Quattro giorni nelle Cotswolds sulle tracce di Shakespeare e Jane Austen

Un breve itinerario nell'Inghilterra da cartolina: villaggi, campagne, piccole città (più Oxford)

  • di JulesMaigret
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 7
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sabato 6 luglio: Bergamo Orio al Serio - Bristol – Painswick – Gloucester - Chelthenam

Sono le 7.30 del mattino quando l’aereo della Ryanair per Bristol decolla dalla pista di Orio al Serio. La nostra “comitiva” è formata da sette persone: quattro adulti (due mamme e due papà), un’adolescente (16 anni) e due ragazzini (11 anni, maschio e femmina). L’idea è di fare un breve tour nella campagna inglese (le mitiche Cotswolds), sulle tracce di Jane Austen e Shakespeare. Dopo due ore di volo atterriamo. Ad attenderci nel parcheggio dell’aeroporto c’è una monovolume della Wolksvagen che abbiamo prenotato on line dall’Italia (in servizio allo scalo ci sono le principali aziende di autonoleggio). L’auto è nuova e confortevole. Alla fine ci costerà circa 100 euro al giorno (carburante e satellitare compresi. Il navigatore è consigliatissimo per districarsi tra le strette strade della zona). La prima tappa è Painswick (70 km dall’aeroporto: attenzione, le distanze sui cartelli sono calcolate in miglia!), un delizioso villaggio che sembra uscito dai libri di Agatha Christie: casette in pietra chiara, giardini pieni di fiori, prati verdissimi, tutto molto ordinato. Visitiamo l’antica chiesa di St Mary, circondata da un bellissimo parco con cento tassi curatissimi e da un suggestivo (se così si può dire…) camposanto pieno di lapidi del ‘700 e oltre. La maggior parte delle chiese delle Cotswolds sono in gotico perpendicolare, sono circondate da piccoli cimiteri e sono state costruite con i proventi dell’industria e del commercio della lana, molto fiorente sin dal Medioevo. Così come quasi tutti i paesi sono simili a Painswick. Noi per orientarci ci siamo affidati ad una guida della Lonely Planet e ad un libro fotografico acquistato su Amazon, ma tutta la regione è bellissima (dove caschi, caschi bene!). A Painswick pranziamo in un piccolo e caratteristico pub (gestito da una coppia di rumeni: quando si dice la globalizzazione…). Per un panino abbondante (con salumi, formaggi o salmone affumicato e salse varie) bisogna mettere in conto di spendere tra le 5 e le 6 sterline; per un piatto completo (carne o pesce con contorno) tra le 11 e le 16 sterline. In proporzione costa molto di più l’acqua gasata (“sparkling”, in un ristorante l’abbiamo pagata 4.5 sterline a bottiglia). Se si vuole risparmiare è meglio ordinare l’acqua del rubinetto o del “sindaco” (che qui chiamano “tap water”). Rifocillati e riposati ci dirigiamo verso la seconda tappa del giorno: Gloucester (12 km). La località è famosa per la sua bellissima cattedrale, una chiesa normanna del XII secolo, che ospita la sepoltura di Edoardo II (www.gloucestercathedral.org.uk). Da vedere le vetrate, le cappelle, le imponenti navate e il grande chiostro (Great Cloister) che gli appassionati della saga di Harry Potter riconosceranno perché ha fatto da location per alcune scene ambientate nei corridoi della scuola di magia di Hogwarts. Lasciata Gloucester, ci spostiamo verso l’albergo, a Chelthenam (16 km), bella cittadina, considerata una buona base per chi desidera visitare la zona. Noi abbiamo preso due camere in un Premier Inn (www.premierinn.com), a 2-3 km dal centro (Premier Inn Cheltenham West). Premier Inn è una catena di alberghi molto diffusa in Inghilterra (l’abbiamo usata anche in un precedente viaggio a Londra): sono strutture semplici, ma molto pulite e confortevoli. E poi dove trovi una quadrupla, a luglio, a 94 euro a notte (stesso costo per la tripla), ricca colazione all’inglese inclusa? Sistemati i bagagli ci dirigiamo verso il centro. Chelthenam è una bella cittadina, che deve la sua fortuna alle acque termali scoperte nel XVIII secolo, che attirarono le famiglie dell’alta società. Da vedere la “Promenade” (viale alberato su cui si affacciano palazzi e negozi), gli “Imperials Gardens” e il quartiere di “Montepellier”, ricco di pub e ristoranti. Noi ceniamo in una brasserie che si chiama proprio “The Montpellier” (buona). Due passi e poi si va a dormire: siamo in piedi dalle 4 del mattino (arrivati oltre la Manica bisogna anche tirare indietro le lancette dell’orologio di un’ora) e la fatica comincia a farsi sentire

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