Basilicata in moto: Vulture, Pollino, costa Jonica

Partenza nella tarda mattinata del 6 agosto. Il sole splende sulla costa meridionale dell'Abruzzo e sulla strada statale 16 si procede senza particolari intoppi fino a Foggia. La moto, 400 di cilindrata, con due persone a bordo e uno zaino ...

  • di polluzio
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Partenza nella tarda mattinata del 6 agosto. Il sole splende sulla costa meridionale dell'Abruzzo e sulla strada statale 16 si procede senza particolari intoppi fino a Foggia. La moto, 400 di cilindrata, con due persone a bordo e uno zaino da montagna stracarico dell’indispensabile (tenda, sacchi a pelo, indumenti per la montagna e per il mare) non supera gli 80 km/h. Lungo la strada possiamo ammirare discariche a cielo aperto e uliveti devastati dagli incendi.

Da Foggia si devia per Potenza e, dopo un lungo tratto di superstrada, si esce a Melfi e si entra finalmente nello spettacolare paesaggio del monte Vulture, antico vulcano dalle famose sorgenti. Proprio qui è la nostra prima tappa, ai Laghi di Monticchio a circa 8 km dal centro storico di Rionero in Vulture (PZ). Pernottiamo in un camping sul lago, davvero molto tranquillo. Grazie all’ombra e al silenzio si dorme divinamente fino a tarda mattinata. Il lago è circondato da boschi quasi incontaminati, pochi turisti frequentano i chioschi dei souvenir e i bar, dove si respira un clima molto familiare e si spende poco per bere un bicchiere di Aglianico. La mattina famiglie di cigni, avvezzi alla presenza dei campeggiatori, si lasciano ammirare sulle sponde del lago.

Si riparte: prima tappa a Castel Lagopesole, frazione di Avigliano, dove si può visitare il castello di Federico II all’interno del quale è allestita un’interessante mostra fotografica sulle tradizioni contadine della lucania. Al bar chiediamo informazioni su dove incontrare uno scrittore che abbiamo amato, Vito Fiorellini, di Avigliano. Nessuno sa aiutarci. Scrive lo stesso autore nel suo introvabile “L’ultimo dei Cusci” (ed. Gallone): “In quanto aviglianesi, siamo contro i nostri confinanti: bruciamorti di Potenza, piedispaccati di Pietragalla, briganti di Rionero e panzicuotti di Ratella. Come aviglianesi di campagna, siamo contro gli aviglianesi di Avigliano città. Come aviglianesi di Lavangone, siamo contro tutti gli altri aviglianesi di campagna: San Francesco, San Nicola, Chiangale, Cacabotte, Razzaspingoli, Limitone, Cisaracchio, Ciccolecchia, Cascia, Macchia Maligna, Vosco, Scompagno, Bancone, Cataletto, Giuliano, Chiano di Zucchero, Rassiso, Terzovuoto, frazioni e agglomerati prossimi. Siamo tutti di Lavangone, ma di qua della Tiera siamo Palazzesi, di là dalla Tiera sono Macchiamalignesi. Come Palazzesi siamo, soprattutto, contro i Macchiamalignesi che sono a noi più vicini, ma anche ci dividiamo tra Palazzesi della terra lavorata a mano e Palazzesi della ferrovia. I primi si dividono tra Palazzesi e Palazzesi semplici: tra questi c’era anche mio padre”. Forse a Lavangone avrebbero saputo dirci qualcosa, ma sono altri 20 km da percorrere verso l’interno, così rinunciamo. Seconda sosta a Brienza, per il pranzo (due panini con la mortadella acquistati al supermercato). Anche qui c’è un castello, ma non abbiamo tempo di visitarlo.

Arriviamo nel pomeriggio a Viggianello, dove è prevista la VII edizione del Radici Festival (festival di musica folk). Gli organizzatori dell’evento hanno anche predisposto un’area per il campeggio libero a 2 km dal centro abitato, mettendo a disposizione i bagni del vicino kartodromo. Quella sera si esibiscono i due gruppi emergenti vincitori del concorso abbinato al festival, gli Acquarata e i Befolk. Il concerto si svolge nella piccola piazza di Viggianello dove si possono assaporare alcuni prodotti tipici (tra cui la minestra ‘mpastata, i peperoni ripeni e il vino rosso del Pollino, sulla cui qualità però nutriamo alcuni dubbi). Le condizioni igieniche precarie e l’assoluta mancanza di ombra e di terreno pianeggiante nell’area campeggio ci spingono ad abbandonare il luogo la mattina appena alzati. Il nostro terzo giorno di viaggio prevede l’attraversamento del Parco Nazionale del Pollino (S. Severino Lucano, Francavilla in Sinni) e della Val Sinni verso la costa Jonica. Le strade tortuose di montagna con la moto appesantita si percorrono con un po’ di lentezza. Imbocchiamo finalmente la superstrada fino a Tursi, dove facciamo una sosta al bar per il pranzo. Qui ci consigliano di visitare il vicino santuario di SS. Maria Di Anglona, lungo la strada per Policoro. Arriviamo nel momento in cui hanno appena finito di gettare riso e confetti sugli sposi. L’attuale struttura in tufo e travertino è datata tra il XI e il XII secolo ma la parte più antica è la cappella dell’oratorio, del VII-VIII secolo. La facciata, con le sue superfici porose scavate dall'aria del mare, vale da sola la visita. All’interno ci sono alcuni affreschi del XIV secolo

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