Umbria per tutti

Ciao! Vi inviamo questo diario di bordo, per la verità un po’ bislacco, di un viaggio in Umbria che abbiamo fatto questa estate. Poiché siamo sardi ci troverete all’interno molti vocaboli dialettali-gergali-slangali che coloriscono il nostro racconto che spero siano ...

  • di Antonella Podda
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6

OK si parte davvero. L’equipaggio è così composto: · Vito, noto anche come Ziu Murrungiu.

· Anto, nota anche come Zia Sbentiata.

· Valentina, nota anche come Valle la disequilibrista (Ndr: la piccola Valle si esibirà in tutto il viaggio in un vasto repertorio di cadute, smottamenti, precipitazioni e strambuccate varie).

· Davide, noto anche come il tappo salterino nonché il rompi, nonché il maialino, nonché la cozza-cagozza.

· Lilù, col suo folgorante occhio arrevescio, accompagnato da un codazzo di altre bamboline minuscole.

· Un branco di cavalli e macchine che verranno peraltro ignorati per tutto il viaggio dal rompi.

Strada 554. Già all’altezza di Selargius Anto realizza la prima delle sue dimenticanze: il PHON !! Ziu Murrumgiu non prende minimamente in considerazione la possibilità di tornare indietro a recuperarlo, forse perché, vista la popolazione in estinzione del suo cuoio capelluto, lo ritiene un optional assolutamente inutile, nonostante il resto della truppa sia dotato di una folta chioma.

All’altezza di Monserrato Davide riesce non so come ad aprire e rovesciarsi addosso un intero thermos di acqua gelida: uniche sopravvissute all’alluvione calze e scarpe, ma il resto dell’improvvisato abbigliamento è spacciato. Peccato il suo look pigiamesco era molto trendy! Ci tocca cambiarlo recuperando qualcosa dalla valigiona. Infine ci si imbarca: Davide sulla nave riesce a compromettere anche le calze e le scarpe esibendosi in una performance del tipo SPLUSH SPLUSH sulla pozza più eutrofica del ponte Belvedere.

Prima ancora della partenza della nave, ore 17,45, Valle, infogata dalla sistemazione in cabina, incomincia a chiedere con una certa insistenza “Ma quando è che andiamo a dormire?” frase che verrà ribadita con discrezione per una tonnellata di volte, fino a che, per sfinimento, si decide di accontentarla e si va a mangiare in cabina insieme con le galline alle 18,30. Valle mostra una certa difficoltà a mangiare il panino con prosciutto definendolo un pò duro. Strano ... in genere Valle mangia il pane in qualsiasi situazione a velocità stratosferica. Dopo qualche minuto si scopre l’arcano, intravedendo un nuovo buco tra i dentoni di Valle. “Valle hai perso un altro dente !!! Evviva !!!” I restanti cinque minuti vengono trascorsi sderrinati a terra alla ricerca del dente perduto che questa volta viene rinvenuto dal mitico Vito e non fagocitato dalla piccola Valle come capitato in altre occasioni. Solita sceneggiata con telefonata al topo Dentone per avvertirlo della caduta di un altro dentino e invito a venire di notte a lasciare qualche soldino sotto il cuscino di Valle.

Dopo cena si fa un’incursione nel bar della nave, se non altro per conquistare un po’ d’acqua che era stata in parte compromessa dal gavettone integrale del piccolo Davide. Mentre il tappo salterino balzella a destra e a manca, Ziu Murrungiu, seppur murrungiando, affronta stoicamente una fila oblunga da esodo biblico, ma quando arriva il momento agognato del suo turno si guasta la cassa, per cui il bar viene simpaticamente chiuso e il traffico dirottato su un altro bar in un altro piano in un’altra fila. Ziu Murrungiu continua a murrungiare.

Bene adesso è davvero ora di andare a dormire. Dopo un’infinità di “Come si sta laggiù ?” e “Come si sta lassù ?” dalle postazioni assegnate nei letti a castello della cabina, finalmente si dorme. Buonanotte a tutti! 09 agosto 2003 Arrivo puntuale a Civitavecchia alle ore 10,30. Mentre Vito si avvia a sbarcare la macchina, Anto, Valle e Davide si accingono a scendere a piedi passando dalla stiva della nave e si esibiscono in un concertino di canzoncine stupidine accompagnate da altrettanti balletti sconsiderati da parte di Valle che si infoga perché Davide ride a scracallio guardandola e che si concludono con una strempata a terra a gambe all’aria in un pavimento unto e bisunto. Valle si rialza completamente nera ed anche Lilù, fedele sua compagna, già malridotta di per sé, esce ulteriormente provata da questa esperienza. Dopo che ci si aspetta in due punti diametralmente opposti del porto, infine l’equipaggio si ricongiunge e alle ore 11,00 si parte alla volta dell’Umbria. Zia Sbentiata riesce a streccarsi la mano sul finestrino della macchina azionando la manovra di chiusura del vetro e tenendoci la mano in mezzo: very smart !! Continua comunque imperterrita la sua attività di navigatrice affermata e, attrezzata con un atlante stradale stratosferico, riesce a dirottare la truppa ... nel parcheggio di un penitenziario ... Ok si torna indietro e si recupera la strada giusta. La perizia di navigazione viene ribadita poco dopo quando, cercando con una certa urgenza un posto dove mangiare ed avendo individuato una promettente indicazione “Trattoria il cavallino a 2000 m”, fa fare una delle prime inversioni ad U del viaggio a Vito proprio un cancello prima della desiderata trattoria, valutando di avere percorso sicuramente molto più di 2 km e frastimando chi aveva messo un cartello inadeguato su quella strada. Vabbè dopo un po’ di giri inutili si riesce a raggiungere la trattoria. Vito propone saggiamente di ordinare per i bambini piatti tranquilli come raviolini al sugo e bistecchina ai ferri, mentre gli adulti decidono di scrofarsi un menu a base di cinghiale. Inutile dire che i bambini si mangiarono le leccorniate al cinghiale lasciando ai genitori i resti e la misera bistecchina ai ferri. Si arriva alla cascata delle Marmore: spettacolare!!! Ed anche rinfrescante visti i gavettoni plurimi cui ci si sottopone percorrendo i sentieri predisposti per la vista delle cascate. Ziu Murrungiu da questo momento in poi sfoggerà un modello esclusivo di occhiali maculati, in quanto le incrostazioni gocciolose sedimentate sulle lenti dei suoi occhiali verranno smaltite soltanto dopo cinque giorni a seguito di molteplici e vigorose stresgiate. Valangata di scalini in cui Lilù rischia più volte di cadere e di farsi una bella arrusciata nell’acqua e Davide incomincia ad esibirsi in una delle sue prestazioni salterino-cozzesche che lo portano, senza mezze misure, o a saltellare pericolosamente e velocissimamente sul sentiero dissestato o a farsi trasportare dalla mamma arripu patella. Insomma la stanchezza incomincia a farsi sentire e, dopo un approccio di Vito in inglese ad un turista che si rivela essere solo milanese un pò bauscia, si decide di ritemprarci con una bella granitona. Che fortuna! In mezzo a tutta questa gente c’è un unico tavolino libero, che i nostri protagonisti si affrettano ad occupare. Dopo pochi minuti si incomincia a capire il motivo per cui quel tavolino fosse libero. Era, infatti, dotato di un optional particolarmente esclusivo che non tutti si potevano (o forse si volevano) permettere: doccia con idromassaggio integrale, nel senso che il suddetto tavolino veniva periodicamente innaffiato da un violento getto d’acqua polverizzata marmorea. E’ ora di avviarci: la strada è ancora lunga

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