Week end nelle Marche

Il nostro viaggio è la risposta a quando si ha voglia di vedere qualcosa e di evadere leggermente dalla realtà, si risponde all’impulso primordiale di conquistare un luogo nuovo e di condividerlo con qualcuno. La meta si fa spontanea sulla ...

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  • Viaggiatori: in coppia
 

Il nostro viaggio è la risposta a quando si ha voglia di vedere qualcosa e di evadere leggermente dalla realtà, si risponde all’impulso primordiale di conquistare un luogo nuovo e di condividerlo con qualcuno.

La meta si fa spontanea sulla base di regole quotidiane, lavoro e tempo a disposizione, alla fine la nostra piccola fuga si realizza con 2 giorni e mezzo di piacevole follia e entusiasmo.

E’ venerdì sono le 4 e mi dirigo verso casa di Paola, arrivo per le 5 e mezza, dopo suoi sms minatori in cui mi dice che alle 18.00 bisogna essere in autostrada, strano ma vero il cielo ci aiuta e rispettiamo la tabella di marcia, destinazione Sirolo e dintorni.

Il viaggio è sereno e con il vento in poppa, giusto un filino di traffico verso Bologna, ma siamo in vacanza, anche se rubata alla quotidianità, alle 22 stiamo percorrendo la stradina sterrata che porta alla country house prenotata 4 giorni prima, sita sopra un leggero promontorio, guadagnamo una vista incantevole sul Conero e godiamo del tipico paesaggio marchigiano, sembra non aver perso quel contatto con il lato selvaggio della natura, poche colture, molti spazi aperti e un colore giallo grano che si perde all’orizzonte.

La ns sistemazione per la notte è accogliente, essenziale e dalle linee pulite, Villa Clelia 50 euro a notte per persona, all’arrivo ci accoglie Chiara, sorriso gentile di chi sa come farsi ricordare, ci accompagna alla camera e ci rassicura sul fatto che troveremo un pasto caldo in città nonostante l’ora.

Breve passaggio per la doccia e ci avviamo verso Sirolo centro, la cittadina è carina e si fa conoscere presto, la fame si fa sentire e senza indugi ci fermiamo nel primo locale che ci ispira “La Cambusa”, ristorante enoteca proprio in centro al paesino, ordiniamo antipasto e secondo accompagnato da un Verdicchio di Matelica Cambrugiano, pesce, ottimo e la visione del piatto aiuta a gustarlo meglio, facciamo un bel giro per il centro e al rientro ci scappa anche un rapido tentativo di bagno in piscina, non riuscito, vista la temperatura dell’acqua  L’indomani ci prende quasi in contropiede, colazione abbondante e molto varia e poi ci dirigiamo verso Numana, preventivamente ci eravamo informate per una passeggiata a cavallo e ci hanno consigliate per il maneggio “Il Corbezzolo” chiamiamo e prenotiamo per l’orario del tramonto.

A Numana, fa caldo... giornata afosa e l’idea dell’apertivo si rivela disastrosa sul nascere, abituate allo spritz ci viene offerto un intruglio degno di Gargamella, dolce, nauseante, con delle olive candite che mangiamo, solo nella speranza siano similari alla mela avvelenata di Biancaneve, pur di finire lo strazio.

Paola soffre per il caldo e io per lei, decidiamo per un rapido rientro sperando che il sole decida di giocare a nascondino, usciamo dalla tana che è metà pomeriggio e ci dirigiamo verso il maneggio.

Qui il nostro cavaliere ci presenta 2 cavalle un po’ provate dalle fatiche della giornata ma abbastanza generose da lasciarci il sogno di una cavalcata al tramonto. Durante il giro vediamo una mamma cinghiale, che mi ricorda ancora una volta di più, che qui la natura non è presente solo nella frutta dei succhi, a concludere, dopo la vista del sole che tramonta e il mare in lontananza, vediamo anche un fagiano prendere il volo.

Facciamo rientro per una rapida doccia e ci avviamo verso il centro di Sirolo, l’alternativa è una sagra poco distante ma abbiamo fame e vaghiamo per il centro in cerca di carne questa volta, perché dobbiamo provare il Rosso Conero, troviamo un locale delizioso, ma al momento non c’è posto, lo prenotiamo e durante l’attesa prendiamo l’aperitivo Dalla Rosa (locale da cui usciva un odorino di pesce notevole), ci regaliamo un calice di Verdicchio dei Castelli di Jesi e aspettiamo la telefonata che non si fa attendere troppo, il nostro tavolo ci aspetta

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