La terra degli estremi

Ho sempre considerato l´Islanda un posto mitico, dove la natura ha il sopravvento sull´uomo, finalmente ho l´occasione di andare, o meglio, ho deciso di andare. Monia non vuol venire, se non trovo nessuno vado da solo. Mio padre si lascia ...

  • di Andrea Sabatini 1
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ho sempre considerato l´Islanda un posto mitico, dove la natura ha il sopravvento sull´uomo, finalmente ho l´occasione di andare, o meglio, ho deciso di andare.

Monia non vuol venire, se non trovo nessuno vado da solo. Mio padre si lascia convincere e, pur non essendo un viaggio astronomico (nel senso di astronomia e cieli bui come in Cile e Namibia), decide di seguirmi.

Prenotiamo volo e auto e partiamo. All´alba di un sabato di giugno decolliamo da Bologna con destinazione Amsterdam. Da qui prendiamo l´aereo per Reykjavik. Atterriamo e subito ci confrontiamo con il clima islandese. Piove, tira vento e fa freddo. Prendiamo l´auto a noleggio (una Yaris, volevamo un fuoristrada, ma i prezzi erano proibitivi) e ci dirigiamo subito a Reykjavik. Da qui prenderemo la strada per Selfoss, prima tappa del percorso circolare che ci farà percorrere, seguendo la strada numero 1, tutta l´Islanda. Il paesaggio subito ci colpisce, roccia nera lavica dappertutto e niente alberi. La capitale invece sembra un bel posto, belle case e tanto verde, la vedremo però meglio al ritorno, oggi ci fermiamo solo a fare spesa. Arriviamo a Selfoss e ci sistemiamo in una guest house, molto carina, sulle finestre non ci sono però nè tende nè tapparelle (e sarà così sempre), dovremo abituarci a dormire con la luce. Tira ancora un gran vento ma ha smesso di piovere, facciamo un giro per la cittadina. È davvero un posto tranquillo. Mi stupisce vedere una bimbetta di 3 anni a giro da sola in bicicletta per le strade! In Italia una cosa del genere è inimmaginabile. E mi colpisce l´acqua, esce da tutte le parti. Qua certo non hanno problemi idrici!

Pingvellir, Geysir, Gulfoss, Hekla

La mattina seguente ci alziamo prestissimo e ci dirigiamo verso Pingvellir. Il paesaggio intorno alla strada è bellissimo, diverso da quello cui sono abituato. C´è verde dappertutto, anche se gli alberi sono pochissimi. Vediamo anche i famosi e tipici cavalli islandesi. Decidiamo di fermarci per scattare qualche foto. La cosa più impressionante è il muschio che si trova dappertutto, alto anche 30 cm e morbidissimo, sembra di poggiare i piedi e le mani sulla gommapiuma. Per timore di rovinarlo rientramo subito sulla strada. Che bello!

Arriviamo a Pingvellir. Qua c´è la famosa spaccatura della dorsale atlantica. Da una parte la placca continentale nordamericana, dall´altra quella europea. È possibile entrarci dentro e camminare, piove, ma non dà fastidio. Da ogni fenditura della roccia viene giù acqua. Arriviamo ad una cascata. Poi esce improvvisamente il sole. I colori sono irreali. E siamo soli. Non c´è nessuno intorno a noi. Giriamo ancora un po´. Poi decidiamo di andare. Prendiamo la strada per Geysir e dopo non molto arriviamo. Qua un po´ di turisti ci sono, d´altra parte siamo ancora vicini a Reykjavik e questa è forse l´attrazione più famosa del paese. Non rimaniamo però certo delusi, ci sono molte fumarole ma soprattutto c´è un enorme Geyser che, a intermittenza (alcuni minuti), esplode e manda a 20-30 metri i suoi spruzzi di acqua bollente. Fantastico! Soprattutto il momento che precede l´esplosione.

Da lì prendiamo la strada per Gulfoss, la seconda cascata d´Islanda (e quindi d´Europa). Il suo doppio salto è davvero imponente, purtroppo ci sono nuvole, e non riusciamo a vederla in tutto il suo splendore.

