Templi e Mekong: il cuore dell'Indocina

Un viaggio "fai da te" navigando sul Mekong e visitando i templi buddisti della Thailandia, del Laos e della Cambogia

  • di IronySvex
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Giorno 5: Lungo il Mekong, da Chiang Khong a Pakbeng

Al mattino un tuk tuk è venuto a prenderci all’hotel e ci ha portato alla frontiera dove abbiamo trovato anche gli altri compagni di viaggio del giorno prima: le procedure di uscita dalla Thailandia e entrata in Laos sono tutto sommato semplici e ben gestite: un autobus ti carica alla frontiera della Thailandia, attraversa il nuovissimo ponte che scavalca il Mekong e ti porta alla frontiera laotiana, dove si fa il visto di ingresso (35 $ a testa – se non hai una foto per il visto te la fanno in hotel il giorno prima, quando compri il biglietto per la barca). Il successivo trasporto fino al punto di imbarco è su una specie di carro bestiame adibito ad autobus, ma insomma, ci si adegua… Poi si sale sulla barca: per percorrere il Mekong fino a Luang Prabang ci sono due soluzioni: una specie di motoscafo, per tre/quattro persone, oppure lo slow boat, che è la soluzione a mio avviso più bella, e certamente più economica. È un barcone lungo e stretto, abbastanza scassato, che per metà ospita i turisti e per l’altra metà accoglie gli abitanti del fiume, che lungo il percorso fanno cenno al pilota della barca che accosta per imbarcarli o per scaricarli a destinazione (in pratica si ferma in continuazione, non per nulla lo chiamano “slow boat”). Il tragitto del primo giorno di viaggio dura circa 7 ore, siamo partiti verso le 10 e arrivati verso le 17 a Pakbeng (un villaggio a metà percorso che si anima solo la sera quando arrivano i barconi e si svuota al mattino, quando ripartono). La barca è dotata di un gabinetto (chiamarlo servizio igienico è davvero troppo), che però non è consigliabile ai deboli di stomaco; i sedili sono stati evidentemente recuperati da un autobus in disarmo, peccato che non sono ancorati alla barca per cui periodicamente si rovesciano su quelli della fila di dietro se chi vi è seduto si agita un po’ troppo. A Pakbeng abbiamo dormito in un hotel che avevamo prenotato su Booking il giorno prima (30 $, colazione compresa): tutto sommato, anche abbastanza grazioso, con vista sul Mekong e su una coppia di elefanti venuti a lavarsi al fiume di prima mattina.

Giorno 6: Lungo il Mekong, da Pakbeng a Luang Prabang

Secondo giorno di viaggio in barca, con partenza alle 9 e arrivo alle 17: barca ancora più scassata di quella di ieri; panorami bellissimi, assai più di quelli del giorno prima, piccoli villaggi lungo il fiume, colline verdissime; curiosamente, mancano del tutto gli uccelli, non se ne vede uno, sorge il dubbio che se li siano mangiati tutti. Comunque, la navigazione sul Mekong è stata una delle cose più belle del viaggio, i panorami sono davvero una cosa che ti riempie il cuore. Arrivo al tramonto a Luang Prabang, e un tuktuk ci porta all’hotel nel centro della città (Namkhan Riverside hotel: secondo gli standard locali un buon hotel, a 45 € a notte con colazione, prenotato dall’Italia con Booking).

Giorno 7: Luang Prabang

All’alba sveglia per andare a vedere la questua dei monaci lungo le strade del centro città: i turisti sono pochi e defilati, il momento è genuino e si percepisce la devozione e il rispetto per questo rito quotidiano, nel quale i monaci sfilano con le loro tuniche arancioni e i fedeli mettono nella loro sporta riso, legumi, soldi, tutto mescolato insieme; tutto in un assoluto silenzio, con i fedeli che stanno ben attenti a non guardare mai negli occhi i monaci. Il tutto si esaurisce in pochi minuti, ma è davvero bello da vedere. Poi iniziamo a visitare la città che è piccola e raccolta, con una chiara impronta coloniale francese. I turisti sono pochi, almeno rispetto a quanto troveremo poi in altri luoghi, la gente è semplice, cordiale, sorridente. Parlano poco inglese e niente francese, ma se possono aiutarti non si tirano indietro. I monumenti non sono niente di speciale, ma l’impressione generale è assolutamente positiva. Fra le curiosità, un locale sul fiume dove servono the fatto con gli escrementi del baco da seta… basta non saperlo o non pensarci, poi il gusto non è molto diverso dal the tradizionale. Interessante anche il museo UXO (Unexploded Ordnance) che illustra la minaccia rappresentata dagli ordigni inesplosi disseminati dai bombardamenti durante la guerra del Vietnam e che continuano a mietere vittime anche a quarant’anni dalla fine della guerra. A cena, con la coppia canadese conosciuta lungo il viaggio da Chiang Mai, andiamo in un bel ristorante dove mangiamo il tradizionale BBQ laotiano con carne di bufalo: il posto è grazioso, il cibo è ottimo, il prezzo? 132.000 kip laotiani, cioè… 13,2€ a coppia!

Giorno 8: Luang Prabang

Unico giorno con cielo grigio e qualche goccia di pioggia. Andiamo a visitare le grotte di Pak Ou, dove c’è un tempio buddista molto venerato dai locali. I turisti di solito vanno con una barca che fa servizio da Luang Prabang, ma noi di navigazione ne abbiamo fatta già abbastanza e prendiamo un tuktuk. La strada, pur essendo una strada di livello nazionale, è in sterrato ed è in uno stato disastroso, ma nei villaggi che questa attraversa, specializzati nella tessitura della seta, a giudicare da come ci guarda la gente, di turisti ne vedono davvero pochi. L’ultimo tratto prima della grotta prevede l’attraversamento del Mekong, e lo facciamo a bordo di una canoa. Purtroppo il tempo non bello non ci ha permesso di andare a vedere anche le cascate di Kuang Si che dovrebbero essere davvero molto belle. È domenica, e la sera tutta la popolazione si riversa nelle strade per mangiare dai banchetti disseminati nelle viuzze del centro: i turisti sono in netta minoranza.

Giorno 9: Luang Prabang – Siem Reap (Cambogia)

Verso mezzogiorno lasciamo il Laos con un volo Lao Airways per Siem Reap: l’aereo è un turboelica, il volo dura poco più di due ore. Avevo qualche perplessità sulla compagna aerea, ma si è rivelata infondata: precisi, puntuali, aereo in perfetto ordine, tutto ok. Uscita dal Laos e ingresso in Cambogia senza problemi (visto all’aeroporto in entrata, 30$ a testa), poi hotel prenotato dall’Italia, davvero grazioso (La Residence Blanc d’Angkor – 54€ a notte con colazione, davvero ben spesi). Siem Reap è uno schifo caotico di città, soprattutto dopo 4 meravigliosi giorni nel tranquillo Laos che vive sui soldi che portano i turisti che vanno a vedere i templi di Angkor

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