INDIA Il paese dei contrasti

Iniziamo il viaggio partendo verso fine febbraio da Singapore. Dopo un comodo viaggio di circa sei ore con la Sahara Airlines, atterriamo a Delhi. Dopo le formalità, c’incontriamo con un addetto locale, il quale ci fa salire su una “Ambassador” ...

  • di yxropi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

Iniziamo il viaggio partendo verso fine febbraio da Singapore.

Dopo un comodo viaggio di circa sei ore con la Sahara Airlines, atterriamo a Delhi. Dopo le formalità, c’incontriamo con un addetto locale, il quale ci fa salire su una “Ambassador” paragonabile ad una nostra topolino. Si tratta di un vecchissimo modello su licenza Morris, ancora in produzione dopo mezzo secolo e la nostra guida ci dice che e’ una vettura riservata in genere ai VIP ( figuriamoci gli altri!).

Dopo circa un’oretta impiegata a districarci tra motorette, bici e carretti vari, arriviamo al Grand Intercontinental, vetusto albergone ricoperto nel foyer di marmi in stile indiano-coloniale.

Poiché ci incontreremo solo all’indomani con il gruppo proveniente dall’Italia, decidiamo di fare un giretto nei dintorni visto che siamo nel centro commerciale della città.

Veniamo immediatamente assaliti da personaggi che offrono di tutto ed uno in particolare ci dice di non seguire la strada a destra perché ci sono delle manifestazioni “pericolose”. Immediatamente mi sovviene di aver letto del trucchetto sulla “Lonely Planet” ed imbocchiamo la strada a destra con decisione. Infatti non troviamo alcuna manifestazione e il personaggio ci indica che sulla destra della nuova strada ci sono dei negozi statali, quelli cioè a prezzo fisso.

Sicuri di aver seminato il “figuro”, entriamo nel Central Cottage Industries Emporium, ove troviamo articoli provenienti da tutta l’India di ottima fattura. Regalo un anello con un’acqua marina a mia moglie, dopo aver trattato lungamente il prezzo ed aver ottenuto uno sconto del 30% ca.

Scopro, poi consultando la guida, che non si trattava di negozi statali, ma di una catena privatizzata, che incontrerò successivamente in altre città indiane.

Il sub continente indiano è grande quasi quanto L’Europa e la popolazione è ora superiore al miliardo di individui.

I colori della bandiera sono: l’arancione= energia, bianco=pace e verde= agricoltura.

Una percentuale irrisoria di cittadini paga le tasse e la classe medio-alta e’ rappresentata dal 18% della popolazione. La costituzione riconosce 18 lingue ufficiali. Inoltre secondo l’ultimo censimento esistono più di 1600 lingue e dialetti minori, per cui l’inglese e’ ancora ampiamente usato ed e’ la lingua ufficiale del sistema giudiziario. All’ora di pranzo incontriamo la guida che ci seguirà nel viaggio e noto con piacere che parla un perfetto italiano, avendo studiato all’Università di Perugia. Incontriamo poi il gruppo e comincia un giro dei principali monumenti di Delhi: il Forte Rosso costruito all’epoca dei Moghul( qui accampati nelle vicinanze, vediamo gli indiani più’ poveri ovvero i profughi del Bangladesh ), il Mausoleo di Humayun ( secondo imperatore Moghul) , il complesso del Qutb Minar con la Torre della Vittoria - simbolo di Delhi - alta ca 73 mt, ed infine il Raj Ghat ove venne cremato nel gennaio del 1948 il corpo del Mahatma Gandhi, assassinato da un fanatico religioso che lo accusava di connivenza con i mussulmani.

La mattina successiva partiamo per Varanasi ( Benares) la citta’ santa.

Il volo parte con circa un’ora di ritardo ed i due successivi voli interni totalizzeranno ritardi di due e tre ore ciascuno. Nessuno si scompone, in quanto ci dicono che tali ritardi sono di normale mministrazione.Varanasi ogni anno e’ visitata da diversi milioni di pellegrini ed e’, in un certo senso, anche la città della morte perché chi muore e viene qui cremato sfugge al ciclo per il quale si rinasce sempre e si ricongiunge all’Essere Divino. Se ci comporta male nell’aldilà, comunque, si riprende il ciclo della reincarnazione

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