La Frua più bella d'Europa

Di rientro dalle vacanze al mare, decidiamo di regalarci un fine settimana in montagna, per goderci questi ultimi scampoli d’estate. La nostra destinazione è la Val Formazza, con la sua attrazione più famosa: la Cascata del Toce. Partiamo così da ...

  • di danip
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  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Di rientro dalle vacanze al mare, decidiamo di regalarci un fine settimana in montagna, per goderci questi ultimi scampoli d’estate. La nostra destinazione è la Val Formazza, con la sua attrazione più famosa: la Cascata del Toce. Partiamo così da Milano in 4, io, mio marito e i nostri bimbi, rispettivamente di 1 e 4 anni. La maggior parte del tragitto è percorso in autostrada, fino a Gravellona Toce, dove imbocchiamo la SS33 del Sempione. Arrivati a Crevoladossola si entra nella valle Antigorio, stretta lungo le rive del Toce. Dal fondovalle è possibile raggiungere molti luoghi di notevole bellezza: basti pensare a Macugnaga, ai piedi del versante orientale del Monte Rosa o alle Alpi Veglia e Devero, riserve naturalistiche.

Noi continuiamo verso nord, dove la valle si fa più selvaggia e dove la presenza della comunità Walser si mostra con le tipiche abitazioni di legno. Noi proseguiamo ancora più a nord, superando Ponte, storicamente il cuore di Formazza. Qui sopravvive dal 1569, una massiccia costruzione in muratura, la “Casa Forte”, a due piani, nella quale risiedeva il primo cittadino ed unico giudice dell'antica comunità formazzina; essa fu talvolta "Parlamento", talvolta "Tribunale" e anche magazzino e deposito di merce. Le porte conservano ancora grossi catenacci cinquecenteschi. Oggi è sede di un museo etnografico. Proseguiamo anche oltre la cascata di cui vediamo solo la parete di roccia e arriviamo in località Sopra Frua (m.1675). Frua in dialetto locale significa appunto cascata.

Ci sistemiamo all’albergo Pernice Bianca. A conduzione familiare e costruito in posizione panoramica e in perfetto stile alpino, ha camere belle e pulite (61 euro la camera doppia con prima colazione) e un ottimo ristorante. Lasciate le valigie e indossati i pile (anche se il cielo è sereno la temperatura è decisamente più fresca che non in pianura) ci prepariamo per una passeggiata. Su consiglio dell’albergatore e considerata la nostra scarsa attrezzatura, saliamo alla vicina e deliziosa frazione di Riale (m. 1740), in un ampia e silenziosa conca prativa nella quale si adagiano case grigie e viola, alcune adibite a bed&breakfast. Sopra un piccolo promontorio veglia una luminosa chiesetta eretta a ricordo dell'oratorio di Morasco sepolto sotto le acque del lago artificiale. Qui ha le sue sorgenti il Toce. Proprio a monte di Riale si innalza la diga del lago Morasco, racchiuso su un vasto giardino morenico, dove prima si trovava un piano paludoso (Morasco deriva da "Morast" ossia palude ) e l'omonimo villaggio. Noi ci dirigiamo proprio là, dove numerose mucche pascolano indisturbate! Percorriamo per un breve tratto il sentiero che costeggia e che fa il giro del lago, per trovare un posto per il nostro pic-nic. L’acqua del lago è blu, limpida e soprattutto freddissima. Lo scenario di montagne che ci circondano è superbo e la tranquillità e il silenzio vi regnano sovrani, rotti solo dagli strilli dei bimbi. Certo questa non è l’unica passeggiata possibile. Ci accorgiamo che da Riale partono altri sentieri decisamente più impegnativi, ma che conducono a luoghi ancora più suggestivi. Da qui passa anche la “Sbrinz Route”, la Via Sbrinz, che prende il nome dal formaggio che si produce nelle vallate oltreconfine dell’Oberland bernese e che collega, attraverso il passo del Gries, proprio queste valli e il Vallese con la Val Formazza. A ricordare l’importanza di questa strada tra le più frequentate, a dorso di mulo, dal medioevo fino alla fine dell’800, ogni anno in agosto viene organizzato un trekking di una settimana con cavalli e carovana storica (per informazioni www.Sbrinz-route.Ch). Sarà tutto per la prossima volta! Ciò che ha determinato la notorietà e la fama della Val Formazza, insieme allo spettacolo delle montagne che ne fanno da scenario, è stata certamente la Cascate del Toce. “La Più Bella , la più poderosa fra le cascate delle Alpi”, un salto d’acqua di 143 metri per un fronte massimo, alla base, di 60 metri, che ne fanno la seconda cascata in Europa per altezza. Già la Regina Margherita e Gabriele D’Annunzio rimasero sbalorditi dalla bellezza prorompente della Cascata. E anche noi, come i nostri più illustri predecessori ne rimaniamo incantati. Primo punto d’osservazione, sicuramente il più suggestivo è dal balconcino in legno proteso nel vuoto sopra il salto d’acqua. Il Toce qui fa sentire forte la sua voce e le sue acque costituiscono non solo un elemento di forte caratterizzazione del paesaggio formazzino, ma anche una grande ricchezza idrica sfruttata per produrre energia elettrica. Raccolte nel bacino di Morasco, le acque del Toce vengono incanalate in una condotta forzata e raggiungono la centrale dell’Enel a Ponte. Per tale motivo, in realtà la Cascata del Toce è visibile nella sua maestosità solo per brevi periodi nel corso dell’anno (Orari di apertura: giugno, luglio e settembre tutte le domeniche dalle 09.00 alle 16.00 e tutti i martedì e i giovedì dalle 11.00 alle 13.00; agosto tutte le domeniche e i festivi dalle 9.00 alle 16.00, i feriali dal 9 al 21 agosto dalle 9.30 alle 15.30, mentre dal 22 al 31 agosto tutti i martedì e i giovedì dalle 11.00 alle 13.00). Per goderci poi la cascata in tutta la sua bellezza, scendiamo in auto a Sotto Frua. Subito alla fine dell’ultima galleria parte un sentiero che permette di avvicinarsi alla base della cascata, con una semplice e suggestiva passeggiata. Si arriva sino ad un bel ponticello di legno: qui il rumore dell’acqua che si infrange sulle rocce copre qualsiasi altra voce. Poco oltre il sentiero torna a salire per ritornare alla sommità del salto d’acqua. Prima di rimetterci in viaggio per Milano, torniamo a Riale, dove in mattinata ha avuto inizio la Bettelmatt Runner, una competizione di corsa in montagna. Con il nome “bettelmatt” si identifica fin dal XIII secolo, epoca della colonizzazione Walser, un formaggio di eccellenza che veniva utilizzato come merce di scambio, per il pagamento di canoni d’affitto o concessioni d’alpeggio oppure tasse, ma non solo. Il nome Bettelmatt, infatti, pare derivi da battel che significa questua, quindi era senz’alto utilizzato per forme di beneficenza C’è molta gente che aspetta l’arrivo degli atleti e soprattutto ci sono lunghe tavolate, subito occupate per gustare polenta e formaggio, ultimo omaggio alla terra formazzina.

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