Partenza il 7/7/2017 · Ritorno il 23/7/2017
Viaggiatori: 2 · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Cosmo cicladico

di giubren - pubblicato il

Dal porto di Santorini raggiungiamo l’isola di Ios in circa un’ora, inizia così il nostro nuovo periplo tra le Cicladi…

Ios, abitata da circa 2000 persone durante l’inverno, è meta soprattutto di un turismo giovane, principalmente di origine anglosassone, alla ricerca di baldoria nei locali della Chora o nei bar della spiaggia di Mylopotas. Gli stessi greci che non vi risiedono la sconsigliano, non amando gli eccessi a cui spesso i ragazzi si abbandonano; gli abitanti appaiono piuttosto rassegnati all’immagine stereotipata che ormai l’isola ha acquisito nell’immaginario collettivo.

Eppure Ios nasconde un lato selvaggio e inaspettato, con le sue spiagge ampie e i suoi incantevoli panorami sulle isole circostanti… i giovani, reduci dalle bravate notturne, non si spingono verso i litorali più distanti che spesso rimangono sorprendentemente tranquilli.

Il nome si pensa derivi da quello dei fiori (ia) che in passato crescevano in abbondanza. Trovandosi nel crocevia dei commerci verso le coste dell’Asia, l’isola fu abitata fin dall’antichità e recentemente, sulla collina di Skarkos, sono stati riscoperti insediamenti risalenti al paleolitico. Anche la Chora deve avere un’origine remota, si conservano infatti nella parte meridionale resti di mura ciclopiche. Nelle prime ore del mattino il villaggio risplende nel suo candore, con le sue stradine acciottolate che, inerpicandosi tra gli edifici tradizionali, giungono fino al kastro veneziano e alla Panagia Gremiotissa, affollati soltanto poco prima del tramonto. Allineate sul bordo della rupe che sovrasta la Chora, tre piccole cappelle regalano viste mozzafiato sulla cittadina e sull’Egeo, anche quando nelle notti di luna piena si riflettono i bagliori argentei sulle onde del mare. Nei pressi della piazza principale sorgono la grande cattedrale e la caratteristica chiesetta di Agia Ekaterini, sul lato opposto è situato il museo archeologico nel piano terra di un palazzo novecentesco che ospita anche il dimarkio (municipio). Altro punto panoramico imperdibile è quello nei pressi dei mulini e del teatro all’aperto “Odysseas Elytis”, costruito recentemente ma con tutto il fascino che sprigiona dallo stile antico prescelto dall’architetto tedesco Peter Haupt che lo ha ideato.

La movida nella Chora inizia soltanto in tarda serata, quando nelle discoteche affluisce la giovane clientela… altrimenti l’atmosfera rimane rilassata nei piccoli ristoranti tradizionali e nei vicoli dov’è piacevole curiosare nei vari negozietti.

La spiaggia di Manganari, nell’estremo sud dell’isola, si è rivelata la più spettacolare nel corso del viaggio: acque di cristallo lambiscono cinque baie di sabbia chiara, alcune delle quali parzialmente attrezzate e con accoglienti taverne. Quasi del tutto deserti i litorali di Psathi e Kalamos, quest’ultimo raggiungibile con un lungo sterrato. Non mancano siti che vale la pena visitare lungo le strade che attraversano l’arido entroterra, in particolare il Paléokastro nei pressi di Psathi. Trattasi di una vecchia fortezza bizantina eretta sulla sommità di uno sperone roccioso sul lato nord-orientale dell’isola, al fine di avvistare e prevenire le incursioni dei pirati. Si conserva la cinta muraria e la piccola chiesa di Panagia Palaiokastrissa e la vista spazia sulle sagome delle piccole Cicladi oltre che di Antiparos.

Emozionante, nell’estremo nord, il luogo che si vuole ospitasse la tomba di Omero, il più grande poeta dell’antichità classica e al quale si attribuiscono l’Iliade e l’Odissea. Varie fonti riportano come la madre Klimeni fosse originaria dell’isola di Ios ed Erodoto conferma che proprio sul posto dove oggi sorge un modesto recinto di pietre la terra ricoprisse “la venerata testa del promotore del santo Omero”. Anche rare ed antiche monete che riportano l’effige del divino Omero sembrano confermare la veridicità della tradizione, che voleva il grande poeta come residente ad Ios. Particolarmente curioso invece quanto si racconta sulla sua morte, determinata per l’impossibilità di risolvere un enigma che gli posero i pescatori residenti nell’area di Plakotos.

I litorali solitari ed i luoghi evocativi dove si avverte il fascino della storia antica fanno quasi dimenticare quanto di negativo viene raccontato su Ios… ma l’ultimo giorno, nella prima mattinata, ci troviamo a percorrere con l’auto la strada in discesa che conduce al porto.

