L'Irlanda è verde davvero

Il diario di viaggio di Patrizio tra Dublino, Galway, Connermara e Burren

La grande carestia della patata

È stato un inglese a portarla dall'America, mi pare alla fine del 1600, ed è stata per l'Irlanda fonte di ricchezza e di prosperità: mi riferisco alla patata, che ha sfamato le classi povere per decenni. Ma verso la metà dell'800 è arrivata la peronospora, un fungo, che ha ammalato le patate. È scoppiata una carestia che ha fatto più di mezzo milione di morti. In realtà già allora l'Irlanda era un paese ricco di derrate alimentari (bovini, ovini e poi cereali) che esportava in tutto il mondo, ma i latifondisti (cattolici) e gli occupanti (Inglesi) se le sono tenute per sé e per i propri commerci. E a quel punto, per fame, gli Irlandesi poveri dovettero emigrare in America. Ne partirono due milioni a bordo di navi-bara, come la Jeanie Johston, dove morivano spesso lungo il viaggio (questa nave in particolare in realtà aveva un medico a bordo, quindi li ha salvati tutti). La nave è ormeggiata lungo il fiume ed è appunto un Museo, mentre il monumento (creato da emigrati irlandesi in Canada) rappresenta le figure spettrali degli affamati. Tutto questo è suggestivo e interessante, perché contiene vari spunti: la vocazione agricola dell'Irlanda e le sue contraddizioni socio-politiche. A cominciare dalla lunga dominazione inglese, per finire alle sue crisi economiche anche recenti.

Una storia tormentata

La storia d'Irlanda non è mai stata facile. Fin dal 1200 sono arrivati gli Inglesi, e l'hanno considerata una Colonia. Le rivalità religiose successive sono una conseguenza di quelle politiche: dalla fine del 1600 i contadini cattolici irlandesi non potevano possedere cavalli, non potevano acquisire terra ed erano vietati i matrimoni misti, tra cattolici e protestanti. Nel 1916 ci fu una prima grande insurrezione, ma solo nel 1949 c'è stata l'indipendenza dell'Irlanda, anche se – come è noto – in Irlanda del Nord, restata sotto il dominio inglese, i conflitti sono stati lunghi, sanguinosi e non ancora del tutto risolti. Dopodichè l'Irlanda ha avuto recentemente alti e bassi da un punto di vista economico. Attorno al 1990 ha avuto un boom economico, con un PIL che è arrivato al 10%, però a caro prezzo: tasse basse, ma contrazione della spesa pubblica e salari ridotti. Morale: nel 2004 è scoppiata un'altra crisi molto grave, dovuta ad una bolla immobiliare, con conseguente crisi delle banche e crisi sociale. Adesso pare che l'Irlanda sia ripartita alla grande, tornando ad essere appunto la famosa "Tigre Celtica", che si nutre di carne e di latte. O, meglio, più che nutrirsi lei, esporta carne e latte. Esporta cioè i prodotti delle sue industrie, che sono soprattutto alimentari. In Irlanda ci sono 7 milioni di bovini, 5 milioni di ovini (e circa 4 milioni di umani). Ed esporta il 90% della propria produzione agro-alimentare. Tanto per rendersi conto: esporta 500.000 tonnellate di carne, in 60 Paesi, per un valore di 250 milioni di euro. Una quantità che potrebbe sfamare 30 milioni di persone... Altro che carestia. Ma come mai? Grazie a che cosa?

Il clima

Per capire meglio devo fare un salto temporale, riguardo al mio viaggio. Dopo Dublino infatti mi sono spostato verso ovest, verso Galway e nella Contea di Clare. Lungo la famosa Wild Atlantic Way, la lunghissima strada panoramica che costeggia l'Oceano, lunga 2500 chilometri, che parte da Londonderry a nord e arriva giù fino a Mized Head, piena di deviazioni, spiagge, promontori, lungo lande (apparentemente) desolate. Qui sono stato a vedere, dal mare e da terra, le Cliffs of Moher, le scogliere di Moher. Che assomigliano alle bianche scogliere di Dover, solo che non sono bianche, ma a strati grigi. Sono altissime, molto suggestive, poolate da un sacco di specie diverse di uccelli

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