Cosmo cicladico

Alla scoperta delle isole di Ios, Anafi, Folégandros e Sikinos

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

I litorali solitari ed i luoghi evocativi dove si avverte il fascino della storia antica fanno quasi dimenticare quanto di negativo viene raccontato su Ios… ma l’ultimo giorno, nella prima mattinata, ci troviamo a percorrere con l’auto la strada in discesa che conduce al porto.

Siamo improvvisamente bloccati dal traffico: una macchina accartocciata è appena rotolata giù dalla curva sovrastante e per miracolo non ha coinvolto altri veicoli di passaggio… un giovane ventenne australiano viene estratto dalle lamiere. Era ubriaco e, dopo una notte insonne, non era riuscito a mantenere il controllo del mezzo. Nonostante il gravissimo incidente, con grande sollievo dei presenti, il ragazzo è ancora vivo e reagisce ai primi soccorsi…

È ormai notte quando nel porto giunge la grande nave della Blu Star; salutiamo Ios per salpare verso i remoti lidi di Anafi. Gran parte dei passeggeri scende a Santorini, pochissimi invece si spingono fino alla nostra nuova meta, posta ai margini dell’arcipelago delle Cicladi. L’avevamo intravista lo scorso anno dall’altro delle terrazze panoramiche di Thira poco prima di ripartire e ci eravamo ripromessi di visitarla l’anno successivo. È notte fonda quando sbarchiamo nel minuscolo porto di Agios Nikolaos, s’intravede soltanto la sagoma nera del promontorio sul quale sorge la Chora. Abbiamo prenotato una delle quattro stanze nella pensione Akrogiali che raggiungiamo a piedi dal molo.

Riusciamo a dormire qualche ora, verso le 7 del mattino la luce del sole già filtra dalle tapparelle e ci invita alla scoperta dell’isola. Agios Nikolaos è un pugno di case bianche raccolte su una piccola baia. I pescatori puliscono le reti sul molo e piccole barche ondeggiano presso la banchina. Dalla terrazza osserviamo estasiati un panorama di luce e silenzio, un quadro che ricorda la Grecia di una volta, ferma agli anni ’70. Siamo accolti dal calore della proprietaria Popy e della bella figlia Nektaria, anche se lasceremo il porto per alloggiare nella Chora nei giorni successivi. Non mancheremo però di tornare al ristorante dalla cucina genuina… come suggeriscono gli stessi greci infatti, ci si deve sempre fermare dove ai fornelli si trovano le signore anziane.

Anafi è lontana dalle rotte più turistiche ed i traghetti, dagli orari scomodi, non arrivano tutti i giorni. Gli abitanti si lamentano perché la mancanza di trasbordi frequenti non incentiva l’afflusso di visitatori, ma forse è proprio la tranquillità e la mancanza di affollamento il tesoro più prezioso che questa isola ha da offrire. La bianchissima Chora è disposta ad anfiteatro ed è dominata da uno sperone roccioso su cui sorgono i pochi resti del kastro veneziano. La caratteristica principale si riscontra nelle abitazioni con la volta a botte, tipica di Anafi, che gli isolani immigrati nella capitale Atene hanno cercato di replicare negli edifici del quartiere Anafiotissa. Il villaggio è molto curato e, grazie alla sua particolare conformazione, offre splendidi panorami dall’alto dei suoi 260 metri d’altezza sul livello del mare: ad ovest la sagoma di Santorini e ad est gli isolotti satelliti disabitati di Ftena e Pacheia con lo sfondo del monte Kalamos, il promontorio monolitico più alto del Mediterraneo di 470 metri e più imponente della Rocca di Gibilterra. La nostra bella pensione Pelagos si trova rivolta ad ovest e regala ogni sera romantici tramonti.

L’entroterra, oltre a piccole chiesette, si caratterizza per la presenza delle katoikies, isolate case coloniche affiancate da grandi forni circolari, situate in prossimità di gole o vallate che consentono di porre al riparo dai venti le modeste coltivazioni agricole.

Klisidi è la spiaggia più facilmente raggiungibile e vicina al porto, mentre Roukounas è quella maggiormente frequentata dai saccopelisti che con le loro tende occupano circa la metà del litorale. Il campeggio ed il nudismo sarebbero vietati nelle spiagge di Anafi, ma nessuno sembra davvero curarsene. Nei pressi sorge una taverna dall’aria fricchettona e conviviale. Inoltrandosi verso la parte orientale dell’isola, le spiagge divengono sempre più tranquille ed isolate, tutte con la vista laterale del monte Kalamos. Si raggiungono agevolmente tramite sentieri che scendono dalla strada asfaltata principale. La più affascinante è senz’altro Agioi Arghiroi, riparata dal costone di roccia con una candida chiesetta a ridosso della baia. Oggi meno di 300 persone risiedono sull’isola, che conserva una straordinaria atmosfera tradizionale; i resti degli insediamenti d’epoca classica evidenziano come questo remoto avamposto fosse stato abitato continuativamente fin dalle epoche passate: a Kastelli, un percorso in salita di circa 20 minuti conduce a ciò che rimane dell’insediamento fondato dai Dori. Tracce di mura e delle cisterne affiancano la chiesetta di Panagia Dokari, al lato della quale si trova un bellissimo sarcofago romano in marmo bianco, decorato con putti, grifoni e sfingi. Resti di statue acefale rinvenuti in questo luogo sono oggi custoditi nel minuscolo museo archeologico della Chora. Kastelli era collegata con una strada pavimentata al grande tempio di Apollo Aeglitis, situato sull’istmo che unisce l’isola con il promontorio del monte Kalamos. Si conservano alte sezioni delle mura e del naos, realizzati con grossi blocchi di pietra. All’interno dell’antico perimetro fu costruito il monastero Zoodochos Pigi (fonte della vita), meta di pellegrinaggi nell’Egeo fin dall’epoca dell’occupazione turca, dove si svolge nel mese di settembre la più importante festività religiosa. La chiesa principale è circondata dalle celle delle monache, con la tipica struttura dalla volta a botte.

Parte da qui il sentiero per la sommità del monte Kalamos, che in un’ora e 20 minuti circa conduce al monastero superiore disabitato della Panagia Kalamiotissa

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