Siamo improvvisamente bloccati dal traffico: una macchina accartocciata è appena rotolata giù dalla curva sovrastante e per miracolo non ha coinvolto altri veicoli di passaggio… un giovane ventenne australiano viene estratto dalle lamiere. Era ubriaco e, dopo una notte insonne, non era riuscito a mantenere il controllo del mezzo. Nonostante il gravissimo incidente, con grande sollievo dei presenti, il ragazzo è ancora vivo e reagisce ai primi soccorsi…

È ormai notte quando nel porto giunge la grande nave della Blu Star; salutiamo Ios per salpare verso i remoti lidi di Anafi. Gran parte dei passeggeri scende a Santorini, pochissimi invece si spingono fino alla nostra nuova meta, posta ai margini dell’arcipelago delle Cicladi. L’avevamo intravista lo scorso anno dall’altro delle terrazze panoramiche di Thira poco prima di ripartire e ci eravamo ripromessi di visitarla l’anno successivo. È notte fonda quando sbarchiamo nel minuscolo porto di Agios Nikolaos, s’intravede soltanto la sagoma nera del promontorio sul quale sorge la Chora. Abbiamo prenotato una delle quattro stanze nella pensione Akrogiali che raggiungiamo a piedi dal molo.

Riusciamo a dormire qualche ora, verso le 7 del mattino la luce del sole già filtra dalle tapparelle e ci invita alla scoperta dell’isola. Agios Nikolaos è un pugno di case bianche raccolte su una piccola baia. I pescatori puliscono le reti sul molo e piccole barche ondeggiano presso la banchina. Dalla terrazza osserviamo estasiati un panorama di luce e silenzio, un quadro che ricorda la Grecia di una volta, ferma agli anni ’70. Siamo accolti dal calore della proprietaria Popy e della bella figlia Nektaria, anche se lasceremo il porto per alloggiare nella Chora nei giorni successivi. Non mancheremo però di tornare al ristorante dalla cucina genuina… come suggeriscono gli stessi greci infatti, ci si deve sempre fermare dove ai fornelli si trovano le signore anziane.

Anafi è lontana dalle rotte più turistiche ed i traghetti, dagli orari scomodi, non arrivano tutti i giorni. Gli abitanti si lamentano perché la mancanza di trasbordi frequenti non incentiva l’afflusso di visitatori, ma forse è proprio la tranquillità e la mancanza di affollamento il tesoro più prezioso che questa isola ha da offrire. La bianchissima Chora è disposta ad anfiteatro ed è dominata da uno sperone roccioso su cui sorgono i pochi resti del kastro veneziano. La caratteristica principale si riscontra nelle abitazioni con la volta a botte, tipica di Anafi, che gli isolani immigrati nella capitale Atene hanno cercato di replicare negli edifici del quartiere Anafiotissa. Il villaggio è molto curato e, grazie alla sua particolare conformazione, offre splendidi panorami dall’alto dei suoi 260 metri d’altezza sul livello del mare: ad ovest la sagoma di Santorini e ad est gli isolotti satelliti disabitati di Ftena e Pacheia con lo sfondo del monte Kalamos, il promontorio monolitico più alto del Mediterraneo di 470 metri e più imponente della Rocca di Gibilterra. La nostra bella pensione Pelagos si trova rivolta ad ovest e regala ogni sera romantici tramonti.

L’entroterra, oltre a piccole chiesette, si caratterizza per la presenza delle katoikies, isolate case coloniche affiancate da grandi forni circolari, situate in prossimità di gole o vallate che consentono di porre al riparo dai venti le modeste coltivazioni agricole.

