Erasmus in Islanda

Nera come la lava e verde come il muschio, circondata e lambita da un oceano feroce che sbatte e ribatte sulle sue coste e mai le conquista

  • di pannapanni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

"È difficile distinguere i contorni delle cose e gli occhi non si abituano a questo buio intenso; ma l’aria è trasparente, fredda, sicura. Il rumore delle onde è vicino, regolare e culla le nostre sensazioni. In silenzio, ognuno di noi ammira ciò che per il buio non possiamo veramente vedere e nessuno sente il bisogno di parlare".

Mettetevi le cuffiette, ascoltiamo Homogenic di Bijork partendo da Immature e andiamo, corriamo veloci in questo viaggio, rapidi come le nuvole che attraversano il cielo sopra questa terra che è nera come la lava e verde come il muschio, circondata e lambita da un oceano feroce che sbatte e ribatte sulle sue coste e mai le conquista.

Siamo in Islanda, in un autobus che viaggia per l’unica strada dell’isola. Ci lasciamo alle spalle la città, l’unica, di Reykjavik e che lo sguardo si posi a destra o che esso osi a sinistra è terra, terra e ancora terra, piatta e infinita, nera e verde e poi verde e nera. L’unica differenza sta sulla linea dell’orizzonte che da un lato scende nelle profondità marine e dall’altro sale verso l’alto, attraverso montagne innevate. Infine, sopra di noi un cielo che è come una tavolozza su cui un pittore celeste continua imperterrito a cambiare idea, sfogando ora nuvole, ora vento, ora nulla.

Questo viaggio comincia con un sole basso, ma che con forza si fa spazio tra le nuvole ancora non spazzate via dal forte vento di oggi. Questo viaggio finisce con l’ultimo bagliore diluito nell’aria di un sole che in questa stagione sorge alle 10.30 e tramonta alle 16.30. Siamo di corsa, come lui.

Siamo su quest’autobus, dicevamo, costeggiando terra e oceano. Dopo poco più di un’ora vediamo delle grosse colonne di vapore che escono dalla terra; siamo arrivati alla Blue Lagoon. Si tratta di una piscina geotermale, con acqua bollente e pareti di lava risalenti ad 800 anni fa. L’acqua è di un colore indeciso tra l’azzurro e il bianco, perlata, grazie alla forte presenza di silicio disciolto in essa.

Il contrasto tra il calore dell’acqua e il freddo della temperatura esterna genera costanti fumate di vapore che salgono dal pelo dell’acqua e vorticosamente si disperdono, sospinte dal vento. Dentro ad una cornice di roccia nera, immersa in questo liquido quasi amniotico mi sento come in un cratere lunare, sospesa tra qui e altrove, e guardo all’orizzonte ormai notturno non incontrando nulla che disturbi il mio sguardo sull’infinito.

Mi trovo a Reykjavik per partecipare ad una settimana di study visit di un progetto Erasmus+, una di quelle occasioni che poche volte sono stata capace di cogliere, ma questa volta eccomi. Il nostro calendario è ricco di appuntamenti che ci accompagnano attraverso un tour cittadino alternativo, che può essere da spunto anche a chi si trovi a Reykjavik per divertimento; visitiamo gli Youth Center della città. Siamo una banda di italiani, portoghesi, estoni ed islandesi che vogliono riflettere insieme sulle politiche giovanili in Europa e che lo fanno cominciando dal caso islandese. A Reykjavik ci sono diversi spazi per i giovani, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità. Il più accessibile è sicuramente Hitt húsið, nel cuore della città. Lo spazio è molto accogliente e labirintico, con piani e scale che si intrecciano. Qui ci sono diversi servizi e attività per l’orientamento dei più giovani, uno spazio espositivo liberamente fruibile, un salottino dove rilassarsi con thé e caffé gratuiti e un palco per i concerti serali. Qui hanno mosso i primi passi i Sigur Rós, vincendo la battaglia delle band

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