Ponza e Ventotene: due piccoli tesori, leggendari

Perché, quando si parla di piccole isole del Tirreno, vengono a molti in mente l’Arcipelago Toscano, quello di fronte a Napoli, le Eolie, le Egadi, e qualcuno ci infila pure l’arcipelago di Porquerolle (bellissime isole, ma non c’entrano niente), mentre ...

  • di MT&Viki
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Il primo giorno (sabato) abbiamo fatto due piccoli tour che raccomandiamo. Al mattino ci siamo fatti accompagnare da una barca (piccola, è meglio) a visitare le Grotte di Pilato, un complesso di vasche facenti parte di una villa romana, con varie “camere” per l’allevamento di pesci (specie murene), comunicanti tra loro grazie a cunicoli e gallerie scavati nel tufo, che si possono vedere bene solo entrando con una piccola barca. Nel giro è compreso il passaggio vicino ai Faraglioni della Madonna e l’ingresso nella cosiddetta “grotta di Ulisse”, ma soprattutto è possibile farsi lasciare (e farsi venire a riprendere, ovviamente...) ai piedi della scogliera, dove c’è una “vasca” che faceva parte della murenaria (le rocce sopra di noi sono bellissime e di vario colore e l’acqua è splendida; attenti ai ricci). Al pomeriggio abbiamo preso uno degli autobus che percorrono tutta l’isola e, al modico prezzo di un euro a testa, siamo arrivati a La Forna, da cui si può scendere alle varie calette di Cala Feola, tra cui (splendide!) le Piscine Naturali, con dei terrazzoni di pietra e la possibilità di nuotare fuori e, passando sotto un arco naturale, dentro una specie di piccolo cratere circondato da roccia e verde. Ci ricorda un “cenote” dello Yucatan..!

Il secondo giorno (domenica) il paese è pienissimo di gente, e lo stesso dicasi del mare! Abbiamo deciso di fare uno dei giri in barca delle isole; la scelta è caduta su quello doppio (periplo di Ponza + Palmarola) offerto dalla Cooperativa dei Barcaioli Ponzesi (25 euro a testa; partenza alle 11 e ritorno alle 17.40; “pranzo” a bordo), e non ce ne siamo pentiti. Il Capitano (Luca Mazzella) è stato molto professionale, prodigo di spiegazioni sulle varie località (le rocce, le origini dei nomi, le leggende, ecc.) e ci ha condotto a fare il bagno (2 a Ponza e 3 a Palmarola) in piena sicurezza (nonostante l’affollamento di barche di tutte le dimensioni) in posti davvero splendidi. I nomi (talvolta curiosi, spesso evocativi) sono davvero tanti. A Ponza: i Faraglioni del Calzone Muto, il Bagno Vecchio, Chiaia di Luna, i Faraglioni di Lucia Rosa, Cala Fonte, Cala Felci, l’Arco Naturale detto Spaccapolpi, Cala Inferno, Cala Core. A Palmarola: la Forcina, Cala Brigantina, il Faraglione di Mezzogiorno e quello di San Silverio, Cala del Porto, le Cattedrali. (Ha ragione Folco Quilici a classificare Palmarola tra le più belle isole del mondo...). E poi c’è l’isolotto di Gavi, dove vivono solo i gabbiani, e non troverete né i ravioli né il Cortese dell’altra Gavi, quella piemontese a noi familiare: ma non per questo è meno bella.

E come si mangia a Ponza, chiederà qualcuno? Bene, grazie! Da appassionati enogastronomi, ci siamo affidati a riviste (Dove, Qui Touring, Traveller, ecc) e guide (in primis la nostra affezionata Guida delle Osterie di Slow Food) e siamo capitati sempre bene. In particolare la sera abbiamo cenato da “Eea” (una terrazza molto romantica, con personale gentile e cordiale, e piatti molto buoni: da segnalare la tartare di tonno, gli gnocchi di zucca ai frutti di mare, lo scorfano) e al (famoso) ”Acqua Pazza” nella piazzetta (decisamente più caro, ma è tutto da ricordare: splendidi antipasti di mare, cotti e crudi; i paccheri e le altre paste, in particolare con il ragù di ricciola; i dolci, tra cui un fantastico babà alla fragola). Due belle serate, in cui solo il vino di Ponza è risultato un po’ deludente... Un’altra sera, per interrompere la “monotonia” del pesce, abbiamo deciso di andare in pizzeria, ed avevamo una segnalazione per “Luciano” (a Santa Maria): e ci siamo ricascati! Cioè abbiamo scelta una pizza “Cucù” (con polipo) e una “Granseola” (indovinate cosa ci stava sopra...), entrambe buone (la pizza è tipo Napoli: non sottile, e morbida). Ma il colpo finale è stato (grazie “Osterie d’Italia” !) “Da Anna – a Punta Incenso” (proprio al capolinea del bus, nel punto più lontano dell’isola). Era l’ultimo giorno, a pranzo; abbiamo assaggiato gli antipasti caserecci, con sottoli e sottaceti di produzione propria (tonno, melanzane, zucchini, friarielli, ecc) con cui stonavano un po’ solo dei funghetti “stranieri” (quelli lasciateli alle pizzerie padane!), le due zuppe di lenticchie e di cicerchie (i legumi di Ponza e Ventotene sono tra i migliori in assoluto) e soprattutto un fantastico “misto all’acquapazza”: gamberone, pezzogna, pescespada, calamaro. Abbiamo così scoperto che l’acquapazza non è “una” (con olio, sale, alloro, pomodorini): lì la fanno senza pomodorini, ma con vino e origano.

Se andate a mangiare da Anna a Punta Incenso, uscite sulla destra e salite quattro gradini imbiancati, ma state attenti: potrebbe capitarvi (come è successo a noi) di avere un giramento di testa e di rischiare di cadere giù (indipendentemente dalla quantità di Fiano di Avellino o di Falanghina che avete bevuto); perché da lì, guardando in basso, vedrete quello che (a nostro parere) è uno dei più bei scorci del Mediterraneo: Cala Gaetano ! Non può esistere una foto o una cartolina che potrà mai rammentare solo da vicino l’emozione che abbiamo provato. Un mare azzurro cupo che diventa verde sotto le scogliere ai nostri piedi; una barchetta; due nuotatori; tre gabbiani bianchi che si stagliano ora nel blu del mare, ora nel celeste del cielo terso e ventoso. Un momento da tirare fuori da un apposito angolino della memoria, quando saremo stanchi, stressati, presi dalla frenesia del lavoro quotidiano e ci sentiremo vicini al punto di rottura..

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