Favignana

La mamma ha riempito lo zaino di panini ed acqua, c’è di che sfamarsi per giorni e giorni e pesa un accidenti. La giornata non è limpidissima, ma le preoccupazioni dei giorni precedenti che il tempo possa peggiorare non mi ...

  • di penny.blue
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

La mamma ha riempito lo zaino di panini ed acqua, c’è di che sfamarsi per giorni e giorni e pesa un accidenti. La giornata non è limpidissima, ma le preoccupazioni dei giorni precedenti che il tempo possa peggiorare non mi sfiorano minimamente. Ormai siamo a Napoli, la vacanza è già cominciata. Il molo Beverello brulica di vita. Soffia una piacevolissima brezza che per un po’ ci affranca dall’afa di questi giorni.

Mi allontano un attimo per cercare un bagno e al mio ritorno mio fratello e la mia amica mi informarono che l’aliscafo, causa mare mosso, non partirà ed il prossimo è previsto non prima di qualche giorno, sempre che le condizioni meteorologiche lo consentano. Il cuore mi manca un colpo, ma lo sgomento dura un attimo, dobbiamo attivarci per trovare un modo alternativo per raggiungere la Sicilia.

La mia amica Katia (che si chiama come me) resta di guardia ai bagagli, io vado allo sportello della compagnia con la quale avremmo dovuto partire per chiedere il rimborso dei biglietti e mio fratello Piero si attiva per cercare i posti su una nave con la quale arrivare a Palermo. Troviamo posto sulla nave del mattino successivo. Nonostante sia agosto inoltrato nel giro di mezz’ora troviamo una sistemazione molto confortevole. Ci diamo una rinfrescata e incuranti della pioggia usciamo. La prima cosa da fare è cercare un internet point per organizzare tutti i collegamenti da Palermo a Trapani e poi per l’isola di Favignana. Il consierge ci suggerisce di recarci in via Toledo.

Dopo una buona mezz’ora di consultazione realizziamo che la nave arriverà troppo tardi a Palermo per consentirci di giungere a destinazione in serata. L’unica è pernottare a Palermo e poi rimettersi in marcia il giorno successivo. Potrebbe essere una buona occasione per visitare la città, ma nonostante mi sforzi di vedere il lato positivo della faccenda, come i miei compagni di viaggio mi porto addosso la costante preoccupazione di raggiungere Favignana il più presto possibile. Così mi viene l’idea di consultare gli orari dei treni e scopriamo che il diretto per Palermo è la soluzione a tutti i nostri problemi perché ci consentirebbe di arrivare due ore prima rispetto alla nave. Mio fratello si offre di tornare al porto per chiedere il rimborso dei biglietti. Io e Katia ci fermiamo dinanzi al Municipio che offre la vista sulle solide mura secolari di Castel Nuovo meglio conosciuto come Maschio Angioino. Anche se piove e sono un po’ angosciata, non riesco a non ammirare la bellezza di Napoli, il suo fascino mediterraneo, le vestigia di un passato opulento e sfarzoso che si intravede nelle grandi strade del centro. Napoli è un’elegante vecchia signora con lo sguardo furbesco di una zingara ammaliatrice. Sarebbe bello trascorrere qui qualche giorno, addentrarsi nei suoi angoli misteriosi, scoprirne passo passo il fascino e dimenticare per un momento le cose brutte che di essa si raccontano. Ci sentiamo come se fossimo partite da un’eternità ma ci siamo allontanate da casa solo di pochissimi chilometri. Inaspettatamente mio fratello ci chiama informandoci che si sono resi disponibili alcuni posti sulla nave in partenza per Palermo quella stessa sera... Si parte! La nave è gigantesca, fa quasi paura. Saliamo al sesto piano e ci guardiamo in giro spaesati, chiediamo informazioni ad un inserviente, lui guarda i nostri biglietti e dice soltanto “passaggio ponte” come se questa cosa dovesse avere un qualche significato per noi e ci consiglia di scendere al piano inferiore perché lì c’è sicuramente più posto. Al quinto piano troviamo un sacco di gente seduta in terra su teli mare e altri giacigli di fortuna. Ci spiegano che passaggio ponte vuol dire appunto passare tutta la notte nei corridoi della nave... cerchiamo un posto per noi tre e ci sistemiamo alla bene e meglio. Quando la nave leva l'ancora ci precipitiamo sul ponte di poppa. Tra poco calerà la notte. Le luci della città ancora frenetica si riflettono sull’acqua, ma tutto quel frastuono e quel movimento si allontana inesorabilmente assorbito dal mare calmo e plumbeo. Mi affaccio al parapetto nella speranza di scorgere la prua e non vedo altro che mare, mare infinito e scuro. Partire non è sempre un po’ morire, ma rinascere in una nuova pelle, come se tutto ciò che vedi di nuovo e sconosciuto possa cambiarti nel profondo dell’anima in un modo lento ed inesorabile. All’esterno si sta molto meglio, perché l’aria salmastra è piacevolmente fresca e non gelida come quella che viene fuori dai bocchettoni dell’aria condizionata

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