Klisidi è la spiaggia più facilmente raggiungibile e vicina al porto, mentre Roukounas è quella maggiormente frequentata dai saccopelisti che con le loro tende occupano circa la metà del litorale. Il campeggio ed il nudismo sarebbero vietati nelle spiagge di Anafi, ma nessuno sembra davvero curarsene. Nei pressi sorge una taverna dall’aria fricchettona e conviviale. Inoltrandosi verso la parte orientale dell’isola, le spiagge divengono sempre più tranquille ed isolate, tutte con la vista laterale del monte Kalamos. Si raggiungono agevolmente tramite sentieri che scendono dalla strada asfaltata principale. La più affascinante è senz’altro Agioi Arghiroi, riparata dal costone di roccia con una candida chiesetta a ridosso della baia. Oggi meno di 300 persone risiedono sull’isola, che conserva una straordinaria atmosfera tradizionale; i resti degli insediamenti d’epoca classica evidenziano come questo remoto avamposto fosse stato abitato continuativamente fin dalle epoche passate: a Kastelli, un percorso in salita di circa 20 minuti conduce a ciò che rimane dell’insediamento fondato dai Dori. Tracce di mura e delle cisterne affiancano la chiesetta di Panagia Dokari, al lato della quale si trova un bellissimo sarcofago romano in marmo bianco, decorato con putti, grifoni e sfingi. Resti di statue acefale rinvenuti in questo luogo sono oggi custoditi nel minuscolo museo archeologico della Chora. Kastelli era collegata con una strada pavimentata al grande tempio di Apollo Aeglitis, situato sull’istmo che unisce l’isola con il promontorio del monte Kalamos. Si conservano alte sezioni delle mura e del naos, realizzati con grossi blocchi di pietra. All’interno dell’antico perimetro fu costruito il monastero Zoodochos Pigi (fonte della vita), meta di pellegrinaggi nell’Egeo fin dall’epoca dell’occupazione turca, dove si svolge nel mese di settembre la più importante festività religiosa. La chiesa principale è circondata dalle celle delle monache, con la tipica struttura dalla volta a botte.

Parte da qui il sentiero per la sommità del monte Kalamos, che in un’ora e 20 minuti circa conduce al monastero superiore disabitato della Panagia Kalamiotissa. Si tratta di un trekking abbastanza faticoso ma che vale la pena intraprendere nelle prime ore del mattino. La Panagia Kalamiotissa si scorge da lontano come un minuscolo punto bianco sulla sommità della rupe… sembra quasi inimmaginabile poterlo raggiungere. Il sentiero in salita si arrampica tra straordinari panorami, in lontananza si scorge persino la Chora situata sul lato opposto dell’isola. Si attraversano burroni, non particolarmente impressionanti anche per chi soffre di vertigini e comunque protetti da basse ringhiere. Soltanto all’ultima svolta del percorso, ecco apparire la cupola della chiesa, in un’atmosfera surreale dove il blu del mare e del cielo sembra confondersi.

Soffia leggero il meltemi mentre volteggiano i falchi sopra le nostre teste e si odono da lontano i belati delle capre selvatiche che vivono sul promontorio.

Panagia Kalamiotissa sembra quasi sospesa sul vuoto, in bilico sul profondo precipizio: un luogo d’immensa suggestione, come solo quest’area dell’Egeo riesce a custodire. Una cisterna e piccole celle dei monaci, oggi abbandonate, circondano l’edificio principale. Senza rendercene conto, ci ritroviamo sul molo alle 04:00 di notte e siamo di nuovo in partnza. La grande nave si materializza nel buio, lasciamo a malincuore Anafi ed il viaggio prosegue per Folégandros, altra preziosa perla cicladica.

Sbarchiamo al porto di Karavostasis e dopo 3 chilometri, siamo già nel nostro alloggio che si affaccia sulla meravigliosa Chora. A Folégandros si trova il kastro veneziano meglio conservato: posto al centro del villaggio, le case compongono un quadrilatero in modo da apparire verso l’esterno come una sorta di fortezza. All’interno del kastro, una stradina di case tradizionali ai lati, con scale e balconcini, sembra aver resistito al trascorrere dei secoli e rimanda all’epoca di Marco Sanudo, Duca di Naxos e padrone delle Cicladi durante il dominio della Serenissima. La Chora, un insieme di vicoli acciottolati che collegano diverse piazzette pittoresche, si affaccia su una ripida falesia sul versante est. Da piazza Pounta, una salita imbiancata a calce conduce fino alla Panagia, la chiesa che domina l’abitato e dalla quale la vista spazia su tutto il versante meridionale dell’isola. Le serate sono animate da una clientela ricercata che affolla ristoranti dall’ottima cucina ed anche i piccoli music bar aperti fino alle ore piccole.

La spiaggia di Angali è raggiunta da un autobus dalla Chora perciò è anche piuttosto affollata dalla tarda mattinata. Essendo riparata all’interno di una baia, regala un mare dai colori fantastici grazie ai piccoli ciottoli bianchi e grigi che lambiscono anche una caletta laterale. Da qui è possibile prendere il taxi boat che ogni ora fa la spola con le altre spiagge del versante meridionale, raggiungibili via mare anche quando soffia forte il meltemi da nord.