Già da 7 ore siamo a giro ed è appena l´ora di pranzo, abbiamo ancora molte ore davanti a noi per girare. In teoria si potrebbe girare sempre perchè non è mai buio, il sole infatti tramonta per circa mezz´ora intorno all´una di notte, ma la luce rimane sempre. E noi abbiamo cercato di sfruttare il più possibile la situazione dicendo che avremmo dormito al ritorno in Italia. Alcuni giorni siamo stati fuori per quasi 20 ore filate! D´altra parte la stanchezza si sente quando si va a lavoro, non in vacanza! Ci dirigiamo verso Landmannalugar passando dall´interno (la strada che taglia in due l´Islanda da SW a NE), saremmo andati fino a dove l´auto ce l´avrebbe consentito.

È incredibile come qua in Islanda il paesaggio e le condizioni metereologiche varino in pochissimo tempo. In un´ora capita di passare dalla nebbia, alla pioggia, al sole, al vento irresistibile e di nuovo alla nebbia, come pure nel giro di pochi km si passa dal verde rigoglioso al deserto di lava nera e inospitale, fino al ghiacciao. Solo l´acqua non manca mai. Facendo questa strada abbiamo visto tutto questo! E siamo andati un bel po´ verso l´interno ben oltre il vulcano Hekla, fino ad essere addirittura diversi km più a est del punto in cui si trova Landmannalugar, anche se molto più a nord.

Finalmente troviamo un indicazione per Landmannalugar, seguiamo la strada. All´inizio lo sterrato è abbastanza agevole poi dopo circa un ´ora la strada si fa quasi impossibile per la Yaris, soprattutto perchè mancano ancora più di 20km a destinazione e a questo ritmo non arriveremmo mai. A malincuore rinunciamo! Peccato. È valso comunque la pena arrivare fino a qua.

Seljalandsfoss, Skogafoss, Skaftafell, Svartifoss

La mattina seguente il tempo è buono e da Selfoss ci dirigiamo verso sud, seguendo la strada numero 1. Ad un certo punto vediamo una bellissima cascata (era sulla copertina della rivista dell´Icelandair) e ci fermiamo. È Seljalandsfoss. Fa un salto di oltre 60 metri ed è circondata da erbetta e muschio verdissimo. Non è molto imponente (in confronto alle cascate islandesi ovviamente), ma è davvero bellissima, sicuramente più di Gulfoss.

Proseguiamo lungo la costa fino a fermarci ad un´altra cascata, Skogafoss. Questa è la tipica cascata che viene giù uniforme da tutti i lati, fino in fondo, senza trovare ostacoli. Da lontano sembra una tenda enorme e bianchissima. Anche questa è alta più di 60 metri e sarà larga almeno trenta. C´è anche un bel sole che crea dei bellissimi arcobaleni quando incontra i suoi spruzzi. Scatto moltissime foto. Decidiamo di seguire il sentiero che porta in cima. Il panorama è mozzafiato anche se, come sempre, la cascata vista dall´alto fa meno impressione che dal basso.

Ripartiamo con destiazione Skaftafell, sotto il Vatnajokull, il più grande ghiacciaio d´Europa. Con l´auto attraversiamo la zona che qualche anno fa è stata devastata dall´esplosione di un vulcano sotto questo ghiacciaio, che ha riversato verso il mare milioni di metri cubi di acqua, fango e materiale lavico, portando via tutto. Non c´è rimasto nulla. Solo deserto nero.

Arriviamo a Skaftafell, l´idea è di pernottare al campeggio, ma fa freddissimo e piove, decidiamo di fare solamente un giro, poi proseguiremo per cercare alloggio.

Andiamo a vedere la base del ghiacciaio e rimaniamo impressionati dalle esplosioni del ghiaccio che si rompe. Decidiamo poi di seguire il sentiero che sale e porta a Svartifoss. Il panorama è unico: sotto di noi, un mare di sabbia nera, percorsa da rivoli di acqua, i resti dell´alluvione. Arriviamo alla cascata. Un po´ però ci delude, è piccolina, di bello ha solo le rocce di basalto nero che, simili a canne d´organo, la contornano.

