Java, Bali e Sulawesi - 3a parte: Sulawesi

14 AGOSTO – ARRIVO IN SULAWESI ED INCONTRO DEL TERZO TIPO NELLA GIUNGLA… Sveglia alle 6’45. Dopo la colazione partiamo per l’aeroporto che per fortuna dista solo 15 minuti di pulmino, è anche per questo che avevamo scelto di passare ...

  • di Karin
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

14 AGOSTO – ARRIVO IN SULAWESI ED INCONTRO DEL TERZO TIPO NELLA GIUNGLA... Sveglia alle 6’45. Dopo la colazione partiamo per l’aeroporto che per fortuna dista solo 15 minuti di pulmino, è anche per questo che avevamo scelto di passare l’ultima notte a Jimbaran.

Il nostro volo parte alle 9’15. Dopo aver sorvolato il Gunung Agung, che da terra avevamo visto solo avvolto nelle nuvole, facciamo uno scalo a Unjung Pandang in Central Sulawesi (il nuovo nome di Makassar) dopo un’ora. L’atterraggio è di quelli da brividi: l’aereo effettua una curva pazzesca vicino alle montagne prima di tornare dritto per affrontare la pista. Devo dire che l’atterraggio però è perfetto, altro che quello avuto ad Amsterdam con l’Alitalia! Il piccolo aeroporto non offre molto ai turisti e capiamo subito che abbiamo lasciato Bali. Qui ci sono numerosi Musulmani e la maggior parte delle donne indossa il tchador colorato in testa. Ripartiamo per Manado, nel Nord Sulawesi alle 14’15. Dall’alto abbiamo già potuto osservare una rigogliosa vegetazione ed alcuni vulcani. Il paesaggio mi ricorda quasi la Malaysia con tutte queste palme da cocco.

In aeroporto non troverete i trolley, non esistono, infatti ci sono numerosi portatori che offrono i loro servizi contro alcune Rupie. Siccome abbiamo bisogno di un taxi per recarci al Tangkoko National Park, la nostra prima meta, aspettiamo a muoverci e vado in ricognizione! Mi viene subito incontro un ragazzo giovane e carino dalla pelle molto scura chiedendomi se voglio andar a Bunaken, meta dell’80% dei turisti arrivati a Manado immagino. Gli rispondo che voglio andare al Tangkoko, al Benteng Resort (che avevamo individuato via internet a Bali). Ovviamente dice subito Ok ed andiamo a cercare gli altri compagni di viaggio dopo aver prelevato dei soldi con il bancomat al distributore dell’aeroporto.

Ci vogliono due ore per raggiungere il Tangkoko, mi sembra poco visto quello che avevo letto sulla LP, ma lui mi assicura che hanno rifatto la strada e che quindi ci vuole di meno. Gli chiedo se conosce un certo Freddy (un ragazzo Indonesiano che vive a Bunaken e che avevo contattato via email dall’Italia per trovarmi un alloggio a Siladen. Mi era stato indicato da una viaggiatrice svedese conosciuta sul forum del Lonely Planet). Fersi -questo è il nome del ragazzo che ci ha prelevati in aeroporto- scoppia a ridere e dice che lo conosce benissimo! Ti pareva! Lavorano insieme al bar del Living Colours a Bunaken.

La strada in effetti è piuttosto bella ma il nostro autista è un tipo spericolato e mi sembra di essere tornata a Java! Il paesaggio è completamente diverso rispetto a Bali, ci sono migliaia di palme da cocco, piccoli villaggi e tantissime chiese. La regione del Nord Sulawesi in effetti è a dominanza Cristiana (il 75%) contro un 20% di Musulmani e solo il 5% di Induisti, concentrati a Manado. Nel Central Sulawesi i Musulmani sono più numerosi e sono stati attori di diversi scontri sanguinosi contro i Cristiani (nel 2002 è stato ucciso un turista nella regione di Poso). Mi rassicurano dicendomi che nel Nord tutto è tranquillo.

