Java, Bali, Sulawesi - 1a parte: Java

Vulcani fumanti, risaie in terrazza, profumo d’incenso e frangipani, musica lancinante del gamelan, sapore di spezie, sorrisi di bambini, tramonti infuocati, albe spettacolari… Oltre 600 foto, quasi 3 ore di film eppure mi sembra che non siano bastate a catturare ...

  • di Karin
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Vulcani fumanti, risaie in terrazza, profumo d’incenso e frangipani, musica lancinante del gamelan, sapore di spezie, sorrisi di bambini, tramonti infuocati, albe spettacolari... Oltre 600 foto, quasi 3 ore di film eppure mi sembra che non siano bastate a catturare tutti i particolari e tutte le emozioni provate in questo viaggio! Abbiamo trascorso quasi un mese in Indonesia, tra le isole di Java, Bali e Sulawesi, organizzando autonomamente il viaggio. Certo, per conoscere a fondo il più vasto arcipelago del mondo ci vorrebbe probabilmente un anno, tuttavia il tempo a nostra disposizione ci ha permesso di assaporare ampiamente l’atmosfera e conoscere una parte della cultura incredibile di questo paese fantastico.

PRIMA PARTE – JAVA 29 LUGLIO 2004 – IL VIAGGIO Sveglia ore 4, la prima sveglia all’alba di una discreta serie... Alle 5 siamo sotto casa ad aspettare il taxi per Linate... Chi siamo: io Karin, Paolo, mio marito, Enrico e Giorgia, i nostri amici con i quali siamo stati in Baviera l’inverno scorso. Certo che l’Indonesia non è la Baviera, li ho avvisati... Visto che ero io “l’organizzatrice ufficiale” del viaggio, ho raccolto e fatto leggere loro tutto il materiale possibile: racconti, consigli, avvertenze del Ministero degli Esteri, ma queste ultime non li hanno scoraggiati, quindi siamo in pista, con i nostri zainoni e zainetti! Mentre aspettiamo questo taxi che non arriva, trovo il modo di farmi pungere da una zanzara milanese... sulla palpebra! Mi viene già l’ansia all’idea di assomigliare a Elephant Man nel momento del check-in e di non farmi riconoscere dall’impiegata che esaminerà il mio passaporto... Per fortuna nel tragitto fino a Linate tutto si risolve... Imbarchiamo gli zaini solo fino ad Amsterdam perché su questa tratta voliamo con l’Alitalia; dobbiamo poi recuperarli in Olanda e fare di nuovo il check-in con la Garuda fino a Yogyakarta. Vi do un’idea del percorso per niente stancante che stiamo per affrontare: Milano-Amsterdam, Amsterdam-Singapore, Singapore-Jakarta, Jakarta-Yogyakarta... Non oso neanche contare le ore di volo senza parlare di quelle di attesa!... Ma è tutto quello che abbiamo trovato, prenotando comunque 4 mesi in anticipo! Il volo ci costa 1.200 Euro. Per fortuna la vita sul posto si rivelerà molto economica... Yogyakarta si trova al centro di JAVA, l’isola principale e più popolata dell’Indonesia, di religione musulmana.

Tanto per dare un contesto al viaggio, fino a due giorni fa l’Indonesia faceva parte della Top 5 dei paesi dove NON andare, secondo il sito “Viaggiare sicuri”! Bene, incoraggiante! Tuttavia la nostra voglia di viaggiare è più grande e speriamo che non ci capiti nulla di spiacevole. Inoltre, a parte il rischio attentato, l’Indonesia fa anche parte della cosiddetta “Cintura di Fuoco”, e ciò significa alto rischio sismico e/o di eruzione dei suoi innumerevoli vulcani! Infatti, meno di due mesi fa è esploso il Bromo, uno dei più famosi vulcani indonesiani, provocando la morte di due turisti. Ecco, questa è la terza cosa che noi dovremmo fare nel nostro viaggio: scalare il Bromo... Vabbè, mi dico, vedremo quando saremo lì... Giorgia non è per niente rassicurata! Per confortarla analizzo le statistiche e vedo che non dovrebbe più eruttare per i prossimi 4 anni... Ma per ora siamo sull’aereo, un 747-400 della Garuda Indonesia, direzione Singapore, dove ci sarà uno scalo tecnico. Siamo già partiti con un’ora di ritardo e ci aspettano 12 ore di volo fino alla Città del Leone.

