Iran... da mille e una notte

Paese meraviglioso, lontano dagli stereotipi occidentali

  • di fiore456
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 8
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Tanti anni fa avevo letto un racconto, "The Gift of the Magi" di O. Henry pseudonimo di William Sidney Porter che parla di una giovane coppia squattrinata che però desidera disperatamente potersi comprare i doni di Natale da farsi reciprocamente. All'insaputa di lui, lei vende il suo bene più prezioso, la sua splendida capigliatura, per poter comprare una catena d'oro per l'orologio da taschino del giovane marito; intanto, all'insaputa di lei il giovane marito vende proprio l'orologio - tramandato da generazioni - per comprare dei preziosi pettini per i capelli dell'amata, così quando si scambiano i doni di Natale la sorpresa è certa. Mi è venuto in mente questo episodio in quanto quando sono andata alla presentazione del viaggio in Iran, mio marito ha commentato “che bello!” ed ho pensato che volesse andare. Lui ha pensato la stessa cosa quando mi ha chiesto com'era e io ho risposto “bello”. Dopo di che abbiamo deciso di andare in Iran perché all'altro piaceva altrimenti lui/io saremmo andati in Oman. Vabbè, ci è andata bene, è stato un viaggio meraviglio e questa ne è la cronaca. Partiamo il 2 aprile 2017 alle sette meno un quarto con la macchina di Angelo che ci viene a prendere sotto casa e pertanto siamo con lui e Katia. Arriviamo al Travel dove lasciamo l'auto e dove ci portano a Malpensa, ci imbarcheremo su un aereo della Turkish Airline alle 12,45 e alle 15, ma l'ora locale dice 16,00, siamo a Istanbul. Da lì altro volo per Teheren, dove arriveremo alle 10,30 ma per i fusi che abbiamo passato sono le 24! In aeroporto a Milano ci siamo ricongiunti con i nostri compagni di viaggio: Angela di Arenzano che in camera avrà un'amica, Carla, di Luino, una persona veramente simpatica, e una coppia di Milano, Caterina e Gianluigi – che al nostro ritorno scopriremo essere un giornalista del Corriere della Sera – ma soprattutto con Dante, il nostro accompagnatore archeologo che sarà il nostro angelo custode e ci sarà utilissimo per mille evenienze. Infatti arrivati all'aeroporto di Teheren ci prende i passaporti e si reca velocissimo all'ufficio visti per cui appena sbarcati abbiamo già i visti senza fare la coda che, da come appare, sembra chilometrica. Sull'aereo noi donne abbiamo messo una sciarpa in testa, o un foulard, o una pashmina, o quel che è, l'usanza iraniana vuole che le donne abbiano il capo coperto, e questo non è che l'inizio. Per la verità al momento non ci dà un gran fastidio: a Teheran fa un freddo caino! Col pulmino ci portano in hotel e ci fiondiamo a letto, siamo stravolti! Anche se facciamo in tempo a vedere le decorazioni per la festa del Norouz: è l'ultimo giorno di questa festa di Capodanno, e tutte le strade, le case, gli alberghi hanno splendide decorazioni, anzi, per strada vi sono enormi uova colorate che significano l'inizio della vita. L'albergo dove alloggiamo è il Grand Hotel, che la nostra guida iraniana, Alì, ci dice essere quasi un monumento nazionale in quanto fatto costruire dal primo scià Pahlavi negli anni 30. In effetti sembra rispecchiare il gusto di quegli anni. La camera è comunque confortevole, e anche il bagno. La sera dopo mi farò cambiare il cuscino in quanto quello trovato è troppo alto.

3 aprile

Siamo abbastanza shakerati, ma stamattina iniziano le visite. Il tempo è grigio, piove e fa freddo. Dalla finestra si vede un gran traffico, i monti in lontananza e un cielo grigio di nubi. Teheran è su un altopiano a 1184 metri di altitudine ma tutti i posti che visiteremo sono situati piuttosto in alto. Il traffico, come in tutte le città iraniane, molto intenso. Dopo colazione – ottimi pan cake – ci incontriamo con la nostra guida iraniana competente e simpatica, e iniziamo a scoprire la città. Per prima cosa ci rechiamo al Golestan un complesso di edifici disposti attorno ad un magnifico giardino. Su questo sito sorgeva una cittadella safavide ma lo scià Nasser al-Din colpito da quanto aveva visto durante i suo viaggi in Europa, decise di farvi costruire il Palazzo dei Fiori che si ammira oggi. Peccato però la distruzione di quanto di più antico c'era, in quanto la costruzione odierna è del 1850 circa. C'è una bellissima piscina ornata da piante dalla quale si arriva all'Ivan-eTakht-e-Marmar, con salone delle udienze, tutto rivestito a specchi con un trono sorretto da figure umane costruito con alabastro. C'è poi la nicchia di Karim Khan, il Negar Khane, la Sala degli Specchi, folgorante nella sua luminosità, e altri edifici ancora che ci lasciano senza fiato. Tutto molto bello, molto lavorato, per nulla semplice. Peccato che piova. Siamo ben equipaggiati, con pile pesanti e kway, ma se il tempo migliorasse non ci dispiacerebbe affatto

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