Registrati | Login

Iran, col vento fra i capelli

Quando un viaggio ti prende a tal punto da non pensare più a quanto hai lasciato, da restare stupito di fronte a tanta magnificenza, da indurti ad amare ogni pietra, ogni leggenda, ogni persona; quando senti di essere “narrazione nella ...

  • di frasca giuseppe
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Quando un viaggio ti prende a tal punto da non pensare più a quanto hai lasciato, da restare stupito di fronte a tanta magnificenza, da indurti ad amare ogni pietra, ogni leggenda, ogni persona; quando senti di essere “narrazione nella narrazione”, sperando ogni momento nuovi incontri e sollecitazioni che ti aiutino a crescere nella conoscenza, allora puoi anche cominciare a sognare di incontrare Sharazad, alla corte del re persiano Shahriyar, ed ascoltare le favole di “mille ed una notte”. Allora vedi immagini e luci, riflesse nei mosaici di specchi, che esaltano e confondono la realtà. Quella di uno stato teocratico e dei pasdaran, che impongono regole ma conservano una purezza di cuore che in occidente abbiamo perduto, in nome della libertà; quella dei “guardiani della rivoluzione”, che intimidiscono già controllando il vestiario femminile, ammonendo a vivere nella legge della sharia. Ascolti rispettoso l’evocazione di un canto di un muhazin che invita alla preghiera all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto, mentre ombre nere e silenziose, avvolte nello chador, ti dilaniano il cuore con una rassegnata tristezza; accanto, piccole donne col capo coperto da una hejab ed un destino scritto dalla famiglia. Uomini, sciiti, prostrati in preghiera davanti alla stessa divinità dei loro fratelli-nemici sunniti, pronti a rinnovare i fatti di Kerbela, conservano nel cuore il ricordo dell’ultima guerra contro l’Iraq sunnita, “martiri come candele nell’agorà degli amici”; belli come i guerrieri dell’ “esercito degli immortali” di Persepoli, di Dario e Ciro, ma sottomessi alla volontà dell’ayatollah che tiene lontana la forza malefica del “grande satana”. Non un canto, non un divertimento, non una risata liberatoria; ma una vita per il lavoro, per la famiglia, per Allah. Uomini passati dallo stordimento della rivoluzione alla disperazione della guerra; dal controllo della “savak” dello scià a quello dei pasdaran della rivoluzione; uomini con la speranza che nuove riforme allontanino lo spettro dell’embargo e della guerra, stavolta atomica.

Immagini di un frammento di realtà, percepiti con gli occhi di un turista che vorrebbe ricordare dell’Iran solo le gesta del “re dei re” e le melodiose poesie di Hafez.

Visitiamo la provincia di Kerman, camminando tra muri di paglia e fango della “arg”- cittadella di Rayen; godiamo dei freschi profumi degli improvvisi giardini “paradisi” nel deserto, tra rose e frutti del giardino del principe di Mahan; partecipiamo dell’aurea sacra evocata nel mausoleo di un mistico sufi e percepiamo un dolce benessere nell’hammam-museo di un califfo del XIV sec., degustando i biscotti più buoni del mondo, ”colompè”, ripieni di datteri e pistacchi.

Andando nel deserto di sabbia indurita, verso Yadz, assaggiamo un thè nelle sale di un caravanserraglio e godiamo dell’accoglienza nello stile degli antichi carovanieri.

Nulla potrà farci dimenticare il silenzio mistico che, specie al tramonto, fa rivivere nella memoria i rituali antichi di un funerale zorastriano: torri del silenzio, sulle quali, per non contaminare terra, fuoco e aria, venivano dati in pasto agli avvoltoi i corpi dei defunti. Il fuoco sacro di Zoroastro, alimentato con legno di noce, di mandorlo e di albicocco, continua imperterrito a bruciare da 1515 anni ammonendo a pensare bene, dire bene, fare bene! L’acqua, proveniente dai ghiacciai, continua ancora a scorrere nei millenari ghanat: gallerie scavate in profondità con pozzi d’ispezione, come piccoli crateri, lungo le direttrici nel deserto. Ancora un giovane, accompagnandosi con un grande tamburo, dum, canta le poesie di Hafez e Sa’di, mentre i compagni eseguono movimenti ginnici, approvando con invocazioni ad Allah. Ancora ricordano il giorno di Ashura, conducendo per le vie un “nakhl”, simbolico sarcofago, ricoperto di tappeti verdi e fiori, per non dimenticare il martirio di Hussein

  • 1816 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social