Jokusarlon

Ripartiamo e ci fermiamo a Hof dove troviamo alloggio. È ancora presto e non siamo ancora stanchissimi, decidiamo di arrivare allora fino alla famosissima laguna glaciale di Jokusarlon. Sulla strada rimaniamo stupiti dal numero di pecore e agnelli presenti, e anche commossi nel vedere come le mamme cerchino di proteggere i loro piccoli quando vedono avvicinarsi qualcuno. Gli agnelli fanno tenerezza e commuove il pensiero che gran parte di loro sono destinati in poco tempo a finire nella pancia degli Islandesi.

Finalmente arriviamo. Jokusarlon è così bella da mozzare il fiato. Non sentiamo quasi il freddo terribile che ci circonda. Enormi iceberg galleggiano sull´acqua, sullo sfondo, il ghiacciaio, enorme. Quando il sole fa capolino tra le nubi, i colori si accendono e tutto diventa ancora più magico.

La mattina successiva ci alziamo presto e ritorniamo alla laguna, vogliamo rivederla e soprattutto fare il giro in gommone. Sul gommone siamo in una decina, gli unici Italiani siamo noi due. Girare in mezzo agli iceberg è un´esperienza esaltante anche perchè sono pochi i posti al mondo dove è possibile farla. L´escursione dura un´oretta e ci lascia molto soddisfatti, anche se un po´ infreddoliti.

Fiordi orientali, Egilstaoir

Ci dirigiamo verso Hofn, una cittadina costiera dedita principalmente alla pesca, dove ci fermiamo ad un supermercato a prendere qualcosa da mangiare. Da qui continuiamo la nostra strada, che diventa per alcuni tratti sterrata. Ci stiamo avvicinando ai fiordi orientali! Passiamo dalla Laguna di Lon. C´è una spiaggia nerissima e un freddo quasi insopportabile, il freddo qui è anche maggiore che a Jokusarlon, camminiamo un po´ sulla spiaggia trovando anche un osso di balena. L´acqua del mare è ovviamente gelata!

Arriviamo ai fiordi. La strada segue la costa, non arriviamo più. Che bello però! Si vede che da questa parte il turismo è scarso. Poi troviamo l´indicazione per Egilstaoir. È là che andremo a dormire. La strada è sterrata e anche abbastanza bruttina, fortuna c´è un bel sole! Cominciamo a salire, dobbiamo superare un passo. Ma in cima cosa c´è? Sembra nebbia! È nebbia! Improvvisamente entriamo in un muro di nebbia e non si vede a tre metri. Poi la strada comincia a scendere, abbiamo raggiunto il passo. Pian pianino scendiamo per questa strada e dopo un paio d´ore arriviamo senza vedere nulla ad Egilstaoir. Una nebbia così fitta non l´avevo mai vista.

Dettifoss, Hraunhafnartangi

La mattina seguente la nebbia si è un po´ diradata ma è ancora presente. Partiamo in direzione nord. Più che si va verso l´interno più che la nebbia ridiventa fitta. Prendiamo la strada per Dettifoss. La strada è sterrata ma accettabile, in poco più di mezz´ora riusciamo a percorrere i 24 km che ci separano dalla cascata più grande d´Europa. Purtroppo della cascata si sente solo il rumore, non si vede a 5 metri di distanza, risulta difficile individuare il sentiero che conduce a Dettifoss, peccato, ritorneremo. Mentre sono fermo ad aspettare mio padre rimasto un po´ indietro vengo avvicinato da un tizio che in un inglese un po´ traballante mi chiede se so se qui vicino c´è un distributore di benzina. È un italiano. L´unico che ho incontrato in Islanda. È a giro con la famiglia e ha un bel fuoristrada. Devo sembrargli un tipo un po´ matto perchè mi chiede se sono in bicicletta! Dico così perchè per fare il giro dell´Islanda in bici non si deve essere tanto normali (a causa del tempo è una cosa da masochisti). Trovandolo sulla mia mappa, riesco ad indicargli un distributore. Chissà se c´è mai arrivato?

