Viaggi e miraggi: l'islanda

Ci sono viaggi che nascono da un’urgente voglia di scappar via e viaggi che muovono i primi passi su precoci libri di geografia, quando una vertigine di bambino ti coglie pensando ad un’isola lontana, posta lassù in alto vicino al ...

  • di Roberto Esposti 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Ci sono viaggi che nascono da un’urgente voglia di scappar via e viaggi che muovono i primi passi su precoci libri di geografia, quando una vertigine di bambino ti coglie pensando ad un’isola lontana, posta lassù in alto vicino al Polo Nord. Quando la cultura è in formazione i punti cardinali sono oggetti misteriosi e le categorie dell’alto e basso, del su e giù omaggiano di maggiori suggestioni le terre remote. Con il passare degli anni documentari e rari film ti precisano meglio l’oggetto di un desiderio nascosto ed inconfessato, perché ancora in nuce: poi un’iperbole fatta di discorsi da pub e suoni che hai iniziato ad amare ti spinge sempre più verso quel posto e quando son cadute tutte le remore ti ritrovi con i biglietti aerei in tasca ad un concerto dei Sigur Ros, con la beffarda arroganza di chi sa che 3 giorni dopo sarà a casa loro. Due ore e passa di musica che ti avvolge morbidamente dall’alto come un’aurora boreale lasciandoti un senso d’evento (d’Avvento?) ti palesano il corto circuito emozionale che si sta realizzando nella tua testa e finalmente ti è chiaro tutto il percorso che ti ha portato all’aeroporto internazionale di Keflavik, Islanda.

La terra che ti appare all’improvviso dal mare è la brulla Reykjanes, intenso assaggio dei pavimenti lavici d’Islanda: un po’ ti spaventa e un po’ ti incuriosisce, come la fredda pioggerella che ti accoglie una volta sbarcato a suonarti la sveglia dall’umido torpore cui l’Italia ti aveva abituato. Ma il calore in Islanda è sempre dietro l’angolo: nelle “celesti” acque della vicina Laguna Blu, come nelle centrali geotermiche che alimentano queste piscine e la fame di energia pulita dei 300.000 abitanti di questo paese. Pochi, simpatici ed attivi: questi sono gli islandesi che si concentrano in massima parte nella capitale Reykjavik, sorta di villaggio di pescatori ipertrofizzato con ambizioni (ben riposte) di futuro polo economico e culturale internazionale. Nella città si spende tanto, per tutto, arte compresa. Installazioni e sculture di artisti locali sono ovunque: architetture particolari e fontane ad ogni angolo. Si sentirà molto parlare di questo posto nel futuro, siatene certi.

Pochi ed attivi dovevano esserlo anche nel passato gli islandesi: in più erano già democratici, visto che la spianata di Thingvellir li ospitava durante il primo parlamento della storia nel 930 dopo Cristo. Del resto quando devi confrontarti con la potenza ad orologeria del vicino Geysir e la furia del contiguo Hekla comprendi che le decisioni è meglio prenderle oneste e condivise, magari riflettendoci sotto i riflessi dorati della maestosa cascata di Gullfoss.

Peccato che la luce latiti spesso da queste parti (pur tramontando, accidenti, alle 23 e 30) perché lo Snaefell sarebbe un bel vedere dalla capitale, posto così com’è alla fine dell’omonima penisola: il vulcano ghiacciato che Verne considerava l’esofago di Gaia, è un’inquietante magnetica presenza dietro le nubi. Sopra, le nubi, quando gli si soggiace visitando la grotta di Songhellir, ed i neri faraglioni di Djupalonssandur: qui giocando con le pietre dei pescatori si riscoprono antichi riti di iniziazione a mestieri difficili, complessi come la dinamiche della furia della lava che crea gli enormi crateri di Holaholar. La natura qui regna, ti schiaccia moralmente come le sue nuvole a non più di 100 metri d’altezza: scopri di continuo terre parallele e misteriose, a tratti te le inventi. Quando sono reali come i remoti Fiordi Occidentali non ti basta il tempo e l’attrezzatura per conoscere il limite di quello che questa terra ti concede di esplorare: quando te le inventi sono Svalbard, Francesco Giuseppe, Severnaya Zemlya

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