La nostra seconda ora di viaggio è molto bella, passiamo in mezzo ad una fitta vegetazione e scorgiamo alcuni vulcani, la strada è sempre più stretta e ci sono numerose buche. Ad un certo punto, scorgiamo davanti a noi, ad alcune centinai di metri, due Bemo stracolmi di locali, sono in realtà due pick-up e la gente sta seduta su degli assi di legno nel retro scoperto. In mezzo alle facce scure, notiamo due turisti occidentali, neanche giovanissimi da quello che si riesce a capire e ammiriamo il loro coraggio nell’affrontare questo viaggio in simili condizioni! Quando uno dei bemo si ferma, stiamo per superarlo quando mi accorgo che i due turisti che stanno scendendo davanti al Mama’s Roos (uno dei 3 homestay spartani del Tangkoko) sono... i miei genitori!!! Mi viene un colpo! Beh, a dire la verità, sapevo che anche loro erano in viaggio in Sulawesi e li avevo avvisati via email che saremmo arrivati al Tangkoko più o meno in questa giornata, ma non pensavo di beccarli così, in mezzo alla giungla! Inutile dire che faccia fanno i locali e i nostri due autisti quando gli dico che sono i miei! Dopo i saluti, ci diamo appuntamento per dopo, per andar a fare l’escursione di sera nel Parco, per avvistare i Tarsius Spectrum. Noi proseguiamo per il Benteng Resort, che si trova un paio di km più avanti, dopo il villaggio di Batupukih. La strada sale su una collina ed è sempre più bruttina, non asfaltata. Alla fine arriviamo davanti al “Resort”: oddio è un insieme di capanne spartane in mezzo al nulla!... C’è una spiaggetta di sabbia nera e tutt’intorno la foresta! Scarichiamo i bagagli e (sfortunatamente per noi) lasciamo andare i nostri autisti dandoci appuntamento per il giorno successivo, per andare nei Minahasa Highlands. Chiediamo alla padrona di farci vedere i cottage. Sono piuttosto spartani, senza luce né acqua calda e costano uno sproposito! Quando penso al sito web mi vengono i nervi! 28 Euro a notte senza i pasti, nemmeno la colazione, praticamente un furto in Indonesia! Non hanno nemmeno una macchina per portarci a fare delle escursioni e l’ingresso del parco (di fronte a dove abbiamo lasciato i miei) è troppo lontano per andarci a piedi, soprattutto al buio. Siamo molto perplessi e ci sentiamo in trappola. Sul sito era scritto che potevano organizzarci le escursioni, ecc... Ma non è vero. Lo facciamo presente alla padrona che tra l’altro non parla neanche bene inglese!... Mentre stiamo pensando a cosa fare, la luce comincia a diminuire e per andar a fare il trekking nella giungla per vedere i Tarsier bisogna partire alle 16, ormai mi sa che è troppo tardi! Per fortuna arriva una jeep con una turista indonesiana e il suo autista. Le chiedo se possiamo approfittare del suo autista e dell’auto per tornare indietro all’ingresso del parco. Lei è vaga, non dice né sì né no e se ne va in un edificio in muratura, che immagino sia il posto dove lei dormirà. Non ho parole! Siamo disperati! L’autista non parla inglese e dobbiamo trattare tramite la padrona del resort che non fa nessuno sforzo per fare da interprete, ovviamente lei non ha interesse a perdere 4 clienti! Capiamo che spostarci da qui ormai sarà molto problematico ma sono testarda e decido di tornare al villaggio, anche a piedi se ci vuole! Vado verso i bagagli e inizio a caricarmi lo zaino in spalla, senza rendermi conto che quello che sto per fare è da pazzi! Camminare a quest’ora per 2 km, forse 3, con i bagagli non è da persone sane, ma sono troppo incazzata per questa fregatura! L’autista però si “sveglia” e fa segno di collaborare. Gli faccio vedere una banconota di ben 50.000 Rp (una follia!) e riesco a spiegargli che vogliamo tornare all’ingresso del parco dove ci sono gli altri homestay. Per fortuna capisce e carichiamo gli zaini nella sua jeep! Mi sembra la fine di un incubo! Non so se sono riuscita a rendere l’idea ma la situazione era veramente al limite dell’inverosimile: un posto semi abbandonato, nessuno tranne noi, capanne spartanissime, niente cibo, niente auto, noi bloccati lì senza poterci muovere!... La tipa del resort ovviamente non è molto contenta, ma peggio per lei, aveva solo da non fare un sito web ingannevole! Mentre stiamo viaggiando, incrociamo i miei, che stavano venendo verso il resort per incontrarci! Gli spieghiamo cos’è successo e riusciamo a caricarli sui bordi della jeep per tornare indietro da dove arrivavano! Che ridere! I miei appesi alla macchina mentre viaggiamo! Sfortunatamente l’autista dice che ci sono dei controlli e non possono restare così li dobbiamo lasciare lì e proseguire, dopo avergli promesso che l’autista tornerà a riprenderli. Vediamo i tre homestay: Mama Roos, Ranger Homestay e Tarsier Homestay

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