Irlanda... pioggia, musica e full Irish breakfast

Da Dublino verso il nord, per poi tuffarsi nel verde del sud dell'isola, risalendo infine lungo la costa occidentale: un'Irlanda a zig zag

  • di fiorenzasasso
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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DUBLIN, MUSICA E PIOGGIA

Dublino è una città da godersi col sole o con la pioggia, nel nostro caso più la seconda. Comunque il tipico entusiasmo da primi giorni irlandesi non si spegne annegandolo in un po’ d’acqua. Qui nel giro di poco tempo ridefiniamo il concetto di estate e ci ritroviamo a riflettere, coperti da strati di maglioni e giacche, su tutte quelle parti di mondo in cui l’equivalenza “agosto = caldo” non ha significato. Trascorriamo i giorni dublinesi a zonzo per le strade, visitando il Castello e le Cattedrali Christchurc e Saint Patrick, rifugiandoci nei negozi quando siamo inzuppati dalla pioggia, rifocillandoci a forza di ottimo stew (stufato irlandese) o fish and chips e cercando di assaporare la vitalità di questa città, che, soprattutto la sera nella zona del Temple Bar, si anima incredibilmente. La musica è protagonista delle serate al Temple Bar, sia in strada che nei pub, ovunque è un diffondersi di melodie irlandesi a base di violini, chitarre, flauti, pipes (le cornamuse irlandesi) e voci: impossibile passare qualche ora in queste strade senza trovarsi a canticchiare “The wild rover” o “Dirty old town”. Nei pub è un tripudio di birre, ma io, non amando affatto la birra (cosa che suona blasfema in una terra come questa), sono costretta all’unica alternativa onorevole: Jameson Irish Whiskey. E così si dimentica il freddo!

SLIGO, FUORI DALLE ROTTE TURISTICHE

La nostra prima settimana irlandese sarà all’insegna dell’avventura: senza programmi né prenotazioni ci organizziamo per spostarci verso nord con i mezzi locali. Gli autobus sono numerosi, anche se non permettono di arrivare proprio in tutti i posti. Quindi rinunciamo al Giant’s Causeway, difficile da raggiungere in bus, e puntiamo alla più sconosciuta Sligo. Sligo ci si presenta sferzata da vento e pioggia, tanto che buttiamo via il nostro primo ombrello distrutto dalla forza degli elementi e ne acquistiamo subito un altro (non mancano nei negozi!), insieme a calze pesanti e cappello di lana. Agosto qui è solo una data sul calendario, non una questione climatica. Avevamo progettato escursioni nei dintorni, ispirati dall’immancabile Lonely Planet, ma in breve scopriamo che in autobus le tratte locali non esistono e l’idea di muoversi a piedi non è praticabile con questo tempaccio. Anche la ricerca di un ostello non è facile: alcuni indirizzi segnalati sulla guida sono chiusi o decisamente decadenti. Ma perché eravamo venuti a Sligo? Cerchiamo una risposta nelle grosse tazze di caffè e tè caldi, osservando la vita da dietro le finestre dei bar: chi s’accontenta gode…

I LAGHI DI ENNISKILLEN

Abbandoniamo Sligo sotto un cielo compatto color grigio pioggia. Nelle orecchie ci risuonano i famosi “cieli d’Irlanda” di cui canta la Mannoia: saranno solo fantasia? Prossima tappa Enniskillen, tra i due laghi Erne. Qui, nel grazioso paesino, ci accostiamo a una natura rigogliosa e rilassante: il giro in barca sui laghi ci permette di assaporare le mille tonalità di verde delle colline circostanti, finalmente illuminate da timidi raggi. Visitiamo un antico complesso monacale su una piccola isola, con annesso cimitero di lapidi in pietra. Ah, ecco dove si nascondeva l’Irlanda delle canzoni!

BELFAST, TOCCATA E FUGA

Belfast ci si presenta cupa e deserta, forse la gente è rintanata in pub e case, per scampare al pessimo tempo (di nuovo!). Iniziamo a sentirci scricchiolanti per la troppa umidità e l’ostello decadente che ci ospita sembra uscito da un inquietante film thriller di serie b

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