Cinque giorni in Toscana

25 APRILE 2007 PETRIGNONE - SANTA LUCIA - SAN GIMIGNANO Dopo una gestazione durata un anno esatto, io e Sara decidiamo di concederci una vacanza utilizzando un voucher acquistato quasi un anno prima, che ci dà diritto a tre notti ...

  • di Culdefeu
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

25 APRILE 2007 PETRIGNONE - SANTA LUCIA - SAN GIMIGNANO

Dopo una gestazione durata un anno esatto, io e Sara decidiamo di concederci una vacanza utilizzando un voucher acquistato quasi un anno prima, che ci dà diritto a tre notti di pernottamento in una struttura convenzionata. La scelta ricade su di un agriturismo toscano, il San Carlo Agriturismo Residence in località San Carlo Pomarance, un paesino sito nel cuore della Comunità montana dell'Alta Val di Cecina. Partiamo verso le otto del mattino da Petrignone e dopo circa tre ore giungiamo a Santa Lucia, una frazione di San Gimignano dove alloggeremo la prima notte avendo la prenotazione al San Carlo dal giovedì alla domenica. Rintracciato il campeggio Boschetto di Piemma - Parco Selva delle Torri all’interno del quale è individuato l’appartamento riservato tramite internet per la cifra di cinquanta euro, espletiamo le procedure di rito e trasportiamo in macchina le valigie in quella che per una notte sarà la nostra abitazione. Al fine di raggiungere il nostro alloggio, attraversiamo tutto il campeggio avventurandoci forzatamente per una strada in discesa che di fatto ci porta in una sorta di conca dove regna un silenzio d’altri tempi. Gli appartamenti sono quattro, tutti facenti parte di un’unica struttura dalla bizzarra sagoma curva rivestita in legno, ed ognuno di questi richiama un elemento naturale primordiale, nel nostro caso l’acqua. L’arredo interno è un inno all’IKEA e nonostante le ridotte dimensioni la camera è veramente carina. Depositati i bagagli decidiamo di andare a visitare San Gimignano, ma qui accade l’imprevisto. Per guadagnare l’uscita del campeggio è necessario infatti affrontare una ripida salita del venti percento, al culmine della quale la strada svolta a gomito in un punto ove vi è un piccolo scalino. Avendo la macchina con l’assetto ribassato quanto basta per toccare in qualsivoglia protuberanza del terreno, affronto la rampa con velocità ridotta. Il timore oltre al fatto di poter toccare con la parte bassa della vettura, è che nella direzione opposta possa sopraggiungere in questa stradina un altro mezzo (solo in un secondo tempo scoprirò trattarsi di senso unico), cosicché giunto al gradino commetto l’imprudenza di arrestare completamente la marcia, per poi accelerare nella speranza di ripartire. A questo punto dal cofano si alza un denso fumo bianco ed all’interno dell’abitacolo l’Arbre Magique viene istantaneamente annientato da una puzza di plastica bruciata che lascia temere il peggio. Piuttosto preoccupato procedo in retromarcia, lascio la macchina nel parcheggio adiacente l’appartamento e senza nessuna cognizione di meccanica osservo perplesso l’origine di questa nebbia che a differenza del cattivo odore sembra lentamente attenuarsi. Essendo il venticinque aprile, cercare un’officina aperta sarebbe utopistico, quindi decidiamo di lasciare la macchina a riposo e valutare una volta tornati dalla nostra passeggiata. Acquistiamo alla reception del campeggio i biglietti per raggiungere San Gimignano con un bus-navetta la cui fermata si trova esattamente dirimpetto all’ingresso del camping ed inganniamo il tempo nell’attesa che questo arrivi leggendo i depliant informativi della zona. Il piccolo bus, sfatando ogni preconcetto italico, è puntuale al secondo, tanto che a causa di un elevato tasso di deconcentrazione rischiamo di perderlo. Per un breve tratto di strada siamo costretti a rincorrerlo, ma una volta saliti sul mezzo sembra che per un po’ i nostri contrattempi saranno