Le miniere del Sole

Alla scoperta delle isole di Milos, Kimolos, Sifnos e Serifos

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Milos. La famosa statua della Venere, ritrovata casualmente da un contadino nel 1820, è oggi in bella mostra al Museo del Louvre di Parigi ed ammirata da schiere di visitatori che conoscono il nome dell’isola proprio grazie a questa pregevole scultura di epoca ellenistica. Un ammiraglio francese l’avrebbe acquistata presso le autorità ottomane ma, secondo la versione locale, la statua sarebbe stata trafugata e trasportata su una nave militare in Francia per farne dono al re Luigi XVIII… sia come sia, è stata avviata una petizione popolare affinché la Venere possa far ritorno a casa, similmente a quanto il governo centrale ellenico sta tentando di fare con i marmi del Partenone custoditi al British Museum di Londra.

La bellezza di Afrodite però non ha mai abbandonato i litorali di Milos, la maggiore delle Cicladi occidentali e simile per certi aspetti alla più famosa Santorini, con la quale condivide la forma ad anello e l’origine vulcanica.

Le eruzioni del Pleistocene hanno lasciato una traccia indelebile sulle coste rocciose con sfumature colorate di zolfo, manganese e ferro che regalano sensazionali colori alle spiagge dell’isola. I minerali, sui litorali di Fyroplaka e di Paleochori, si respirano nell’aria e le sorgenti termali continuano ad intensificare gli effetti cromatici ed i contrasti con il bianco abbacinante della pietra pomice.

La natura dà spettacolo ed è proprio la singolarità delle coste e la trasparenza delle acque a costituire il tratto distintivo di quest’angolo dell’Egeo.

La popolazione di Milos si concentra nell’area orientale, dove si è rifugiata la popolazione a seguito di un terremoto che nel ‘600 aveva devastato la cittadina di Zefyria. Nei pressi del vecchio kastro veneziano, su un altipiano che domina l’intero profilo dell’isola, fu fondato il nuovo capoluogo Plaka nel tipico stile cicladico. Edifici e stradine circondano la candida Panagia Korfiatissa che si affaccia con la sua terrazza direttamente sulla caldera. Abbiamo inizialmente alloggiato proprio sul retro della chiesa, venendo risvegliati dal suono delle campane al mattino. Il centro di Plaka è estremamente raccolto con pochi ristoranti, negozietti e locali ed appare particolarmente affollata e vivace sul far della sera, grazie anche al richiamo dei meravigliosi tramonti che tingono di rosso l’orizzonte e gli impervi rilievi del lato occidentale.

In un vicolo ombreggiato, il monastero del Rosario e la chiesa cattolica attigua erano un tempo sede del vice-console francese di Milos Luis Brest; in un cortile interno, è custodita la tomba della sua giovane moglie con un epitaffio scritto in francese.

Dal kastro, raggiungibile con una strada in salita, si ammira il panorama di Plaka oltre che delle altre cittadine contigue di Tripiti e Triosavalos.

Gli agglomerati sorgono sui luoghi dove un tempo si trovava l’antica Melo di epoca classica che, rifiutando di aderire alla lega navale delio-attica di Atene, fu da quest’ultima distrutta per il suo gesto di sfida. Nei pressi di Tripiti, si ammirano le rovine restaurate del piccolo teatro romano e le catacombe dei cristiani, che le utilizzavano come luogo di sepoltura e di culto.

Nel museo archeologico di Plaka sono conservati diversi manufatti antichi, il più ammirato è tuttavia il calco in gesso della statua di Venere ad opera del laboratorio del Louvre, quasi a rappresentare una sorta di risarcimento morale.

Nell’area sottostante al teatro romano, il porto di Klima con le sue case variopinte costituisce uno dei luoghi più caratteristici di Milos. I pescatori, ormai al sicuro dalle scorrerie dei pirati a seguito dell’indipendenza greca, decisero nel 19° secolo di trasferirsi sulla costa per i mesi estivi costruendo le syrmata, cioè delle tipiche costruzioni idonee a ricoverare le barche nel piano inferiore ed adibite e dimore nei piani superiori. Altre syrmata si trovano nel minuscolo villaggio di Fyropotamos nell’estremo nord ed in altri villaggi sparsi sulla costa all’interno della caldera

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