Islanda: terra, fuoco e ghiaccio

29 luglio 2006 Partiamo da casa di Diego poco dopo le 16.00 verso Malpensa. L’aeroporto è strapieno di gente, facciamo il check-in (Diego ha voluto arrivare prestissimo perché pare che la SAS sia nota per l’overbooking). Dopo un po’ di ...

  • di Chiara1976
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  • Viaggiatori: in coppia
 

29 luglio 2006

Partiamo da casa di Diego poco dopo le 16.00 verso Malpensa. L’aeroporto è strapieno di gente, facciamo il check-in (Diego ha voluto arrivare prestissimo perché pare che la SAS sia nota per l’overbooking). Dopo un po’ di girare per negozietti e bar, leggiamo che l’aereo partirà con 45 minuti di ritardo: faremo appena in tempo a cambiare aereo a Copenhagen (speriamo!). Sul volo Icelandair, che è stato ritardato di ca. 20 minuti, siamo pigiati nell’ultima fila, ci servono la cena (riso scotto e verdure con una fettina di carne) e poi ci addormentiamo, così il volo sembra molto più breve delle 3 ore effettive.

Atterrati a Keflavik, andiamo a recuperare i bagagli e il mio sacco a pelo non arriva (Diego se l’era immaginato rotolare sulla pista dopo essere caduto dai carrelli che usano per il trasporto…). Vado a fare la denuncia e finalmente andiamo in taxi (pagato dall'albergo) all'hotel Keflavik (già prenotato da casa).

30 luglio 2006

Sveglia molto presto, e Diego mi dice che ha dormito pochissimo a causa del caldo e della luce. Dopo abbondante colazione, andiamo in aeroporto a prendere l’auto: una Kia Sorento con soli 6'000 km e immatricolata da poco più di un mese, ma parecchio già ammaccata (e non l'hanno neanche pulita!). Carichiamo i bagagli e ci dirigiamo verso sud. Il tempo è nuvoloso e pioviggina.

Primo stop al ponte sopra i due continenti, praticamente un ponticello di ferro sopra una buca, ma c’è un cartello con scritto “siete in Nordamerica” da una parte e “siete in Europa” dall’altra. Poi andiamo verso il faro, c’è una scogliera e ci arrampichiamo sul promontorio sopra le rovine del vecchio faro. Nel tornare indietro passiamo accanto alle fumarole di Gunnuhver, dove c’è anche una centrale geotermica.

Andiamo alla laguna blu, ma non appena accertiamo la coda di gente alla cassa decidiamo di tornare alla fine della vacanza, in settimana magari!

Dobbiamo arrivare a Bakki per le 15 per prendere l’aereo per le isole Westmann, quindi ci avviamo lungo la strada 42. In teoria non abbiamo molto tempo, ma ci fermiamo (di corsa) a vedere un paio di bei punti lungo il lago Kleifarvatn e le pozze iridescenti di Seltun. Deviamo a sinistra sulla strada lungo la costa, sterrata e lunghissima! In breve ci rendiamo conto che non arriveremo mai in tempo. Non possiamo neanche chiamare perché non c’è campo. A 5 minuti dall’orario del check-in Diego riesce a chiamare. Ci dicono di arrivare alle 17 e ci ringraziano pure per avere avvisato!

Tutti rilassati, proseguiamo, ci fermiamo un attimo a Eyrarbakki, e poi torniamo sulla strada principal. Di nuovo ci rendiamo conto che la strada per arrivare a Bakki è ancora lunga. Cerco di guidare il più in fretta possibile (il limite sulle strade principali sarebbe 90 km/h...) e arriviamo alle 17 in punto! Riempiamo un modulo e partiamo immediatamente a bordo di un piccolo aereo che, sorvolando l’ampia spiaggia nera, in pochi minuti ci porta a Westmannaeyjar. C’è la nebbia ed è fresco.

Ci dirigiamo a piedi verso Heymaey. Giunti in paese, mentre come due turisti sperduti leggiamo la Lonely Planet, la proprietaria della guesthouse che avevamo scelto ci chiede se vogliamo alloggiare lì. Andiamo a cena al Café Maria, dove Diego osa mangiare la pulcinella di mare! Poi andiamo a vedere la proiezione del Volcanic Film Show, che mostra le immagini dell’eruzione del 1973. Fatico a tenere gli occhi aperti, mentre Diego si addormenta più volte. Dopo il film non vediamo l’ora di andare a dormire e speriamo di non svegliarci con la luce che c’è ancora alle 22. La tapparella non si chiude, ma siamo talmente stanchi che ci addormentiamo senza problemi

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