Islanda terra magnifica

Un viaggio di una settimana in Islanda percorrendo oltre 2.000 km tra ghiacciai, montagne, pecore e vulcani. Una terra magnifica che lascia il visitatore senza fiato e l'abitante con un orgoglio senza pari.

  • di andrews71
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

4 settembre – Arrivo – Keflavik – Reykjiavik – Km percorsi 72

Pronti, partenza, via! Volo Alitalia Roma Amsterdam e da lì connessione con Icelandair verso Reykjavik. Ci sono un paio d’ore di attesa e l’arrivo, tra qualche sballotto lamento, avviene puntuale. Il tempo all’aeroporto di Keflavik non è dei migliori: pioggia, vento e 14°C dai 28°C di Roma non è male. Ma siamo assolutamente preparati, sappiamo che il fattore meteo non ci deve assolutamente influenzare. Quindi ci dirigiamo prima al Bancomat dell’aeroporto per fare un prelievo di 20.000 ISK.

Parliamo un secondo dei soldi: in Islanda la carta di credito è essenziale e quando dico essenziale intendo dire che se non ce l’avete allora rinunciate al viaggio. Per pagare la benzina moltissimi distributori sono totalmente automatizzati e quindi fare benzina può essere piuttosto difficoltoso senza la preziosa carta. Inoltre gli islandesi la usato per tutte le spese anche per comprare un litro di latte, viene sempre preferita al contante e ovunque accettata. Prendiamo giusto qualche moneta per tradizione e per piccole necessità che scopriremo durante il nostro tour potevamo assolutamente realizzare anche con la cc. Il cambio è di 150 IKS = 1€ quindi preleviamo circa 133€. Ci dirigiamo poi verso lo sportello AVIS per ritirare l’auto prenotata dall’Italia: 7 giorni di noleggio per una VW Golf 1.4 TSI circa 300€ a cui abbiamo aggiunto circa 80€ di assicurazione di Super CDW, ovvero una estensione di quella base. Anche qui breve ma necessaria parentesi: le assicurazioni in Islanda hanno una franchigia piuttosto alta: nel nostro caso era pari a 800€ con esclusione dei danni ai cristalli. Leggendo su siti di viaggi e vari reportage di altri turisti ci siamo convinti a fare questa assicurazione supplementare per via delle strade islandesi, non proprio delle autostrade e per via di imprevisti che in un Paese così impervio potrebbero accadere (pecora su strada, sasso che cade da dirupo, strada dissestata, ecc.). Quindi con la nostra assicurazione integrativa abbiamo ridotto la franchigia a 130€ includendo anche una copertura per i cristalli con massimo scoperto di 150€. Diciamo piuttosto deludente per gli standard europei ma sicuramente necessaria. Anticipo che alla fine del viaggio porteremo la nostra Golf intonsa ma si sa, se non la si faceva…probabilmente l’avremmo portata distrutta! Ci viene subito detto di controllare lo stato della macchina prima di andare via. Breve giro sotto il diluvio universale e poi si parte la nostra vacanza on the road inizia. Prendiamo la strada 41 in direzione di Reykjavik e maciniamo i primi chilometri cercando di prendere confidenza con il mezzo, la strada e il tempo. Puntiamo ad Hafnarfjordur, il fiordo prima di Reykjavik dove abbiamo prenotato il nostro hotel che ci ospiterà per la prima notte islandese. L’hotel si chiama Viking e abbiamo preso una doppia con colazione inclusa a 55€. Il prezzo ci ha allettato non poco anche perché nella capitale non avevamo trovato nulla sotto i 90€ e la distanza di Hafnarfjordur, circa 10 km, non ci sembrava così terribile. L’hotel Viking si trova a poche centinaia di metri dall’uscita della 41 per Hafnarfjordur. L’hotel è ovviamente in stile vikingo, con una costruzione in legno che ospita al suo interno dei monili di arte vikinga come statue di legno, orsi (immaginiamo finti) impagliati, uccelli di varie dimensioni e natura, piccole navi vikinghe appese alle pareti. Si, in effetti un kitsch ma il