Geppa e Ciccions in Islanda

7-08-2005 h 3.30 - In taxi fino a Ciampino! Non abbiamo trovato proprio nessuno di buon cuore che ci portasse in aeroporto a quell'ora! (abbiamo rinunciato al volo diretto per la capitale islandese non appena ci hanno pronunciato la parola ...

  • di M. 1
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

7-08-2005 h 3.30 - In taxi fino a Ciampino! Non abbiamo trovato proprio nessuno di buon cuore che ci portasse in aeroporto a quell'ora! (abbiamo rinunciato al volo diretto per la capitale islandese non appena ci hanno pronunciato la parola millecinquecento). Pensiamo parta all'alba solo il nostro volo e invece ci stupiamo del fatto che ce ne siano altri 5….Geppa è costretta a togliersi le Cult, così la si vede girare scalza come una zingara. Albeggia. La destinazione è Londra, ma noi sappiamo che è solo una tappa. Solita corsa a "li mejo posti" perché Ryanair non dà il numero a nessuno. Avvertiamo un misto di tensione ed eccitazione per questo viaggio (Geppa non dorme da giorni, ma quello è il Cagottibus dell'aereo!). Alle 8.40 siamo nello splendido aeroporto di Stansted dove, credendo di fare gli "italiani" cerchiamo di arraffare una coincidenza per Reykjavik. Ci sparano 160Gbp a cranio. Decliniamo con molta cordialità inglese. Anche se allettante non lo è quanto un pic-nic nel parco di Bishop's Stortford, un piccolo paesino vicino l'aeroporto. Bivacchiamo nel parco circa 8 ore. Il tempo è incerto, ma piacevole. Un sole da favola. Infatti ci scottiamo. Bhè, scottati in England, non è il massimo? Alle 20.40 prendiamo la Iceland express. Il volo è pieno di islandesi. Ci rendiamo conto che le nostre low-cost sono lontane anni luce dalle loro. L'aereo è larghissimo, i sedili comodissimi, le hostess biondissime. Arriviamo alle 22.50, ora locale, a Keflavik dopo 3 ore di volo. Prendiamo le valige e cambiamo i soldi. Conviene cambiarli qui in aeroporto visto i tassi di fuori. Cerchiamo di prendere la macchina già da stasera, l'abbiamo prenotata solo per l'indomani, ma la risposta è "Vik djà?" (de che?). Mogi mogi prendiamo un taxi (costosissimi in Islanda) e ci rechiamo al Fit Hostel (questo bisogna prenotarlo almeno una settimana prima perché è l'ostello più vicino all'aeroporto e viene riempito da tutti i voli notturni e, lo scopriremo alla fine del viaggio, è il più caro d'Islanda dopo la capitale). Dormiamo divinamente (sleeping-bag) fino a quando non entrano 4 zitelle francesi che fanno un macello con valige, torce e roba varia. Ma gli ostelli si sa, sono così. 8-08 La mattina dopo siamo più stanchi che vivi. Facciamo colazione e un po’ di autostop. Non vogliamo proprio ripagarlo il taxi. Ci carica un signore molto gentile che lavora in aeroporto. Ciccions attacca certi pipponi (vedi che significa sapere l'inglese a menadito??!!). In mezz'ora siamo con la nostra macchina fiammante (non un fuoristrada) e i bagagli, pronti per questa splendida avventura. Il programma è girare tutta l'Isola in senso antiorario. Ci dirigiamo verso Laguna Blu, anche se piove. Un'immensa piscina calda all'aperto su base di lava nera. L'acqua è molto sulfurea di un colore celeste chiarissimo. Sembra un lago lunare con intorno tutta lava. Difficile descrivere la sensazione di quando si riemerge. Il freddo polare fuori, il caldo dentro. Costosa, ma attrezzatissima. Dopo questo rilassante bagno puntiamo Gayser, lo spruzzo che ha dato il nome a tutti quelli del pianeta. Dopo un'ora e passa di strada, a tratti non asfaltata ma molto suggestiva, arriviamo a destinazione. Il "Gayser" non è più attivo dagli anni '60, quando arrivava agli 80 m di altezza, ma è degnamente sostituito da Strokkur, 35 m ogni dieci minuti. Sembra un orologio. È davvero bella questa valle, contornata da mini-geyser, con la lava chiara millenaria tutt'intorno. Rimaniamo a guardare il miracolo una decina di volte. Un bimbo sui 7/8 anni con l'ombrello, si lascia inzuppare dallo Strokkur per oltre un'ora. È quello che tutti avremmo voluto fare. Per restituire ciò che ci eravamo presi in prestito, diamo un passaggio a due ragazze parigine dirette anche loro a Gulfoss, la più importante cascata d'Europa. Mangiamo un panino schifezza (l'Islanda in questo è come l'America, per mangiare bene bisogna cercare). È qui che Geppa cambia il suo nome in Dottir (suffisso dei cognomi femminili qui nell'isola, che prendono il nome del padre e ci aggiungono -dottir alle femmine e -son ai maschi…è un'usanza che viene da lontano, dai vichinghi addirittura!).Dopo appena 10 km ci troviamo di fronte uno spettacolo che mai avremmo immaginato. Una nebulizzazione che arriva a 10 metri! Più che alta la cascata è larga e compie un salto verso uno stretto canyon, tanto da creare una nuvola che la nasconde. In lontananza scorgiamo le nevi perenni, ingrigite da un cielo plumbeo e minaccioso. L'Islanda sembra l'isola della natura. Ogni cosa viene lasciata così come la si è trovata. Una cascata così grande da noi avrebbe mille transenne. Qui nulla viene intaccato. Bisogna fare solo molta attenzione, ma l'acqua la si può toccare. Così la strada (la famosissima Ring road), una lingua d'asfalto in mezzo alla natura. Fantastico il loro rispetto per la natura. Continua a fare 15°. Regna sovrana una calma che lentamente scende su di noi. È il momento della vacanza in cui tutto rallenta e si assapora la visita. Siamo pronti per una grande escursione che avevamo progettato fin dall'Italia (che ora sembra davvero lontanissima): le pulcinelle di mare. Sulla strada per il porto, dal quale occorre imbarcarsi per l'isola che ad agosto ospita il ripopolamento di questi uccelli, decidiamo di pernottare in una piccola località di campagna (Soleymar), un centro eco-solidale che ospita colture biologiche in serra curate da una comunità di disabili. Alloggiamo in una guesthouse (con la formula sleeping bag si rivelerà la soluzione più economica in Islanda) molto carina (Guesthouse Brekkukot), gestita da una ragazza giovanissima. Proprio qui, purtroppo Ciccions si blocca! Tipico colpo della strega. Siamo costretti a rallentare. Non riesce a stare in piedi, figuriamoci ad entrare in macchina.

