Viaggio in Persia: Islam, il deserto, la gente

Quindici giorni per esplorare l'Iran più conosciuto dai viaggiatori e per entrare in contatto con gli iraniani

  • di viaggiatori2000
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Deciso: quest’anno è Iran. Quindici giorni in primavera. Non d’estate: troppo caldo. Né d’inverno: nevica!

Perché questa scelta? L’Iran è un paese in transizione e il passaggio, il cambiamento attirano l’attenzione, suscitano curiosità. Sta vivendo una certa apertura verso l’esterno, dopo l’accordo sul nucleare. E poi è la culla della civiltà e l’arte persiana è raffinatissima, il punto d’origine dell’arte islamica. Il regime politico e la mancanza di una forte opposizione interna lo rendono un paese “tranquillo”, non rischioso per terrorismo, com’è invece opinione comune, a meno di non essere smentiti da episodi concreti. Il viaggio ha rappresentato una conferma delle nostre aspettative, che sono state nel contempo ampiamente superate. Perché, se l’arte persiana ci ha catturati con la sua ricchezza affascinante, il deserto, i villaggi con le costruzioni in adobe, i sistemi raffinati per assicurarsi il rifornimento d’acqua sono stati una vera sorpresa, una variazione inaspettata. E, sopra a tutto, gli iraniani, con la loro gentilezza, disponibilità, amichevolezza… La preparazione del viaggio è stata lunga. Un biglietto aereo acquistato sei mesi prima della partenza. I contatti con l’agenzia locale per l’organizzazione. La ricerca di qualche libro che potesse inquadrare il paese dal punto di vista artistico, storico, politico.

L’ITINERARIO

Abbiamo seguito il classico itinerario di chi visita il paese per la prima volta, decidendo le tappe con Mustafa e Fatima, che gestiscono l’agenzia locale di cui ci siamo avvalsi: Iran free tours. Il contatto è avvenuto via mail, con diversi scambi fino ad arrivare all’itinerario definitivo. Sono stati precisi, attenti alle nostre esigenze, professionali; ci hanno inviato la documentazione per ottenere il visto, hanno effettuato per noi tutte le prenotazioni alberghiere, hanno organizzato i trasporti (auto con autista e due voli interni), ci hanno procurato le guide nelle principali città. Durante il viaggio siamo rimasti in contatto giornaliero via WhatsApp, per ogni evenienza o solo per dare loro un feedback sulla giornata.

L’itinerario ha toccato le principali città: Tehran, Isfahan, Shiraz e quelle meno note, ma ugualmente interessanti: Kashan, Yazd, Kerman e poi villaggi, fortezze, caravanserragli incontrati lungo le tappe di trasferimento. E il deserto: vicino a Kashan, il Maranjab e più a sud, nella provincia di Kerman, il Kalut.

LE CITTÀ

Tehran è una città non bella, caotica, inquinata. Proprio come si vede nei film di Farhadi. Per scoprirla e apprezzarla è probabilmente necessario viverla nella sua quotidianità e non riservarle i tempi contingentati del visitatore. È diventata la capitale dell’Iran solo in tempi relativamente recenti (nel corso del 1800) e quindi non ha monumenti di particolare pregio, se si eccettua il Palazzo Golestan, residenza degli Scià di Persia, ma soffocato da brutte costruzioni sorte intorno, muri scrostati, condizionatori fuori delle finestre. Venendo a tempi più recenti è bella l’architettura del famoso arco Azadi, ormai divenuto simbolo della città, e del ponte pedonale Tabiat che collega due parchi cittadini, scavalcando una strada trafficatissima. La torre Milad che arriva a oltre 250 metri di altezza, permette una vista della città dall’alto, che assume un fascino particolare la sera con le strade illuminate e i nastri di luci delle macchine che scorrono in continuazione. Noi siamo saliti di sera, appunto, e abbiamo cenato al ristorante “ruotante”, piuttosto costoso per gli standard iraniani (circa 39€, compresa la “salita”, che da sola costa circa 9€) e di media qualità per la cucina. Ma la vista di lassù è veramente impagabile!

Isfahan è una perla. La metà del cielo la chiamavano un tempo. La piazza centrale, immensa, con i monumenti più importanti (la Moschea dell’Imam, la Moschea di Lutfallah, il Palazzo di Ali Qipu) che vi si affacciano. Il bazar, che in un intrico di strade coperte porta fino alla Moschea del venerdì, se possibile ancora più bella di quelle della piazza, perché nelle sue diverse componenti testimonia più di 500 anni di arte persiana. Altri importanti palazzi – Palazzo delle 40 Colonne e lo Hasht Behesht (Otto Paradisi) con i loro giardini e le fontane zampillanti. I ponti storici che scavalcano il fiume cittadino: il ponte dei 33 archi e il Khajou Bridge, illuminati la sera e sempre affollati di persone che passeggiano, si incontrano, organizzano un picnic. Una scoperta, consigliataci dalla nostra guida, è il Museo della musica, nel quartiere armeno. È un museo privato che mostra una bella raccolta di strumenti tradizionali. Una visita guidata di alcuni musicisti che lo hanno creato, permette di apprezzarlo e alla fine: un breve concerto di musica tradizionale persiana ha catturato l’attenzione dei visitatori, anche di alcuni bambini che sono rimasti ad ascoltare, attenti, in religioso silenzio!

Shiraz, un’antica origine di cui non rimangono quasi testimonianze: nel ‘700 prima un’alluvione e poi l’invasione di popolazioni afgane distrussero la città, che risorse alla fine del secolo, in epoca Qajar con un’impronta raffinatissima, lievemente decadente, che si ritrova nelle sue bellissime moschee, nei ricchi palazzi con giardini fioriti e fresche fontane. E poi l’amore per la poesia, con i mausolei dei due poeti simbolo del paese, Saadi e Hafez, meta di “pellegrinaggio” culturale, affollati di iraniani di ogni età. A pochi chilometri da Shiraz, imperdibile, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, c’è Persepolis, testimonianza della civiltà persiana e del suo impero risalente al VI secolo a.C

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