Un tocco d'Indonesia

Un assaggio di Giava, Bali e Lombok

  • di benny1979
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Malaysia, settembre 2014, aeroporto di Kuala Lumpur: "cavoli, Bali da qui dista poco più di un tiro di schioppo, col senno di poi potevamo prenderci qualche giorno in più di vacanza e fare una tappa pure li', non dev'essere niente male". E' più o meno cosi che nasce il mio viaggio in Indonesia, previsto per fine maggio 2015.

Sì, ma perchè solo Bali? L'Indonesia è enorme, ci sono centinaia e centinaia di isole, tutte diverse, e con AirAsia (date un premio a chi l' ha inventata!) ci si sposta a prezzi più che competitivi. E siccome il volo dall' Italia a Bali non era particolarmente economico, molto meglio volare sulla capitale Gjakarta (poco più di 430 Euro con Qatar Airways, compagnia ottima, tra le migliori con le quali ho volato e scalo di poche ore a Doha) e da li spostarsi con i voli interni.

Soliti giorni passati fra Lonely Planet e vari siti internet, alla fine pianifichiamo di non fermarci nemmeno e Gjakarta (non amo molto le megalopoli e il caos, ancor più se non sono particolarmente ricche di monumenti e siti storico-culturali), ma, appena arrivati, spostarci immediatamente su Jogjakarta, sull'isola di Giava, cosi come la capitale. Da qui volo per Bali, e da Bali tappe alle Gili Islands e Lombok. Mio malgrado devo rinunciare a Komodo, che mi attirava parecchio, per mancanza di tempo (alla fine due settimane non sono molte ...), lo terrò in considerazione per un prossimo viaggio, magari abbinato a Flores e Sulawesi.

Arriviamo a Jogjakarta e ci sistemiamo in albergo, l'Hotel Dafam Fortuna Malioboro, ottima struttura, confortevole e particolarmente consigliata in quanto situata direttamente su Jln. Malioboro, la via principale e più turistica della città, dove si trovano una miriade di ristorantini da strada e negozietti. La città, di per se, non è particolarmente attraente, è molto trafficata e offre ben poco da vedere (anche i tanto reclamizzati Kraton, il palazzo del Sultano, e Taman Sari, il palazzo sull' acqua, sono, tutto sommato, trascurabili ...) ma in Jln Degen, una via attigua, si trovano numerose piccole agenzie turistiche che offrono la possibilità di visitare gli imperdibili siti di Prambanan e Borobudur che sono a pochi km dalla città, affidandoci un autista che ci lascia all' ingresso dei vari siti e ci aspetta per tutto il tempo necessario.

Partiamo pertanto il mattino successivo alla volta di Borobudur, un enorme tempio buddhista, patrimonio dell'UNESCO, che troviamo già affollato di turisti e pellegrini. Ammiriamo i bassorilievi e le numerose nicchie con le statue del Buddha, partendo dal livello più basso e risalendo pian piano le varie terrazze (10 in tutto) sino a giungere sulla sommità, dove vi sono i vari stupa (con caratteristica forma a "campana rovesciata", in realtà fiore di loto) dalla quale si ammira il paesaggio circostante. In questo sito, e in altri successivi, notiamo numerosissimi studenti e semplici turisti locali che ci chiedono una sorta di "intervista", una piccola conversazione che a loro serve per migliorare la qualità dell' inglese (in verità non proprio eccellente ...), che si rivelano particolarmente simpatici e gentili e con i quali non manchiamo di scattarci alcuni "selfie", cosa che a loro sembra divertire parecchio!

Il pomeriggio lo dedichiamo, invece, alla visita del vulcano Merapi, uno degli innumerevoli vulcani attivi che ci sono in Indonesia, nonchè uno dei più pericolosi poichè situato in una zona densamente popolata. Lungo la strada ci fermiamo alcuni minuti per visitare un paio di piccoli ma graziosi templi, il Candi Pawon e il Candi Mendut. Giunti ai piedi del Merapi, notiamo immediatamente la nube che fuoriesce dalla caldera e percorriamo, in jeep, i canaloni e le depressioni causate dalle varie eruzioni del passato. Visitiamo anche un piccolo villaggio, o ciò che ne resta, adibito ora a piccolo museo con i pochi oggetti di uso quotidiano e le ossa di animali domestici, rinvenuti sotto la cenere di una precedente eruzione, diciamo una sorta di Pompei in salsa giavanese (con le dovute proprozioni, ovviamente!)

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