La Piramide di Vito P - Egitto nel Sannio ?

Sabato 10 maggio. Napoli è in piena emergenza rifiuti, non vogliamo trascorrere la serata fra la puzza della monnezza né restare bloccati nel traffico delle nostre città che il sabato sera impazzisce tra smog e rumori. Cosi pensiamo a Sant’Agata ...

  • di vito_72
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sabato 10 maggio. Napoli è in piena emergenza rifiuti, non vogliamo trascorrere la serata fra la puzza della monnezza né restare bloccati nel traffico delle nostre città che il sabato sera impazzisce tra smog e rumori. Cosi pensiamo a Sant’Agata de’ Goti, l’antica città sannita di SATICULA, gioiellino fra Caserta e Benevento, ad un’ora di macchina da Napoli.

Il nome attuale, Sant’Agata dè Goti, risale al sec. VI d.C., quando i Goti, sconfitti nel 553 d.C. Nella battaglia del Vesuvio, ottennero di rimanere nelle loro fortezze come sudditi dell’impero e una loro colonia si stabilì qui. La città fu poi presa dai Longobardi tra il 570 e il 625 e fece parte del ducato di Benevento.

Arrivati a Caserta SUD, proseguiamo in direzione Benevento ed in prossimità di Maddaloni svoltiamo sulla SS 265. Passiamo sotto gli archi dei “Ponti della Valle”, imponente struttura in stile romanico di ingegneria idraulica, progettata da Vanvitelli per portare acqua alle fontane della Reggia di Caserta al tempo del re Carlo di Borbone (1759); la zona è bellissima, il paesaggio cambia completamente, tutto diventa verde e rassicurante. Ai lati della strada si susseguono chioschi coloratissimi dove si vende la gustosissima mela annurca, tipica mela della Campania coltivata nella zona, accanto a zucche, peperoni, melanzane.

E poi finalmente ecco la città. La parte nuova è pulita e ben tenuta; alla parte vecchia, costruita su di uno sperone tufaceo, invece, si arriva attraversando il ponte sul torrente Martorano.

I palazzi antichi si stagliano di fronte a noi, le facciate precipitano profonde fino a terminare, verdastre di umidità, lungo le sponde del torrente rigogliose di vegetazione. Superato il ponte ci troviamo nella città vecchia, di fronte i piccoli giardini pubblici. Alla loro destra il Castello Ducale, imponente e altezzoso come nelle illustrazioni dei libri di fiabe; la facciata esterna è ingannevole perché ben tenuta, all’interno invece il cortile è fatiscente ed in attesa di restauro. Di fronte, su di un’ampia scala, si poggia la chiesa di San Menna eremita, recentemente restaurata, e poco distante, la Chiesa dell’Annunziata, assolutamente da visitare.

Alla sinistra dei giardini pubblici comincia la stradina che attraversa tutto il centro storico la cui struttura medioevale si è conservata nei suoi tratti essenziali.

Percorrendolo ci succede una cosa strana, un brivido lungo la schiena, la sensazione di appartenere un po’ a questo posto dove il tempo si è fermato. Le case sono a misura d’uomo, con i balconcini in ferro battuto pieni di fiori. Molte sono abbandonate all’oblio e segnate dal tempo. Immaginiamo gli interni, i soffitti alti con le travi in legno e sogniamo di poterle ristrutturare e viverci. Il paese è attraversato da un invitante, e stuzzicante, profumino di cibo.. È pieno di trattorie dall’atmosfera molto intima e calda. La serata è molto fredda per essere maggio, c’è un vento forte che mette i brividi. Resistiamo al richiamo del cibo, per ora, e continuiamo a passeggiare. Lungo la strada si susseguono varie chiese, come quella di Sant’Angelo in Munculanis, di Santa Maria di Costantinopoli e quella di San Francesco con lo splendido chiostro.

Sulla destra si apre la piazza ampia, con al centro la statua di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che qui è stato vescovo dal 1762 al 1775, dietro ad essa il palazzo vescovile con un bel giardino, purtroppo chiuso alle visite.

Proseguiamo ancora ed arriviamo al cuore del paese, piazza Duomo. La bellissima chiesa, che oggi si presenta in stile barocco, è stata più volte ricostruita, e ospita un bel presepe in stile settecento Napoletano

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