Ripartiamo. L´obiettivo è arrivare a Hraunhafnartangi, il punto più settentrionale dell´Islanda, dove c´è solo un faro, solamente due chilometri e mezzo sotto il circolo polare artico. Avvicinandosi al mare la nebbia si dirada un po´, ma rimane. Quassù non c´è anima viva, non incontriamo nessuno. Siamo proprio isolati dal mondo! Troviamo una stradella che conduce al faro, poi si interrompe, dobbiamo proseguire a piedi. Andiamo un po´ alla cieca, tanto lontani non dovremmo essere. Sopra di noi migliaia di uccelli urlanti, sotto i nostri piedi il muschio morbidissimo, intorno al noi il rumore delle onde e purtroppo i resti della nostra civiltà prodotti chissà dove e condotti lì dalle tante mareggiate. C´è di tutto, pneumatici, bottiglie, resti di navi, galleggianti. Questo paesaggio mi da l´impressione di trovarmi in un futuro dove l´uomo si è estinto e questo è ciò che resta di lui. Mi sento a disagio in quest´ambiente, qua sono un estraneo. Cammina cammina finalmente troviamo il faro. Non ero mai stato così a nord!

Myvatn, Krafla, Dettifoss

Riprendiamo l´auto e ritorniamo verso sud, attraversiamo Husavik e ci dirigiamo verso il lago Myvatn. A 10 da Myvatn la nebbia si è fatta fittissima, non si rivede nulla. Sono sconsolato. Intorno al lago la nebbia però non c´è, è alta, e comincia a 50 metri d´altezza, sotto questa altezza la visibilità è perfetta, anche se ovviamente tutto è grigio. Perchè non c´è nebbia? Certo! Il calore! La zona di Myvatn è una delle zone geotermiche più importanti d´Islanda, il suolo e l´acqua sono caldi e la nebbia quindi si alza. Meno male. Troviamo una guest house e ci divoriamo mezzo kg di spaghetti in due. A circa 300 metri da noi vediamo un fumo denso e caldo uscire da un altro piccolo laghetto.

La mattina seguente la nebbia non si è diradata ed è sempre a circa 50 metri sopra di noi. Beh! Pazienza, non c´è il sole ma perlomeno qua si vede. Facciamo il giro del lago in auto. Dall´altra parte la nebbia è però più bassa, siamo più lontani dalle fumarole. Ritorniamo dalla parte con migliore visibilità e decidiamo di camminare un po´. Andiamo a Dimmuborgir. C´è lava nera dappertutto. Sono i resti dell´eruzione provocata dal vulcano Hverfell, che si trova lì vicino. Decidiamo di scalarlo, non è molto alto (circa 150 metri). Lo raggiungiamo e iniziamo l´ascesa. La salita è faticosa perchè il monte è fatto di sassolini neri e il sentiero è molto ripido, quindi si scivola. A metà salita entriamo nella nebbia che fortunatamente ogni tanto si dirada. Ci siamo! Siamo sul bordo del cratere! Che freddo che fa! Purtroppo non c´è un gran panorama. Questa nebbia!

Ridiscendiamo e ripresa l´auto ci dirigiamo verso il vulcano Krafla. Visto che è di strada ci fermiamo al laghetto che emetteva tutto quel fumo. L´acqua è bollente, non ci si tiene la mano. Si sente anche un rumore come di acqua che bolle. In effetti è così, poco distante da lì, vicino alla riva, tra il fumo, si vede l´acqua muoversi. Mi avvicino... Incredibile... C´è un gorgo impressinante e.. La terra trema... Sembra sul punto di eplodere. Scappo via di corsa. Chiamo anche mio padre e gli dico di andare in quel punto senza dirgli nulla di quello che troverà. Anche lui rimane sbigottito. Sarà una cosa normale o siamo capitati nel momento dell´esplosione? Nel dubbio ce ne andiamo, non siamo tanto tranquilli!

Arriviamo a Krafla. Esce fumo da tutte le parti. Non pensavo esistesse un posto così. Lasciamo l´auto e ci dirigiamo verso il vulcano. Ci sono spaccature da ogni parte, odore di zolfo e lava nera ancora calda e fumante. Giriamo senza meta in questo paesaggio surreale. Poi d´improvvso la nebbia si dirada ed esce il sole. Tutto è ancora più bello e colorato. Scatto decine di fotografie.

