Nel Sud-Est asiatico tra vulcani, templi e risaie

Viaggio fai da te alla scoperta dei vulcani di Giava, delle tradizioni culturali di Bali, del mare cristallino di Gili Trawangan e dell’ipertecnologia di Singapore

  • di Oli79
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Dopo due viaggi consecutivi in America del Sud decidiamo di trascorrere le vacanze estive nel Sud-Est asiatico e di gestirle in totale autonomia. A settembre incominciamo a leggere blog e diari di viaggio relativi all’Indonesia. A poco a poco il nostro viaggio prende forma e scopriamo che questa terra è un arcipelago costituito da tantissime isole e isolette e che è uno dei paesi più popolosi del mondo. La preparazione della vacanza è lunga e laboriosa, perché tutto si deve incastrare alla perfezione per non avere tempi morti: forse siamo un po’ troppo programmati ma vogliamo sfruttare al meglio le tre settimane di vacanza che abbiamo. Per motivi di lavoro possiamo partire solo in agosto, proprio quando i prezzi lievitano, e per questo motivo dobbiamo giocare in anticipo con le prenotazioni. Abbiamo riservato tutti i voli, gli alberghi e i trasferimenti via Internet e i risultati sono stati eccellenti, grazie soprattutto ai consigli di tanti “turisti per caso”.

1 e 2 Agosto 2013 – Milano/Yogyakarta

Alle ore 15.20 partiamo da Milano Malpensa con volo Emirates (acquistato in gennaio) per Giacarta via Dubai. Il volo è tranquillo, l’aereo è confortevole e le ore passano velocemente tra parole crociate, spuntini e dormitine. In perfetto orario atterriamo a Dubai nel nuovo terminal, a nostro avviso un po’ sottotono rispetto al vecchio (si fa per dire…) e, ancora una volta, ci meravigliamo della quantità di gente (sembra che il mondo si sia dato appuntamento in questo angolo di deserto). Abbiamo un’attesa di cinque interminabili ore prima di riprendere l’aereo per Giacarta. Le otto ore e mezza di volo per la capitale indonesiana sono altrettanto interminabili, anche se veniamo coccolati con cena, colazione, film e musica.

Arrivati a Giacarta, in pochissimo tempo riusciamo a sbrigare le formalità doganali e burocratiche per entrare nel paese e a ritirare i bagagli. Abbiamo altre quattro ore di tempo prima di imbarcarci sul volo Garuda che ci porterà a Yogyakarta (avevamo letto di possibili inghippi e code chilometriche, per cui ci siamo presi un bel po’ di tempo, a posteriori troppo!). Non è possibile acquistare i voli della Garuda direttamente dal sito della compagnia aerea, in quanto le nostre carte di credito non sono accettate. Per questo motivo abbiamo seguito le indicazioni date da altri TPC e ci siamo avvalsi del sito http://ticketindonesia.info/en/index.php, che si è rivelato serio e affidabile. Gironzoliamo per l’aeroporto, mettiamo il naso all’esterno e ci rendiamo conto che, malgrado siano solo le sei di sera, è già tutto buio (l’equatore è vicino e il giorno e la notte hanno la stessa durata). Sfortunatamente l’aereo ha un ritardo di quasi due ore per un volo di cinquanta minuti (mica male come rapporto!). Arrivati a Yogyakarta non troviamo il transfert che avevamo prenotato attraverso il nostro hotel. Non ci perdiamo d’animo: ci sono tantissimi taxi sia autorizzati che non (per sicurezza acquistiamo la corsa all’interno dell’aeroporto e spendiamo meno di quanto concordato con l’hotel). Il nostro albergo, Phoenix Hotel Yogyakarta – Mgallery Collection, è una meraviglia: una grande villa coloniale perfettamente restaurata e trasformata in hotel a cinque stelle (ottimo il rapporto qualità/prezzo). La nostra camera è accogliente, ben arredata e dotata di un bel terrazzo che dà sulla piscina. Troviamo un gadget di benvenuto e un vassoio colmo di buonissimi dolci e di frutta esotica fresca, proprio quello che ci vuole dopo un viaggio a dir poco estenuante.

3 Agosto 2013 – Yogyakarta

Al mattino incontriamo gli amici che si sono uniti al nostro viaggio e che hanno fatto una capatina a Kuala Lumpur. Iniziamo la nuova avventura in Indonesia con una colazione ricca di prelibatezze locali, europee e americane: una vera gioia per gli occhi e… soprattutto per il palato

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