Indonesia: tra vulcani, templi e... orangutan

Viaggio di 18 giorni alla scoperta delle bellezze naturali, dell'arte e delle tradizioni delle isole di Java e del Borneo

  • di Ian Andre
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

La terra dei vulcani, diciassette mila isole, l'ambiente tropicale, centinaia di lingue e culture, un Paese in pieno sviluppo economico, la quarta popolazione più numerosa del mondo, l'Islam e le altre religioni pacificamente insieme. I libri, le guide e le riviste che faticosamente mi son fatto spedire da Jakarta mi hanno già regalato tanti racconti, immagini, reportage; eppure nel momento in cui l'aereo a Malpensa si prepara al decollo, la solita domanda rivisita i miei pensieri: come sarà l'Indonesia?

La partenza è il momento più bello: tutta la vacanza davanti, un intero itinerario da percorrere e tante esperienze che ancora non sono immaginabili. Le prime ore di volo passano veloci e, in breve, ci troviamo già tra il mare e il deserto all'aeroporto di Doha per compiere lo scalo; sono le 22:55 e siamo puntuali, tra tre ore esatte ripartiamo. Mi accorgo che quando si viaggia ci si lascia condurre dall'istinto nella scelta dei luoghi e dell'itinerario ma nello stesso tempo serve la massima razionalità nella pianificazione. Sono molto preciso quando organizzo i miei viaggi, i giorni di vacanza sono sempre pochi e le cose da vedere tantissime, quindi voglio gestire al meglio ogni giorno; mi piace semplicemente conoscere tutto ciò che c'è di diverso in un Paese, l'arte, la cultura, la gente, le abitudini... L'Indonesia non deluderà queste aspettative.

Passiamo tra un groviglio di strade dell'aeroporto nella calda serata del Qatar e qualche ora dopo siamo già in volo per Jakarta; è la capitale dello Stato e il cuore pulsante dell'Indonesia, il centro dell'economia e della politica, la città del traffico e dello sviluppo industriale, là dove i palazzi affiancano le baracche. Per molti Indonesiani però la capitale è Yogyakarta, detta Jogja, l'esatto opposto, la città dell'arte e della tradizione, dei vicoli e dell'artigianato, là dove la vita fluisce tranquilla e serena lontana dalle ansie della modernità.

Il nostro incontro con Jakarta è rapido: un giro veloce per le strade vicine all'albergo alla ricerca di un luogo dove mangiare qualcosa e il giorno dopo siamo già diretti alle isole di Krakatoa a bordo di una barca di pescatori.

Krakatoa è un vulcano circondato da tre isole, niente altro che i resti dell'immane eruzione avvenuta nel 1883. Ci si sente piccoli e indifesi di fronte all'immenso vulcano e al pensiero della sua forza distruttrice. Ricordo accuratamente i dettagli riportati sui libri di geologia: il rumore dell'eruzione fu percepito fino a seimila chilometri di distanza, i fumi e la polvere si dispersero nell'atmosfera diffondendosi sull'intero pianeta, il sole fu lievemente oscurato, la luna assunse un colore bluastro a causa del pulviscolo e la temperatura si abbassò per alcuni mesi. Uno tsunami seguì l'eruzione e spazzò via 30000 vite umane. La forza della natura è spaventosa, brutale e insensibile di fronte all'uomo, ma nello stesso tempo ha qualcosa di affasciante. Potrei rimanere ore incantato a vedere il vulcano che pacificamente fuma e pensare a cosa avvenne in questo luogo più di un secolo fa, ma intanto giunge il tramonto; siamo all'equatore e qui alle sei del pomeriggio è già buio. Rimangono le poche luci delle barche dei pescatori e una magnifica volta celeste da ammirare. Guardando il cielo, mi sento piccolo piccolo, su un pianeta minuscolo perso in un immenso universo.

Passiamo ancora un giorno accanto al vulcano, camminiamo sui suoi fianchi e arriviamo quasi in cima; tra poco ci aspettano un bel po' di ore in macchina tra i villaggi e il traffico di Jakarta e un volo verso il Kalimantan, la parte indonesiana della tozza isola del Borneo

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