Islanda agosto 2007

Islanda 17 – 28 agosto 2007, Dani & Cece, Diario di viaggio 17 agosto: Ci svegliamo in orario di lavoro, ma invece di andare in ufficio si parte per le ferie! Prendiamo il bus dell’ATVO delle 7,20 che arriva all’aeroporto ...

  • di Dani_Cece
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Islanda 17 – 28 agosto 2007, Dani & Cece, Diario di viaggio

17 agosto:

Ci svegliamo in orario di lavoro, ma invece di andare in ufficio si parte per le ferie! Prendiamo il bus dell’ATVO delle 7,20 che arriva all’aeroporto di Treviso prima delle 8. Qui, troviamo una coda pazzesca al check-in della Ryan Air per Londra. Il bagaglio rosso nuovo di zecca di Cece pesa 18,3 kg quindi ci fanno pagare 24 Euro per i chili in sovrappiù. Lasciati i bagagli, andiamo al controllo pre-imbarco. Sono molto severi e Cece si deve togliere anche le scarpe. Arriviamo in zona duty free e ci sediamo sulle poltroncine. Commettiamo l’errore di rimanere seduti fino all’ultimo momento, così rischiamo di rimanere a terra. Non ci resta che saltare la fila (comprendente anche persone dirette a Dublino) e correre. Prima dell’imbarco, veniamo sottoposti ad un altro controllo a campione e ci aprono gli zaini: ma abbiamo la faccia da delinquenti?? A causa di errata indicazione del poliziotto con lo scazzo, rischiamo di salire sull’aereo per Dublino. Presi finalmente i posti, affrontiamo un’ora e 45 minuti di volo uno davanti all’altra. Arriviamo a Stansted in orario (con un brusco atterraggio): le nubi grigie non mancano e sono il preludio di ciò che ci aspetterà in Islanda. Ritiriamo i bagagli e torniamo alla sezione Partenze. Qui, facciamo il check-in in un baleno. Lo stesso dicasi per il controllo pre-imbarco: molto meno rigido che a Treviso, forse perché abbiamo il biglietto “fast track”. Troviamo il nostro gate, andiamo nei bagni con l’asciugamani elettrico più potente del mondo e ci mangiamo i nostri panini in attesa della partenza. L’ansia da coincidenza voli scende poco a poco. La sfiga vuole che capitiamo in una fila da tre posti e che accanto a noi salga un tipo che si porta appresso una puzza pazzesca: un misto di odore di sudore, aglio, alcool, sporco… le tre ore di volo accanto a lui non sono facili.

Arriviamo a Keflavik in orario (dopo aver portato indietro di un’ora l’orologio per la seconda volta). Dall’aereo il paesaggio è piuttosto “lunare”. La temperatura è più alta di quello che ci aspettavamo, il cielo è parzialmente coperto e non c’è vento. La consegna dei bagagli è pressoché immediata. L’aeroporto è incredibilmente silenzioso, a parte un tipo travestito da Elvis che improvvisa un canto. Facciamo il biglietto per il Flybus al ticket office a destra dell’’uscita, nella hall dell’aeroporto zona arrivi. Saliamo sul bus posteggiato appena fuori. Con noi, un sacco di giovani con cassette di birra tra le braccia. Si staranno preparando per il famoso runtur di Reykjavik del venerdì sera? In bus ci chiedono in quale alloggio dobbiamo andare: ci fermeranno davanti. Il bus parte alle 15.30, sono 49 km di paesaggio lunare. Sulla destra, poco dopo la partenza, vediamo un cartello “drive safely in Iceland” e un piedistallo con sopra ciò che resta di una Yaris rossa distrutta in un incidente. Lungo il percorso, ci sono anche statue di persone scolpite su scure rocce laviche. Alla nostra sinistra, l’oceano. La terra è scura, le rocce sono ricoperte di bassi e timidi muschi. Anche in Islanda, come in Scozia, il semaforo diventa arancione anche prima di diventare verde. La corriera ci lascia al capolinea della BSI, e dopo poco ci passa a prendere un minibus che ci porta proprio davanti alla Salvation Army Guesthouse. L’impatto non è dei migliori: due rampe di scale da fare con le valigie, receptionist seria, fredda e poco ospitale, che pretende il pagamento immediato. La stanza è un tugurio piccolissimo con un letto a castello e un lavandino. Al piano, i bagni e la cucina. Quest’ultima ha due frighi straripanti e delle stoviglie che ci fanno apprezzare di aver portato le nostre da campeggio. Per fortuna i bagni (tre per piano) sono puliti e ci facciamo subito una doccia.

Dopodichè, sono circa le 18, usciamo a fare un giro per la città. Il sole va e viene e c’è un vento piuttosto freddo. Passando per Ingólfstorg (dove ci sono bambini che fanno skateboard), andiamo alla piazza Austurvollür, dove sorgevano i campi di fieno dei primi abitanti dell’isola. Vediamo l’Althingi, sede del Parlamento, e la cattedrale Dómkirkja del 1847, che sembra una chiesa protestante di quelle che si vedono nei film americani. Solo poi ci renderemo conto che tutte le chiese in Islanda hanno questo stile. Vediamo il lago Työrn, popolato di anatre e oche, e arriviamo poi alla via principale, con i lampioni a forma di tulipani, Bankastræti. Camminiamo lungo la via dei negozi Laugavegur (ci sono diversi negozi italiani) e poi saliamo a vedere la Hallgrimskirkja, imponente chiesa che sovrasta la città. Di fronte, la statua del vichingo che per primo scoprì l’America. Per strada, molti negozi hanno esposti in vetrina articoli di abbigliamento e calzature invernali, addirittura natalizi. Ad ogni via, incrociamo italiani. Incredibile, ci sono anche qui! Aleggia spesso un profumo di spezie e di curry. Per strada c’è poca gente, la città è tranquilla e poco trafficata… forse tutti usciranno più tardi. Le case sono per la maggior parte rivestite in lamiera. Gli ingressi sono separati dal corpo della casa e i garage sono delle costruzioni a sé stanti. Strade e marciapiedi spesso si confondono. Stanchi della lunga giornata, torniamo alla guesthouse e ceniamo coi nostri panini. Sono le 20.30 ed il sole è ancora alto. Fino ad ora, ci è parso che il popolo islandese sia freddo e poco accogliente. Staremo a vedere

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