prezzo ci allettava troppo. Scopriamo poi che in questo hotel si tiene ogni hanno il festival della cultura vikinga e nel ristorante che si trova di fronte all’hotel si balla, si beve e si canta fino a notte fonda vestiti come gli avi islandesi. Check in rapido e andiamo nella nostra stanza al primo piano: micro! Due lettini, non c’è armadio ma c’è un tv appeso alla parete e una sedia di legno. Certo mette piuttosto tristezza sembra un collegio degli anni 60 ma non dobbiamo che passarci una notte. Il bagno è pulito anche se le dimensioni, soprattutto del lavandino, corrispondono a quelle della stanza. Quello dei lavandini piccoli sarà una costante che ci porteremo appresso per tutta la durata della nostra visita in Islanda, e non ci siamo assolutamente dati una spiegazione! Questo comunque sarà quello più piccolo in assoluto anche perché messo sotto la mensola di vetro e quindi per lavarsi il viso bisognava fare degli esercizi di contorsionismo! Sotto la nostra camera cìè anche una vasca termale all’aperto, cosa molto comune in tutta l’Islanda per via delle sorgenti termali che sono ovunque in tutta l’isola. La nota negativa è che il chiacchiericcio dei frequentatori si protrarrà fino a sera inoltrata anche se c’è un avviso che non si può fare il bagno dopo le ore 20…Ultima nota, che comunque troveremo in tutti gli altri alloggi, internet wi-fi gratis, in tutta la struttura, camere comprese. Bel segnale di civiltà! Sono le 18 (abbiamo anche un fuso di -2 ore rispetto all’Italia) e quindi ci dirigiamo verso la capitale per visitare la città, senza grandi aspettative. Prendiamo la 41 e abbiamo un leggero senso di ansia perché la Lonely Planet evidenzia che entrare in città “è complicato”. Beh, mai vista una città più semplice di questa: basta tenersi sulla 41 e alla fine arriverete lungo il lungomare, girate a sinistra e arriverete nel centro della città. Se invece prestate più attenzione girate due traverse prima alla Laugavegur, sempre a sinistra. Si tratta della Via del Corso di Reykjavik: alla fine ci sono dei negozi, qualche localino, dieci macchine che girano e diversi turisti che cercano di trovare delle attrattive…in realtà a Reykjavik non c’è molto da vedere se si esclude qualche museo e la chiesa in cemento che si chiama Hallgrímskirkja. Purtroppo arriviamo dopo le 17 e la torre alta 75 m è chiusa. Ce ne faremo una ragione. Un altro posto secondo noi da vedere è il Palazzo Hofði, ovvero lo storico edificio dove nel 1986 Gorbaciov e Regan misero fine alla corsa nucleare tra le due superpotenze mondiali. Per il resto Reykjavik non sembra offrire molto. Facciamo un giretto nel porto, dove ci sono dei ristoranti di pesce, dei gazebo che offrono i whale watching tour e poi ci dirigiamo verso il centro. Il tempo ci dà tregua e riusciamo a fare due passi senza il rischio di un temporale anche se la temperatura resta fresca intorno ai 14°C. Andiamo verso il laghetto Tjörnin molto carino e frequentato da orde di gabbiani irrequieti. Lì vicino ci fermiamo per mangiare ad un posto che si chiama Cafè Paris; è un posto molto carino, frequentato da giovani ma senza molto caos. Oltre a piatti tipici dei bar ci sono anche alcuni piatti di pesce e di carne che sembrano invitanti anche se i prezzi sono piuttosto altini, ma ci dovremmo fare l’abitudine. Sia ai prezzi che al menù che alla fine si riduce a pesce e al lamb, agnello/pecora che viene proposto sempre con verdure. Due piatti di agnello e una birra ci costano 52€, non male come battesimo di fuoco! Il fuso e la stanchezza si fanno sentire e quindi decidiamo di tornare verso il nostro hotel vikingo dove ci addormentiamo in 20 secondi netti, nonostante la vasca termale ancora frequentata da alticci ospiti grassi

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