È ancora presto e visto che c´è un bel sole decidiamo di andare a vedere Dettifoss. Percorriamo i pochi km che ci conducono al bivio per Asbyrgi e imbocchiamo la strada sterrata già percorsa la mattina del giorno precedente. Finalmente arriviamo e stavolta la visibilità è perfetta. Però ci sono i moscerini! Migliaia di moscerini sembra non vogliano altro che tuffarsi nei nostri polmoni e infilarsi nei nostri occhi! Cerchiamo di tapparci nel miglior modo possibile naso e bocca e andiamo avanti. La cascata è bellissima. Però sti´ cavolo di moscerini... Sarebbe servita una retina da mettere in testa! Visto che siamo qui proseguiamo a piedi per altri 10 minuti fino ad arrivare alla cascata che è a monte di Dettifoss: Selfoss. Questa è più bassa ma molto più larga della precedente ed ha un bellissimo effetto scenico. I moscerini però ci torturano. Decidiamo di rientrare alla macchina.

Ripercorrendo il percorso all´indietro ci rifermiamo al laghetto in ebollizione. La terra trema ancora e non è esploso nulla. Deve perciò essere una cosa normale. Visto che c´è anche il sole ci soffermiamo un po´. Faccio anche qualche foto al vulcano scalato stamattina, ormai libero dalla nebbia.

Poi rientriamo alla guest house, mangiamo e decidiamo di aspettare il tramonto. Aspetta aspetta, arriviamo alle 23 e il sole è ancora altino, ci accontentiamo, scatto un po´ di foto soffermandomi soprattutto sulla chiesa di Reykjahlio che ha una storia singolare. Infatti durante l´ultima eruzione la lava, che uscita dal Krafla stava avanzando senza ostacolo verso il lago Myvatn, a pochi metri dalla chiesa improvvisamente si fermò, risparmiandola. Ciò che non potè la lava pote l´uomo che poco dopo l´abbattè per rifarne una nuova.

Godafoss, Akureiri, Penisola di Snefellness

La mattina sequente siamo di nuovo in partenza, oggi ci aspettano un bel po´ di km! Ci dirigiamo a Godafoss, un´altra cascata. Bella sì, ma ne abbiamo viste di migliori e poi ormai le cascate ci escono dagli occhi! Arriviamo ad Akureiri, il posto è davvero caratteristico, ordinato e con tantissime casette in tipico stile nordico. Vediamo anche il quartiere popolare che stona assai con tutto il resto, palazzoni orribili in stile ex-sovietico. La cosa che più mi colpisce delle case sono le finestre grandissime, alcune stanze hanno al posto del muro il vetro e all´interno si vedono benissimo le persone che stanno stirando o guardando la tv.

Mah! Giriamo un po´ per il centro, ma non c´è nulla di particolare, d´altra parte l´Islanda non è certo famosa per i centri abitati.

Ripartiamo e percorriamo tutta il tratto settentrionale della strada numero 1. Arrivati al bivio per la penisola di Snefellness, decidiaomo di imboccarlo. O meglio decido io, visto che mio padre non ce la faceva più e voleva proseguire per Reykjavik. Ma d´altra parte siamo qui, chissà quando ricapita l´occasione di andare nella penisola dello Snefellness. La giornata è fantastica, oggi non c´è una nuvola. Percorriamo la strada costiera meridionale della penisola. L´Islanda è sempre una sopresa, da ogni parte c´è sempre qualcosa di unico è bellissimo, e anche questa zona non ci delude. Arriviamo fin sotto il vulcano Snefellnessjokul, proprio sulla punta più occidentale della penisola, famoso perchè è da qui che comincia l´avventura dei protagonisti del libro di Julio Verne, Viaggio al centro della terra. Sulla parte sommitale del monte c´è un ghiacciaio e tutto intorno lava nera che si spinge fino al mare. Ormai è tardi per riprendere la strada per la capitale, decidiamo di fermarci a Olafsvik, esattamente a nord del vulcano.

