Camminata tra i villaggi ed i monasteri tibetani

Ero già stato in quei luoghi nel 1999. Esserci ritornato dopo sei anni mi ha subito fatto capire come la nostra “civiltà” occidentale stia arrivando anche in quei posti remoti. Tutti i villaggi che erano raggiungibili solamente a piedi, anche ...

  • di Bruno
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Ero già stato in quei luoghi nel 1999. Esserci ritornato dopo sei anni mi ha subito fatto capire come la nostra “civiltà” occidentale stia arrivando anche in quei posti remoti. Tutti i villaggi che erano raggiungibili solamente a piedi, anche i più sperduti, sono ora serviti da una strada sterrata; sui tetti delle case, accanto allo sterco di animali messo a seccare per farne combustibile per l’inverno, svettano parabole satellitari e pannelli solari; in molte località è anche arrivata l’energia elettrica. Tuttavia nulla ha modificato la bellezza e la maestosità dei paesaggi della valle dello Spiti. Camminare su questi sentieri a più di 4000 metri di quota infonde nell’animo un senso di spiritualità anche a chi non ha predisposizioni mistiche. Nei villaggi e lungo le mulattiere la religione è una presenza costante, il richiamo al divino è ovunque. Lo ricordano le bandiere con le preghiere affidate al vento innalzate su tutti i colli e le alture, gli stendardi dei monasteri, i chorten, i sassi votivi incisi che si trovano nei pressi dei villaggi, gli innumerevoli monaci che si incontrano durante il tragitto e la sacralità stessa delle montagne. Il cammino nella luce tersa dei 4000 metri diventa anche un pellegrinaggio nel santuario della fede più antica del mondo: quella buddista.

La Valle dello Spiti, dal tibetano Spiti: “Paese di Mezzo” per la sua posizione in mezzo alle montagne, situata nello stato indiano dell’Himachal Pradesh, confinante col Tibet, chiusa al turismo dal 1953 a causa della guerra e delle tensioni indo-cinesi dell’epoca, è stata riaperta al turismo solo nel 1993. La zona, mille anni or sono, si trovava ad essere una via collaterale delle più famose vie carovaniere che univano la Cina all’India, quali la famosa “Via della Seta”. Per questa ragione lo Spiti, legato a quel tempo sia al Tibet che al vicino Ladakh, godeva della presenza di scambi commerciali e culturali di notevole entità. Adesso una disagevole strada, recentemente costruita, collega la città di Manali alla Valle dello Spiti attraverso i passi di Rothang (3978 m) e Kunzum (4551 m) in circa 10 ore di duro viaggio in fuoristrada.

Il destino vuole che le peripezie e l’avventura comincino subito dopo la partenza. Siamo un gruppo numeroso di 24 persone, non è stato possibile trovare tutti posto sullo stesso volo. Così mentre 20 raggiungono Delhi via Roma ed Amman, gli altri 4 passano da Francoforte e Bombay. Sono a Roma in attesa del volo per Amman quando ricevo una telefonata da Franca, una delle 4 persone che transitano da Francoforte. Mi informa che il loro volo per Bombay è stato cancellato a causa di un eccezionale monsone che ha reso inagibile l’aeroporto di Bombay. Subito contatto Filippo, il mio corrispondente di “Avventure”, che mi promette di interessarsi immediatamente e di risentirci non appena arrivati ad Amman. Conclusione: i 4 partiranno il giorno dopo da Francoforte ed arriveranno a Delhi con 24 ore di ritardo. Non ci rimane che restare anche noi fermi per un giorno a Delhi ad attenderli. Questo ci permette di fare una visita alla capitale dell’India, bisogna pur guardare il lato positivo della vicenda! Accompagnati da un caldo afoso, giriamo per le strade di questa città dal traffico caotico, tra l’inquinamento ambientale causato dagli scarichi degli autobus e dei molti veicoli industriali, oltre al frastuono provocato dalle migliaia di clacson che suonano in continuazione; ma quello che più colpisce il visitatore sono la sporcizia e la povertà che regnano ovunque in questa città, specialmente nella parte vecchia. In tutte le strade periferiche si possono vedere baraccopoli, costituite in maggioranza da tende, dove vivono i meno abbienti

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