Grazie Indonesia! (Terimakasih nusa indah)

Terimakasih nusa indah significa letteralmente "Grazie bell`isola!" in indonesiano e non ci sono parole per descrivere la bellezza delle isole indonesiane, in special modo Bali e le isole Gili, piccoli gioielli contornati da barriera corallina. L’Indonesia offre sistemazioni e soluzioni ...

  • di Silvia Avo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

KUTA (Bali)

15 Luglio – Giorno 1

Partenza per Bali con volo AirAsia da Perth (Australia) la notte del 15.07 (Euro 475 / 2 pp., solo andata). Purtroppo a causa di lavori in corso all’aeroporto di Denpasar a Bali, il nostro volo parte con tre ore di ritardo e al posto delle 6 del mattino, arriviamo alle 9 all’aeroporto di Denpasar vicino a Kuta. Dopo aver pagato il visto turistico (USD 25) e aver passato i controlli del passaporto usciamo all’aperto, sorpresi dall’aria calda che si respira. Incomincia subito una lotta contro l’insistenza dei taxisti che ci prendono di mira a causa dei grossi bagagli. Cerchiamo ovunque l’autista dell’alloggio che avevamo prenotato da Perth (My Villa Purnama, 23 euro/double, compreso internet, motorino gratis, colazione) ma non lo avvistiamo e non possiamo chiamare l’hotel perché il nostro numero australiano non funziona. Indecisi ci fidiamo di un taxista che si offre di chiamare con il suo cellulare l’albergo e poi ci informa che la nostra stanza è già stata occupata da altre persone (imprevisto già sperimentato da altri turisti che avevano scritto una recensione su “My Villa Purnama”). Delusi chiediamo al taxista di portarci a Kuta centro e scegliere per noi un alloggio molto economico. Detto, fatto. Un quarto d’ora di macchina nel caos totale, motorini che sorpassano a destra e a sinistra, carri trainati da cavalli o da uomini che intralciano la strada, persone che si buttano in mezzo alla strada sperando di arrivare al marciapiede opposto.

Arriviamo al Bunut Garden (J1. Kartika Plaza Gang Puspa Ayu, che si trova in un vicolo perpendicolare alla via principale di Kuta). Ancora inesperti riguardo a contrattazioni e prezzi accettiamo il primo prezzo in dollari australiani che ci propone il taxista (AUD 20!!) che è assolutamente uno sproposito in Indonesia per pochi chilometri. Sistemiamo i bagagli nella stanza doppia con ventilatore che costa meno, con colazione inclusa ma senza internet (IDR 200.000 /notte) e decidiamo di starci due notti. Prima di pagare andiamo a fare un giro per cambiare i dollari australiani; meglio pagare sempre con moneta locale ossia la rupia indonesiana (IDR). Appena mettiamo piede fuori dall’hotel veniamo approcciati da ogni tipo di commerciante, taxista, ristoratore, agente di viaggio… Ci informiamo sui prezzi di cambio ad ogni banchetto col cartello “Money Exchange” e diffidenti, decidiamo di entrare in una banca e farci cambiare AUD 200 in IDR 1.815.000, un buon cambio senza pagare spese extra. Kuta è veramente incasinata, bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi perché i marciapiedi e la strada sono pieni di buche e si rischia di venir travolti da macchine e motorini. Al ritorno verso il nostro hotel ci fermiamo in un piccolo ristorante che si trova nella stessa via, un posto senza pretese ma i camerieri-cuochi sono molto alla mano e subito dopo aver preso l’ordine si informano sui nostri programmi. A Bali chiunque conosce qualche “driver” ossia autista privato che per un prezzo assai ridotto ti accompagna nei luoghi turistici. Così ci accordiamo di farci venire a prendere da suo fratello l’indomani per le h 10.30 di fronte al suo ristorante e soprattutto contrattiamo il prezzo per telefono; raggiungiamo le 350.000 rupie (euro 28) per vedere Nusa Dua, Uluwatu e Tanah Lot. Dopodiché ci godiamo il Chap Cay (verdure cotte con riso) e il Mie Goreng ( noodles con verdure) per IDR 38.000 (euro 3). Squisiti! Nel pomeriggio percorriamo la via per il mare e compriamo due asciugamani, contrattando il prezzo ovviamente, e una scheda telefonica indonesiana (IDR 5.000), assolutamente utile per contattare hotel e autisti. Per raggiungere la spiaggia di Kuta si passa attraverso un mercatino tutto colorato, pieno di dipinti e oggetti d’artigianato. Siamo già tentati di fare i primi acquisti ma ci tratteniamo per non portarci dietro chili di troppo in valigia durante gli spostamenti futuri; inoltre i prezzi son molto più alti qui che in altre parti dell’isola. La spiaggia di Kuta è una lunga distesa di sabbia e le onde del mare non sono eccessivamente alte. Ci sistemiamo nella parte occidentale, meno frequentata e vicino ad un giardino dove stanno celebrando il matrimonio di due australiani.

Proseguendo verso sinistra si possono vedere tutti i lussuosissimi resort dove si crogiolano accanto alla piscina bambini e adulti. Purtroppo sono convinta che si perda il senso della realtà indonesiana chiudendosi in questi hotel a 5 stelle e concedendosi giusto qualche tour organizzato ai templi più famosi. Ci rinfreschiamo con un bagno e dopo poco ci affiancano delle ragazze col velo vestite tutte uguali con la divisa della loro università. Ci spiegano che vorrebbero fare alcune foto con noi come compito delle vacanze sulle differenze culturali ed esercitarsi a parlare inglese. Solo la meno timida ci approccia e parla con noi, le altre sono molto riservate ma sorridenti e ci continuano a ringraziare incuriosite dalla nostra disponibilità. Vengono da Java e questa è la loro vacanza, pagata dalla scuola con l’obiettivo di abituare i giovani ad approcciare i turisti e comunicare in inglese nei luoghi più turistici. Ci fa molto piacere essere d’aiuto e questa non sarà l’ultima volta. Ci fermiamo in spiaggia fino al tramonto quando si riuniscono qui soprattutto locali per far volare aquiloni, fare il bagno vestiti e godersi la discesa del sole, momento sacro per gli indù. Rientrando in hotel notiamo che molti indonesiani addobbano i piccoli templi indù sparsi per tutta la città ed ogni ristorante, hotel o casa pone sulla strada delle offerte in cestini di foglie di palma con all’interno riso,dolcetti, monetine e quant’altro, come offerta. Inoltre, ogni via esibisce delle specie di pennoni pendenti fatti di bambù e foglie di palma, addobbati con nastri colorati. Scopriremo che in questo periodo gli indù festeggiano una ricorrenza religiosa e che proprio l’indomani molti non lavoreranno in mattinata per pregare e fare offerte. Ceniamo nello stesso ristorante in cui abbiamo pranzato (IDR 64.000 = euro 5) e poi prendiamo un dolce e un caffè da Starbuck’s dove abbiamo la connessione WiFi gratuita per modo di dire (paghiamo più della cena: IDR 91.000 = euro 7,50). Approfittiamo per prenotare online la camera in hotel a Ubud dove andremo fra 2 giorni

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