Reykjavik e Penisola di Reyjkianes

Anche la mattina seguente il tempo rimane bellissimo. Ripartiamo e dopo circa tre ore (e il tunnel sotto il fiordo!) arriviamo a Reykjavik. Si vede chè è una città ricca, è proprio carina e ben tenuta, e c´è tantissimo verde. Giriamo un po´, poi decidiamo di avvicinarci alla zona dell´aereoporto per cercare un posto dove dormire. Arriviamo a Keflavik. Niente, non si trova nulla. C´è posto solo in un hotel alla modica cifra di 500 euro. Decidiamo di dormire in campeggio, tanto la tenda ce l´abbiamo.

Non è ancora l´ora di pranzo. Che facciamo tutto il pomeriggio? Boh. Decidiamo di girare la penisola di Reykianes, certi di non trovare nulla di interessante. Andiamo alla Laguna Blu. Troppo turistica, il posto non sarebbe brutto però mi ricorda tanto le terme che si trovano un po´ sparse per l´Italia. C´è un lago, circondato da lava nera, con l´acqua celeste e calda e tanta gente dentro che ci fa il bagno. Ci dirigiamo verso il parco di Reykjanesfolkvangur, con l´idea di arrivare al lago che c´è all´interno. La strada è terribile, proseguiamo un po´, poi decidiamo che il posto non ne vale la pena e ritorniamo indietro. Ci dirigiamo allora a Garosskagi, all´estremità occidentale della penisola. Niente di particolare, c´è un porto con tante caratteristiche imbarcazioni da pesca, colorate e robustissime. Non è brutto ma forse è merito del tempo assai soleggiato.

Un po´ delusi da questa penisola facciamo l´ultimo tentativo, quasi controvoglia. Ci dirigiamo verso il faro di Reykjanesviti. Arrivati quasi sotto il faro vediamo qualcosa di incredibile. Migliaia di uccelli sono a terra sulla strada, immobili. Ci avviciniamo e loro fermi. Poi d´improvviso tutti insieme si alzano e iniziano a urlare e volteggiare bassissimi sopra di noi. Bellissimo. Andiamo oltre e arriviamo alla scogliera. Affascinante, però siamo ancora attratti da quegli strani volatili. Ritorniamo al faro e scendiamo di macchina. Gli uccelli sono migliaia e soprattutto sono arrabbiatissimi. Urlano e soprattutto si gettano in picchiata contro di noi come se volessero beccarci sulla testa. Sembra il film di Hitchcock. Fanno davvero impressione. Sembra che ci vogliano dire che non ci vogliono qua e che questo è il loro territorio. L´Islanda ci ha regalato l´ultima fortissima sensazione.

La sera ci concediamo una cena al ristorante (carissima) e poi andiamo al campeggio. Non abbiamo voglia di montare la tenda, decidiamo di dormire in macchina. Inutile dire che non si dorme granchè, la luce è assai fastidiosa. Vabbè si dormirà in aereo.

Alcune considerazioni.

L´Islanda non è affatto cara! Se si evitano hotel e ristoranti si riesce a spendere relativamente poco. Per dormire ci sono le guest house: graziose, pulitissime e sempre dotate di cucina. Se non si chiedono i lenzuoli e si utilizza il sacco a pelo (portarselo!) nel periodo in cui sono stato io si spendevano dai 20 ai 30 euro a testa. Per mangiare ci sono i supermercati, panino a pranzo e spaghetto alla sera. In più l´acqua del rubinetto è buonissima (e come potrebbe non esserlo?) quindi niente acqua in bottiglia.

La spesa maggiore è quella per l´auto, l´ideale sarebbe un fuoristrada, con una Toyota Yaris siamo comunque riusciti ad andare da tutte le parti tranne che a Landmannalugar. Prima di fissare l´auto è bene aspettare l´ultimo momento e controllare su internet (da google cercare -road iceland-) lo stato delle strade. Tenere presente che io sono andato a giugno. Un mese prima molte delle strade che ho fatto erano chiuse, a luglio forse sarei arrivato anche a Landmannalugar.

Se si va nella zona di Myvatn portarsi una retina da mettere in testa per i moscerini, sono fastidiosissimi. Io a dire il vero a Myvatn non ne ho visti nemmeno uno, li ho trovati solo a Dettifoss che però non è lontana, penso dipenda molto dal tempo che si trova. Se però si pensa che Myvatn significa moscerino...

(Le foto di questo viaggio le trovi su http://freeweb.supereva.com/andreasabatini/)

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