messi da parte. Veniamo lasciati all’ingresso di Porta San Giovanni, il cui vicolo con un susseguirsi ininterrotto di negozi di prodotti tipici mi richiama alla memoria in maniera mirabolante la Hofgasse ad Innsbruck. Siamo subito colpiti da questo piccolo borgo, che in questa giornata di sole mette in mostra più che mai la bellezza dei suoi edifici e delle numerosi torri che si stagliano in un cielo che pare dipinto. Dopo aver consumato una pizza al trancio, percorriamo via San Giovanni e trovandoci di fonte al Museo della Pena di Morte decidiamo di addentrarci. L’ingresso costa dieci euro, ma comprende per chi ne avesse voglia di visitare anche il Museo della Tortura, che si trova a ridosso di Porta San Giovanni. L’aria che si respira all’interno delle sale dove ha luogo l’esposizione è intrisa di un fastidioso effluvio di colla che rende ancor più gravosa la visita in questo antro della follia umana. Ogni sorta di tortura viene descritta minuziosamente e gli strumenti posti in esposizione stanno a testimoniare quanto odio e perversione possono covare nel cuore di un uomo. Al termine della visita decidiamo di soprassedere sul Museo della Tortura, a detta di Sara troppo divertimento in una sola giornata sarebbe troppo. Ci concediamo allora un gelato in Piazza della Cisterna, quindi riprendiamo a vagabondare senza una meta precisa, poiché di fatto qualunque angolo di questa cittadina è meritevole di essere osservato. Visitiamo allora il municipio, le viuzze più recondite, tralasciando soltanto la basilica di Santa Maria Assunta, poiché riteniamo che un monumento di culto deve permettere l’ingresso libero, mentre di fatto l’accesso è previo pagamento. Prima di tornare sui nostri passi ci rechiamo alla Rocca di Montestaffoli, dove passeggiamo all’interno delle mura tra giovani coppie e scolaresche in gita che approfittano della bella giornata per stendersi al sole. Dall’alto delle mura, contemplando il meraviglioso paesaggio che si para di fronte ai nostri occhi, stabiliamo di cenare in uno dei numerosi ristoranti di San Gimignano e di conseguenza ci rechiamo alla fermata dell’autobus per rientrare in campeggio al fine di prepararci per la serata. Il tempo passa e della navetta sembra non esservi traccia, siamo rimasti gli unici avventori al riparo della pensilina e cominciamo a domandarci se la puntualità del viaggio d’andata sia stata solo un caso fortuito. Scoraggiati dalla lunga ed infruttuosa attesa ci avviamo a piedi raggiungendo il campeggio distante circa due chilometri e mezzo in meno di un’ora. A dispetto di ciò rimaniamo colpiti dalla piacevole passeggiata e concordiamo per darle seguito in serata quando ci recheremo a mangiare in un agriturismo notato per strada. La macchina nel frattempo continua a conservare quell’odore sospetto, ma nessuna spia si accende ed a primo acchito sembrerebbe tutto a posto, quindi dopo aver studiato il tragitto da affrontare metto in moto la vettura e lanciatomi a tutta velocità raggiungo l’ingresso del campeggio dove la lascio in sosta tutta la notte. Dopo una doccia rigenerante ci proiettiamo in strada, mentre il sole in procinto di tramontare conferisce alle colline nuovi toni, non meno affascinanti di quelli trasmessi dalla cocente luce pomeridiana. L’agriturismo designato per la cena risulta essere in realtà solo uno spaccio per la vendita di olio e vino, cosicché ci spingiamo nel centro storico di San Gimignano com’era originariamente nei nostri progetti e ci accomodiamo al ristorante La Mandragola, un bel locale elegante tutt’altro che economico, dove le portate, seppur ottime, sono servite in formato mignon. Consumata la cena operiamo qualche acquisto in un negozio ancora aperto, dopodichè al chiaro di luna raggiungiamo passo dopo passo l’appartamento dove tardiamo poco a prendere sonno

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