La Garuda non è la migliore compagnia con la quale abbia viaggiato ma era la più economica e poi mi piaceva l’idea di volare con la compagnia di bandiera, per entrare un po’ nell’atmosfera. Il “Be sampi base manis” servito per pranzo era molto buono... 30 LUGLIO – L’ARRIVO IN INDONESIA E IL PRIMO IMPATTO CON YOGYAKARTA (JAVA) A Singapore, durante lo scalo, non mi accorgo nemmeno che abbiamo la possibilità di scendere dall’aereo e andar in aeroporto, intanto riempiamo i moduli per l’immigrazione. Dopo un’ora e venti di volo, siamo a Jakarta. Scendendo dall’aereo, una vampata di caldo ci investe insieme a quell’odore caratteristico di umido che ho sempre trovato in Sud-Est asiatico. Stranamente quell’odore, seppur un po’ sgradevole, mi riempie di gioia: sono in Asia! Sono in Indonesia!! Finalmente! Sbrighiamo le formalità per l’immigrazione e paghiamo il Visto di 25 $ valido per 30 giorni. Attenzione, molto importante: se avete intenzione di fermarvi oltre 30 giorni in Indonesia, dovete richiedere il Visto all’ambasciata indonesiana in Italia prima di partire. Non fate come quella coppia italiana che era in coda prima di noi e che è rimasta a bocca aperta scoprendo che non poteva restare più di un mese con il Visto rilasciato in loco! L’unica cosa che poteva fare a quel punto era un andata/ritorno in un paese limitrofe allo scadere dei 30 giorni per poi rientrare in Indonesia... Assurdo! Raggiungiamo di corsa il check-in della Garuda dopo aver recuperato i bagagli (tutti per fortuna!) per l’ultima destinazione: Yogyakarta (si pronuncia Giogiakarta, ma viene affettuosamente chiamata Yogya/“Giogia” dai suoi abitanti). Dobbiamo passare una lunga serie di controlli ma alla fine ce la facciamo a prendere l’aereo malgrado la coincidenza breve. All’uscita dal piccolo aeroporto ci dirigiamo verso i taxi e la ressa che mi aspettavo verso di noi non avviene... Strano... Anzi, nessuno ci considera! Mi decido a chiedere ad uno degli autisti se ci può portare in città e lui mi replica che dobbiamo prima fare i ticket all’ufficio in aeroporto! Infatti qui funziona così: bisogna comunicare la propria destinazione all’impiegato, pagare la tariffa e si riceve in cambio una specie di voucher da presentare all’autista. Tuttavia è la prima e l’ultima volta che vedremo questo sistema durante il nostro viaggio; probabilmente funziona così negli aeroporti. La tratta che ci porta al nostro hotel, l’Istana Batik (170.000 Rp a notte con la colazione - 10.000 Rp = 1 Euro circa) è già un concentrato di vita giavanese: è un macello, tutti suonano e si superano senza regole, c’è gente ovunque, motorini, becak (i risciò)... insomma, una grande confusione! Il nostro alberghetto, prenotato via email dall’Italia, è molto carino da fuori e si trova vicino alla stazione dei treni e a due passi da Malioboro Road, il viale principale di Yogya. Le stanze sono meno belle di quanto ci aspettavamo soprattutto rispetto alle foto pubblicate su internet, ma sembrano pulite. Ci cambiamo subito e ci facciamo un bel bagno riparatore nella piccola piscina, molto apprezzabile dopo 28 ore di viaggio! Sono circa le 17 e non abbiamo intenzione di andar a dormire così ci cambiamo di nuovo ed usciamo a fare un giro in Malioboro Rd, dove si trova un mercato lungo quasi un chilometro sotto i portici. La merce esposta non è un granché (t-shirt, camicie, scarpe, poco artigianato) soprattutto quando si sono già visti altri mercatini asiatici ma vale la pena per osservare il traffico allucinante del viale ed essere al centro dell’attenzione, in quanto per ora di turisti ci siamo solo noi e tutti gli occhi sono puntati addosso a noi! Alcune ragazze ci toccano anche i capelli (sarà perché siamo bionde?)! Qui la notte cala in fretta e alle 19 andiamo a cercare un posto dove mangiare la nostra prima cena indonesiana. La Lonely ci consiglia il Bladok (dove tra l’altro avevo provato a prenotare delle stanze via email invano in quanto non accettano le prenotazioni. Infatti è sempre pieno di “backpackers” ed è difficile trovare una stanza! Ho fatto un giro e sembra molto pulito e carino, c’è anche una piscinetta, insomma un buon indirizzo economico). Purtroppo sembra che il menù sia perlopiù occidentale ma consultiamo la pagina del cibo locale: per me sarà mee goreng (fried noodles) e pancake alla banana con cioccolato. Non male per un inizio! Chiacchiero poi un po’ con il tipo della reception che mi propone diversi pacchetti per il Bromo, il famoso vulcano di cui parlavo all’inizio. Decideremo domani, l’escursione la vogliamo fare fra due giorni, c’è ancora tempo. Torniamo in albergo e crolliamo nei nostri letti..

  • 9573 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social