Giava e Bali, dove la gente sorride con gli occhi

VIAGGIO A GIAVA E BALI – ESTATE 2004 FABRIZIO E VALERIA Premessa: il caso mi ha portato a fare questa fantastica esperienza. Arrivati in agenzia alla ricerca di un viaggio “destinazione Messico” abbiamo scoperto che c’erano 2 posti liberi per ...

  • di Valeria Barenghi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

VIAGGIO A GIAVA E BALI – ESTATE 2004 FABRIZIO E VALERIA

Premessa: il caso mi ha portato a fare questa fantastica esperienza. Arrivati in agenzia alla ricerca di un viaggio “destinazione Messico” abbiamo scoperto che c’erano 2 posti liberi per volare a Giava e tornare, con partenza da Bali, 4 settimane dopo . La partenza era “immediata”: 1 giorno di tempo per fare i bagagli ed andare a Milano per prendere il volo. Abbiamo prenotato l’aereo (per il resto ci saremmo arrangiati sul posto) e preparato lo zaino con alcuni vestiti, macchina fotografica, costume e un quadernetto su cui annotare, a due mani (la mia e quella di Fabrizio), quello che avrebbero visto i nostri occhi e, ora che sono tornata posso dirlo, i nostri cuori.

Vbarenghi@hotmail.It

1° GIORNO Fabrizio: Viaggio “infinito”, da Genova a Giogya: 2 bus per arrivare alla stazione del treno; in treno da Genova a Milano; arrivo a Milano, metro e bus per arrivare a Linate; “pernottamento” sugli zaini a Linate; partenza per Amsterdam; 5 ore di scalo per ripartire per Giava (con scalo a Singapore)... Arrivo (finalmente!) a Giogya!!! Accoglienza perfetta, solo un piccolo inconveniente: ho perso i miei biglietti di ritorno per l’Italia! Me ne accorgo quando sono già in albergo: dopo un primo momento di panico e alcune inutili telefonate decidiamo di tornare all’aeroporto ...I biglietti sono stati ritrovati dal personale di terra che, dopo aver cercato di rintracciarmi nei principali alberghi della città, li ha consegnati all’ufficio Garuda (compagnia aerea con cui abbiamo viaggiato). Me la sono cavata con 1 ora di panico e una mancia da 10 $. L’albergo ha un nome impronunciabile ma, a parte il bagno che lascia un po’ a desiderare, è carino.

Valeria: All’arrivo a Giava io ero esausta, non avevo la forza di scrivere nulla, aggiungo adesso, ormai tornata in Italia, alcune righe sul “1° giorno” Iniziamo dalla partenza: ore 19.30 bus da casa (in anticipo stratosferico, causa: ansia da viaggio!!); treno a Principe ore 21.30; arrivo a Milano ore 23.30; metropolitana fino a S.Babila; inutile tentativo di mangiare una pizza: nonostante fossimo nella grande metropoli italiana stavano chiudendo (scoprirò solo più tardi che in Indonesia questo problema non sussiste, i banchetti ai bordi delle strade che vendono spiedini di carne e nasi-goreng, ossia riso fritto con verdure ed eventuale aggiunta di pollo o carne, sono aperti fino a tarda notte.

Siamo costretti a prendere il bus (h.24.00) per Linate a pancia vuota.

Anche a Linate è tutto chiuso. Impiego circa mezz’ora per trovare la macchinetta automatica che distribuisce “generi di primo conforto”. E’ l’una del mattino e mi addormento sui sedili dell’aeroporto con sveglia alle 5 per il check-in ...”fantastico risveglio”: con una coda infinita e i soliti che cercano di infilarsi, troppo stanca per commentare e ancor più per “intervenire”(qualche signora grintosa ci prova) ...Con quest’immagine lascio l’Italia.

Volo perfetto, arrivo ad Amsterdam alle 9, si riparte verso le 14.30 per la grande traversata.

Dormo quasi tutto il tempo svegliandomi solo per cambiare posizione.

Arrivo a Singapore (ore 9.30 del mattino, ora locale). Aeroporto bellissimo, accogliente e con piscina sul tetto.

Ripartiamo per Jakarta. Ed ecco il nostro primo contatto con il sud est asiatico; appena sbarcati a Jakarta, alla nostra sinistra, la sala d’attesa è piena di donne musulmane sedute per terra, con i loro veli colorati in testa.

L’immagine, di per sé, sarebbe bella e anche un po’ pittoresca, se non fosse per i ricordi dell’11 Settembre e per la generale situazione di tensione tra occidente e mondo musulmano, insomma, la cosa mi inquieta un po’

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