Meta soprattutto naturalistica. Anche io ho approfittato del fatto che siamo in pianura e (almeno in queste “mezze stagioni”, quando fa già caldo, ma ancora non scoppia del tutto l’afa d’agosto) il clima è abbastanza mite e si presta a gite in bicicletta. Ma al piacere dello slow tour lungo argini e strade di campagna, ho unito il mio interesse per la storia. Ebbene sì: un viaggio per musei! Ma prima che cambiate... pagina, atterriti dall’idea di noiose sale polverose con reperti antichi accatastati l’uno sull’altro con sadismo scolastico e accademico, sappiate che – se uno ha un obiettivo, un interesse, uno scopo – viaggiare per musei significa viaggiare nel tempo, significa vedere le cose di oggi con altri occhi, molto più consapevoli. Significa incontrare personaggi formidabili e le loro storie. Insomma: significa un viaggio appassionante, altro che noia! Tra l’altro, consultando il sito Turistipercaso, non ho trovato degli specifici itinerari nelle località che sto per illustrarvi: peccato, vi consiglio di andarci. Leggere per credere...

BIAGIO ROSSETTI

Sono a Ferrara, in bicicletta. È unica nel suo genere, città vivibilissima: i bastioni delle sue mura ancora oggi rappresentano un anello con un percorso ciclabile e pedonale, dove a tutte le ore del giorno trovate gente che cammina, corre, pedala. Non a caso i ferraresi sono dei gran corridori: quando con Patrizio partecipammo alla maratona di New York, ci accodammo a un gruppo di ferraresi… E il primo personaggio che incontro a Ferrara è Biagio Rossetti. Chi è? L’assessore alla viabilità e ai lavori pubblici del Comune? In un certo senso, sì... Senonché Biagio è nato a Ferrara, ma nel 1447. È stato un grande urbanista, è stato lui a immaginare Ferrara, come Città Ideale. Progettò la città dal suo nascere. Gliela commissionò Ercole I d’Este, con l’intento di creare una città all’avanguardia per tutta l’Europa e il mondo occi­dentale. Nientemeno. Perché allora l’Ita­lia puntava in alto: è il Rinascimento, bellezza! Rossetti, infatti, ha progettato Ferrara con grandi strade che s’intersecano in modo organizzato e geometrico, cercando di creare un impianto comodo e di farne una città vivibile, tanto che ancora adesso è all’avanguardia! Ha concepito una vera impresa urbanistica coerente, è considerato per questo il primo urbanista moderno, e grazie a lui Ferrara è considerata la prima città mo­derna d’Europa. Non ha inventato nulla di sana pianta, si è rifatto alla tradizione romana e a Vitruvio, ma soprattutto ha rifatto tutta una parte aggiunta al nucleo medievale (la famosa “Addizione Erculea”). Tra l’altro, aveva anche idee “democratiche”: la città è un tutto armonico, non ha pensato a dividere la parte dei potenti da quella del popolino, come è successo alla Mantova dei Gonzaga: a Ferrara i grandi palazzi sono sparsi per la città. E tutto questo è importante, perché dimostra che l’Urbanistica orienta direttamente il nostro vivere, determina rapporti e relazioni fra le persone. Rossetti pensò anche al possibile sviluppo futuro della sua città, e questo fa di Ferrara anche oggi un luogo unico e – appunto - il paradiso delle biciclette e della vivibilità. Non a caso Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO.

PALAZZO DEI DIAMANTI

Ferrara bisogna girarla in bicicletta: si può cominciare dal suo anello periferi­co murario, in cui ci si sente in campagna. Ma basta poi prendere una del­le stradine che scendono dall’argine e in pochissime pedalate siamo in pieno centro. Si arriva al “Quadrivio degli Angeli”, circondato da palazzi storici, dove non si può non vedere il famoso Palazzo dei Diamanti, che è uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale ferrarese e una delle straordinarie creazioni di Biagio Rossetti, naturalmente. Biagio - lo chiamiamo così - ha progettato questa architettura giocando con la pietra, realizzando un bugnato costituito da 8.500 blocchi di marmo bianco con ve­nature rosa, che consiste in una serie di prismi che arricchiscono il palazzo, creando giochi di luce. Non c’è un diamante uguale all’altro, ognuno è orientato in modo da catturare la luce e dare quasi un effetto riflettente. Ma perché tutto questo nasce e si sviluppa a Ferrara? Un viaggio non è tale se non ci si fanno delle domande, e l’itinerario di un viaggio è – secondo me – il percorso necessario a rispondere a queste domande, una spe­cie di Gioco dell’Oca, o meglio di caccia al Tesoro… E il mio percorso “storico” mi porta, a questo punto, dopo una pas­seggiata in bicicletta, guarda caso den­tro a un museo, il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, dove trovo Valentino Nizzo, archeologo e storico, che sarà la mia guida.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Ferrara non è una “città per caso”, è il risultato di ricchezze e culture derivate da antichi centri, sorti e sviluppatisi in epoche diverse sul fiume Po, come Voghenza, Comacchio e Spina. E questo possiamo scoprirlo e capirlo guardan­do le mappe che troviamo appunto al museo archeologico di Palazzo Costabili. Sono come dei flash che ci portano indietro nel tempo, con degli zoom straordinari! Nella Sala delle mappe si può vedere innanzitutto come il delta del Po sia mutato nei secoli, per­mettendo a Spina di nascere e diventare crocevia di commerci nel Mediterraneo. Che tipo di merce veniva scambia­ta? Soprattutto ferro, che proveniva dall’isola d’Elba. Ferro dall’Elba?! Mi viene spontanea la domanda: ma perché portare i metalli fino a Spina, che era sull’Adriatico, quando gli Etruschi avevano tutto il Tirreno a disposizione? La risposta a questa domanda, mi dice Valentino, è in un’altra mappa. Sembra di essere in un romanzo alla Dan Brown. Eccola: una mappa del Me­diterraneo di cinque secoli prima di Cristo, che mostra la situazione subito dopo una grande battaglia navale, la prima raccontata dallo storico di Erodoto: la battaglia di Aleria (o Alalia), una località della Corsica, dove si scon­trarono Cartaginesi, Etruschi e Focesi. I sussidiari scolastici non ne fanno cen­no… Ma chi erano i Focesi? Erano una popolazione greca che cer­cava di espandersi nel Tirreno. Vinsero la battaglia di Aleria contro gli Etru­schi, alleati coi Cartaginesi, ma le loro forze furono così indebolite nello scontro che dovettero ritirarsi. E il Tirreno venne diviso in due dai po­poli vincitori: i Fenici a Sud e gli Etruschi a Nord. Ma in questo modo i Fenici, avendo acquisito il predominio del Tirreno meridionale, chiudevano la strada ai commerci etruschi. È da lì che nasce l’idea di Spina: per avere uno sbocco sull’Adriatico, gli Etruschi costruirono il porto di Spina e così continuarono comunque a commerciare con la Grecia

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