I litorali di Galifos e Agios Nikolaos sono però raggiungibili anche tramite un bel sentiero che segue la linea di costa. Galifos è una piccola insenatura votata ai naturisti, Agios Nikolaos è invece dominata dall’omonima immancabile chiesetta sopra la quale una taverna panoramica accoglie i bagnanti. Anche a Livadaki si può arrivare tramite un sentiero percorribile in circa 40 minuti dalla zona di Ano Merià. È senz’altro la spiaggia più scenografica per le interessanti formazioni rocciose che incorniciano la baia da un lato, raggiungibili a nuoto e con colori e venature che ricordano il marmo. Nei pressi, sul vicino promontorio di Aspropunta, sorge l’antico faro novecentesco… è possibile entrare da una finestra e salire fin sopra alla lanterna. Le silenziose ed impolverate stanze dei guardiani sembra quasi che siano state abbandonate all’improvviso con le loro suppellettili rimaste in attesa di un loro mai avvenuto ritorno…

Anche la parte settentrionale dell’isola rivendica la propria peculiarità rispetto all’allegra e sobria mondanità della Chora. Ano Merià è il secondo insediamento per dimensioni e consiste in un agglomerato di case sparse ed immerse in un’atmosfera rurale. Nella sua periferia meridionale è visitabile il museo del folklore, dove è possibile visitare una casa tradizionale risalente al VII secolo ed un’abitazione dei primi del ‘900. Essendo più esposta, ad Ano Merià soffia impetuoso il meltemi ma, in ogni caso, si tratta di un luogo suggestivo, con i suoi tramonti infuocati ed i suoi ristoranti dalla cucina tradizionale: in particolare vanno per la maggiore i formaggi di capra e la “matzata”, un piatto di pasta fresca accompagnata con carni cucinate in umido e che costituisce la principale specialità isolana.

Altre spiagge interessanti, sempre non attrezzate, si trovano a sud nelle vicinanze del porto di Karavostasis oltre a Katergò, raggiungibile via taxi boat nelle giornate senza vento oppure tramite un bel sentiero da percorrere a piedi con incantevoli panorami.

L’isola di Sikinos si scorge sull’orizzonte… si tratta di un luogo ingiustamente trascurato ma del quale sentiamo parlare molto bene dai greci, che amano ritrovarsi in luoghi genuini e meno contaminati dal turismo… e così la raggiugiamo con una gita in giornata. La nave salpa di buon mattino verso la nostra ultima meta, attraccando al porto di Alopronia. Raggiungiamo Kastro, il capoluogo dell’isola, percorrendo una strada in salita di 3 chilometri: l’agglomerato di case anche qui si è sviluppato attorno alla fortezza veneziana. Proprio di fronte a Kastro sorge Pano Chorio (o Chora), un villaggio solitario e distinto dove gran parte delle chiesette ed abitazioni sono ormai state restaurate dopo le distruzioni di un recente terremoto. Nei pressi della deserta piazzetta principale di Kastro, con la chiesa di Pantanassa ed il monumento ai caduti, c’è qualche locale e ristorante, per il resto vicoli serpeggianti tra le case dal bianco abbacinante e ruderi di vecchi mulini. Un sentiero in salita imbiancato a calce, conduce al monastero di Zoodochos Pigi, simile ad una fortezza. È chiaro che l’edificio, anche per la posizione sopraelevata su tutta l’isola di Sikinos, doveva servire anche per scopi difensivi e di avvistamento in caso d’invasioni. Anche Pano Chorio si raggiunge con un’altrettanto ripida salita imbiancata e, girovagando senza meta tra chiesette ed edifici tradizionali impreziositi da piante fiorite e buganvillee, ci s’immerge in un luogo autentico, non ancora sceso a compromessi con il turismo moderno. Ci spingiamo verso nord, fino al limitare della strada asfaltata, per raggiungere Monì Episkopi, il monumento più celebre dell’isola. Dal parcheggio, l’edificio abbandonato si scorge percorrendo un breve sentiero: trattasi di un antico mausoleo romano del III secolo d.C. poi riadattato in chiesa ed infine in monastero. La facciata decorata da due colonne e da architravi scolpiti evidenzia una struttura classica su cui si sono stratificati gli stili dei secoli successivi. Terminata la visita di questi luoghi sorprendenti, raggiungiamo la spiaggia di Agios Georgios e così in un paio d’ore abbiamo già percorso tutte le strade dell’isola. Ci rilassiamo per il nostro ultimo giorno nelle chiare acque dell’Egeo, prima di rientrare a Folégandros: l’indomani la nave ci riporterà a Santorini, in attesa del nostro volo di ritorno.

Termina così il nostro viaggio; sembra quasi incredibile credere che ciascuno dei microcosmi visitati mantenga caratteristiche e peculiarità tali da distinguere un’isola da tutte le altre in un universo che non si smetterebbe mai di esplorare… e già si pensa alla tappa della prossima estate e ad un nuovo anno di attesa.

di giubren - pubblicato il