9-8 Grazie al mitico Moment (in un paesino davvero sperduto non ci sono gli abitanti figuriamoci le medicine) riusciamo a ripartire. La prima farmacia ci fornisce di una crema miracolosa. Ibuprofene in gel. Mitico! Siccome non possiamo più fare tanti km al giorno, la schiena di Ciccions ne risentirebbe, rimandiamo le pulcinelle facendo più tappe. Visitiamo il vulcano Ekla (porta degli inferi nella tradizione locale) e Eyrarbakki, sede della più antica abitazione esistente in Islanda, risalente ai primi del '700. Alloggiamo in un mini-cottage (Hellrinn, vicino al fiume, proprio all'entrata del paese) tutto per noi ad un prezzo bassissimo (1500 Kr). La cena è di Dottir. Un pesce dei mari del Nord con aglio e limone, una gustosissima zuppa Knorr agli asparagi e gli Oreo come dolce. Il cottage è stupendo. Tutto in legno, attrezzatissimo. La signora parla poco l'inglese, ma è molto cordiale. Dormiamo senza limiti. Il sole tramonta alle 23.30 e sorge alle 4.30…ma noi non ci curiamo di lui. Il silenzio più assoluto ci circonda. Iniziamo a spiegarci come mai questa è l'isola del relax e del vivere bene. Siamo in un cottage in mezzo al niente e possiamo anche lasciare la porta aperta, non ci sarà mai nessuno che verrà a disturbarci. Roma sembra un altro mondo. O meglio, Roma è un altro mondo

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