Sui monti della Laga, passeggiando qua e là

Siamo partiti un venerdì mattina dalla capitale, in direzione Abruzzo, con l’intenzione di visitare due posti in particolare: le grotte di Stiffe e le rovine di Rocca Calascio, conosciute per sentito dire e indagate navigando in internet su due siti ...

  • di LunaB
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  • Spesa: Fino a 500 euro
 

Siamo partiti un venerdì mattina dalla capitale, in direzione Abruzzo, con l’intenzione di visitare due posti in particolare: le grotte di Stiffe e le rovine di Rocca Calascio, conosciute per sentito dire e indagate navigando in internet su due siti molto belli in cui è possibile visitarle virtualmente e avere un’idea abbastanza precisa di quello che sono. Tutto il resto è nato dall’improvvisazione e dall’estro del momento che hanno dato vita a un fine settimana bello e ricco di scoperte. Come base abbiamo scelto un piccolo albergo a forma di baita nei pressi di Assergi, proprio alle pendici del Gran Sasso, a pochi metri dalla funivia che porta sulle cime. Percorrendo la A24 siamo usciti al casello di L’Aquila Est e abbiamo percorso una ventina di km in direzione Pescara-Popoli, seguendo la segnaletica (scarsa e poco chiara in verità) per le grotte che si trovano nel territorio di San Demetrio ne’ Vestini, di cui Stiffe è una minuscola frazione. Le indicazioni, una volta giunti in paese, diventano più comprensibili e trovare la biglietteria non risulta particolarmente difficile. Il biglietto (del costo di 8 euro, comprendente però, oltre alla visita guidata, anche l’ingresso al Museo di speleologia che noi abbiamo saltato per scelta), ci viene consegnato insieme a una piantina del territorio che, nelle intenzioni di chi l’ ha redatta, dovrebbe portarci dritti all’ingresso delle grotte situate poco più in alto, a circa 5 minuti di macchina dalla biglietteria.

La mappa però genera soltanto confusione, perché una volta usciti dal parcheggio viene naturale, seguendola (e non siamo gli unici!), andare dritti e tornare indietro sulla strada da cui si è arrivati, invece no! Come comprendiamo dopo uno studio attento e infine un’interpretazione libera e fantasiosa della suddetta mappa, bisogna fare tutto il contrario di ciò che sembra suggerire: girare a sinistra, circumnavigare la piccola chiesa e iniziare a salire...

Un po’ prima dell’ingresso troviamo ad accoglierci una ragazza che sarà la nostra guida, la quale ci dice di attendere qualche minuto l’arrivo di una scolaresca (sigh!) per iniziare tutti insieme il giro. Tra gli schiamazzi degli spavaldi liceali e i continui richiami dei prof che li accompagnano, tutto sommato ancora meno interessati di loro alle spiegazioni della guida, riusciamo a percorrere i 600 metri delle grotte aperti al pubblico (altri tratti sono in fase di studio), ammirando il fiume sotterraneo che le attraversa, le fragorose e impressionanti cascate che si aprono all’improvviso quando “il soffitto” raggiunge l’altezza di 30 metri, la “sala del silenzio” in cui tutto tace perché il fiume qui si prosciuga per gran parte dell’anno e infine le stalattiti e le stalagmiti della suggestiva “sala delle concrezioni”. Le spiegazioni della ragazza, armata di megafono con cui reclama silenzio e attenzione, sono interessanti ed esaustive, anche se le continue raccomandazioni di non usare macchine fotografiche, “cellulari di ultima generazione” e quant’ altro possa servire a rubare immagini, risuonano moleste e fastidiose, una volta compreso che il vero motivo del divieto non deriva tanto dal pericolo di danneggiare il patrimonio naturale davanti ai nostri occhi, quanto dalla molto meno nobile ragione che in questo modo, ad essere danneggiate, sono le vendite di cataloghi e opuscoli del luogo... A conferma di ciò viene negata addirittura la possibilità di scattare senza flash. Il percorso a ritroso in compenso avviene in libertà e permette di cogliere anche quello che prima, “nella marcia forzata”, si era perso

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