Magia d'Irlanda

Un tour di sette giorni nella Repubblica d'Irlanda: dalla grande capitale alla campagna, dalle montagne alla costa

  • di Davide Casati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Tutte mentono sul clima. In una immaginaria alleanza, le guide che pensavi fossero affidabili e fedeli compagne di viaggio ti tendono un tranello. Lo scopro appena sceso dal volo Aer Lingus che mi ha portato all’aereoporto di Dublino. Fa freddo, tira un forte vento e piove. Queste tre costanti mi accompagneranno per tutto il tour che farò nella Repubblica d’Irlanda.

ARRIVO A DUBLINO

Dall’aeroporto recentemente rinnovato della città, si raggiunge in quindici minuti Dublino in taxi con circa 20 euro. Direttamente nel primo terminal dell’aereoporto è possibile in alternativa acquistare il The Dublin Pass che regala il transfer in pullman fino al centro e gli ingressi ai più famosi musei della città compresa la Guinnes Storehouse (www.dublinpass.ie), si va dai 35 ai 95 euro per persona adulta.

Un autista albanese mi accompagna al Juris Inn Parnell (3 stelle sup). La catena conta tre alberghi a Dublino, tutti in ottime posizioni per raggiungere a piedi il centro. Le camere sono spaziose e pulite. Appena sistemate le valigie, mi tuffo nelle strade della capitale.

Attraversando il centro commerciale di Moore street arrivo in Henry street, una via pedonale dedicata allo shopping. Dopo aver scansato alcuni predicatori religiosi, proseguo in O’Connell street dove si trova il General Post Office, la posta centrale di Dublino. Costruita nel 1816, era stata bombardata dall’esercito inglese nel 1916 dopo che Patrick Pearse la proclamò sede della rivoluzione irlandese. Venne ricostruita solo nel 1929 in stile georgiano. Inizia a piovere e mi rifugio nella libreria Eason. Al piano terra un piccolo bar serve degli ottimi dolcetti.

Rigenerato da un caffè latte stile americano, torno sui miei passi e mi decido ad attraversare il fiume sul Grattan Bridge.

Dall’altra parte trovo la City Hall, il municipio settecentesco dove sono conservati gli archivi storici della lotta per l’indipendenza.

Svoltando in Lord Eward street sono attratto da un piccolo mercatino di prodotti tipici nei giardini della Christ Church Cathedral. La chiesa protestante venne costruita nel 1038 nel cuore della Dublino medievale. Dopo essere stata demolita, venne nuovamente eretta nel 1172 dai Normanni e subì un ingrandimento nel 300 e un restauro nell’800. Si dice sia la tomba di Strogbow, primo conquistatore normanno d’Irlanda. Decido di non credere alle leggende (considerato anche il prezzo del biglietto d’ingresso) e mi fermo sulla panchina che si trova subito fuori la cripta. Dopo l’ennesimo acquazzone scelgo di rientrare in albergo.

L’impatto con la grande città è stato positivo. Il tasso di natalità è impressionante: 15,5 nuovi nati ogni 1000 abitanti (in Italia 9,2). Le strade di Dublino sono quindi affollate di giovani e bambini.

DUBLINO E KILKENNY

Il mattino del secondo giorno decido di visitare la cattedrale di San Patrizio, la seconda chiesa protestante dopo Christ Church. La costruzione risale al ventiduesimo secolo. La leggenda vuole che la cattedrale sia stata fondata sul pozzo in cui San Patrizio battezzò i primi cristiani irlandesi. Al suo interno trovo le tombe di Jonathan Swift, lo scrittore de I viaggi di Gulliver, e il Boyle Monument, in onore di Robert Boyle, lo studioso che diede il nome alla famosa legge della fisica. Nella parte sinistra della cattedrale è presente un portale di legno con due pannelli mancanti. Da questa porta nasce il detto irlandese "giocarsi un braccio" (changing one's arm). Alla fine del quindicesimo secolo, infatti, il conte di Ormond si barricò nella chiesa per proteggersi dal conte di Kildare, suo nemico. Nonostante quest’ultimo gli avesse promesso una resa senza conseguenze, il conte di Ormond non voleva uscire per siglare l’accordo temendo per la sua vita. Così il conte di Kildare decise di bucare la porta e stringere, in segno di pace, la mano dell’altro nobile attraverso il portone di legno. Da oltre cinquecento anni la frase "giocarsi un braccio" è utilizzata per intendere quelle situazioni di stallo in cui occorre correre un rischio per riuscire ad ottenere un risultato positivo

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