I muri di Israele

Tour in Israele che tocca Gerusalemme, il Mar Morto, la Galilea e Tel Aviv, con visita di luoghi religiosi, storici e culturali di questo bellissimo fazzoletto di terra del Medio Oriente

  • di Tonyofitaly
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Se dovessi dare una definizione dello Stato di Israele direi subito che è il Paese dei muri. Sembrerà strano ma è la prima cosa che mi viene in mente: muri. Alti e massicci. Vecchi e nuovi. Bassi, lunghi o corti. Di cemento, di legno o di pietra. E non sto facendo riferimento solo al famosissimo Muro del Pianto o a quelli di Jericho che Giosuè fece crollare con semplici squilli di trombe ma a tutti quei vertiginosi e curiosi muri che mi sono spuntati davanti durante il mio soggiorno.

Il primo a incontrare e colpirmi è stato il fatidico e (per molti) vergognoso muro, lungo come un serpentone e alto come una giraffa, che separa il territorio israeliano da quello della Cisgiordania: l’ho visto subito il giorno d’arrivo, mentre percorrevamo con il rapido sherut la strada verso Gerusalemme. Credevo fosse più piccolo ma non è così. Poi mi vengono subito in mente quelli imponenti di Gerusalemme vecchia, voluti da Solimano il Magnifico, che racchiudono all’interno i quattro quartieri gerusalemmiti con l’inestricabile labirinto di vicoli e vicoletti e che separano la città vecchia dalla città nuova, fatta di quartieri dalle case bianche e dalle larghe vie: sembrano voler preservare un mondo millenario dall’incontrare le modernità poco distanti le porte d’accesso.

Sorprendente invece è quello tutto spinato (e sospetto anche elettrificato) che corre lungo alcuni tratti della N 90, la strada veloce di collegamento tra il mar Morto e il lago di Galilea, e che delinea una sorta di confine tra Israele e la Giordania: il confine politico è il fiume Giordano, a qualche chilometro di distanza, ma solo dopo ho capito perché è il muro ad esserne invece il vero. L’ultimo, quello che definisco il più strano, è il muro in legno che separa a Tel Aviv la spiaggia di Nordau dalla Promenade, la passeggiata pedonale che corre lungo la riva del Mediterraneo. La spiaggia è ad appannaggio della nutrita comunità ultraortodossa israeliana ma l’uso è diversificato: gli uomini ci vanno in determinati giorni, le donne negli altri. Per restar comunque separati da tutti. Divisi anche nella divisione.

Ognuno quindi ha una propria funzionalità ed un proprio scopo ma tutto ciò stona in un paese formato da un pout pourri di razze e culture e che basa su questo mix la propria nascita e vita. Basta infatti sedersi per 5 minuti sui gradini che conducono alla Porta di Damasco in Gerusalemme per veder passare molti personaggi del suo variegato mondo: uno o più ebrei ortodossi vestiti nei loro paltò e diretti al Muro del Pianto; un gruppetto di donne velate arabe che vanno a far la spesa nell’affollato suq; un prete cattolico che conduce immancabilmente la solita comitiva di pellegrini lungo la via Dolorosa; un pope ortodosso carico di incensi e lumini; alcune ragazze in jeans e maglietta dirette allo shopping e gli onnipresenti militari dalle mimetiche verdi e dagli occhi neri. Tutti mescolati al vociare dei commercianti e al passeggio dei turisti curiosi.

E se ci si vuol soffermare sulla storia di ogni singolo abitante d’Israele, si scopre che ognuno è originario di qualche parte del mondo. Come il controllore all’aeroporto che, appena vista la presenza di un visto russo sul mio passaporto, non m’ha chiesto cosa avevo visitato in Israele ma quali luoghi avevo visitato in Russia, svelandomi poi che era la sua patria d’origine. Per non parlar poi della commerciante energica e chiacchierona che al Karmel Market vendeva le creme del mar Morto: si rivolgeva a me in francese, alla mia amica in inglese e ad un’altra cliente in perfetto russo. Il tutto simultaneamente e con ottimo risvolto economico

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