Tutti i colori dell'Iran

Ci sono posti che solo i colori possono descrivere meglio delle parole. L'Iran è uno di questi. Viaggio alla scoperta del cuore più antico di una Persia leggendaria

  • di franxx
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Ci sono posti che solo i colori possono descrivere meglio delle parole. L'Iran e' uno di questi. Il primo impatto e' stato con il nero, vellutato e profondo, dei chador delle donne. Appena varcato il confine dalla Turchia, sotto il severo sguardo dell'Iman Khomeini che dall'alto di un poster domina questa piccola stazione frontaliera, un tripudio di veli neri sono calati sugli abiti e sulle figure di quelle donne che fino a poco tempo prima, aspettavano come me di varcare la porta d'ingresso di questo Paese, per loro casa. Il nero contraddistingue anche la strada che mi si apre di fronte, completamente inghiottita dalle tenebre, che negandomi ogni possibile visione del paesaggio circostante, mi porta a trascorrere la mia prima serata Iraniana a Urmia. Mentre sobbalzo nel taxi, che zigzagando qua e là macina strada e chilometri, mi faccio tante domande su questo paese, su quello che trovero' e su cosa aspettarsi, e gia' non vedo l'ora di conoscere ogni singolo dettaglio di questa terra affascinante e misteriosa che da anni sognavo.

Un'Urmia spazzata da un forte vento che trascina gli effluvi del vicino deserto mi dà il buongiorno, facendomi conoscere questa citta' del colore del miele. Capito vicino all'affollato mercato cittadino, dove centinaia di chador neri mi circondano, si accalcano, si sorpassano veloci, sfilano davanti ad un tripudio di frutta e verdura dall'aspetto dolce ed invitante. Da ogni parte, si allungano mani ad offrirmi un'assaggio di nocciole, una mela, dell'uva che io accetto volentieri, assaporando in bocca il gusto della ma prima parola in Farsi: "Mamnoon", grazie. Questo e' il mio primo sguardo sull' Iran, ma il mio intinerario mi porta solo a sfiorare questa localita' alle porte del deserto, il mio viaggio inizia ora e mi porta lontano, nella capitale, Teheran, 600 chilometri piu' in la. A prima vista, Teheran appare come una citta' grigia. Grigia come gli ampi viali perennemente affollati di macchine e smog, come i palazzi austeri che formano il panorama cittadino, come le montagne che si intravedono in lontananza. Ma l'anima dei suoi abitanti non e' dominata dal grigio, anzi! Teheran e' una citta' vitale, energica e piena di mille contraddizioni. Lo si avverte guardando i suoi abitanti, perche' riflettono davvero al meglio lo spirito indomito della loro citta'. Sempre con il telefonino incollato all'orecchio e gli occhi nascosti da occhiali scure, e' una citta' di giovani, che non hanno niente a che fare con i severi Imam e il fondamentalismo Sciita, sono Orientali ma allo stesso tempo molto Occidentali. Uno dei posti migliore dove osservarli sono le tante case da the, luogo di ritrovo e di piacere, e sicuramente una delle piu' belle e' la Azari Traditional teahouse, dove oltre sorseggiare un delizioso the che qui viene servito insieme ad una ciotola piena di zucchero caramellato, aromatizzato o rigorosamente in zollette, si possono anche provare piatti tipici della cucina Iraniana quali il dizi - uno stufato di carne, ascoltando musica tradizionale dal vivo mentre tutt'intorno una nuvola di fumo proveniente dai tanti qalyan (narghile' in farsi) crea un'atmosfera molto particolare.

E' strana Teheran, per un'attimo sembra attirarti solo a conoscere i suoi lati piu' nascosti, come le case da the,palazzi, come il famoso palazzo Golestan ahime' chiuso durante la mia visita, e musei che qui sono favolosi, specie quello nazionale dei gioielli dove si puo' ammirare una vasta collezione di gioielli appartenuti ai reali Persiani,corone, troni e perfino il diamante rosa piu' grande al mondo. Ma poi ti accorgi che questa megalopoli dalle dimensioni infinite offre anche piacevoli passeggiate nei parchi, specie Jamshidiyeh e Mellat, tra la gente di Teheran che qui fa picnic, sport o semplicemente chiacchiera pigramente del piu' e del meno

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