Di nuovo in India

Syusy torna nel subcontinente indiano (dove è nato Tpc!) per il World Culture Festival di Delhi

  • di Syusy
    pubblicato il
 

La prima volta in India ha rappresentato il nostro primo viaggio in assoluto: partimmo io e Patrizio riuscendo a ricavare dal viaggio il primo reportage per Turisti per Caso. Le destinazioni furono: Delhi, il Taj Mahal e Bangalore, poi andammo a Putthaparthi da Sai Baba e da lì prima ad Auroville e poi a Madras. La seconda volta, anni dopo, mi fermai sul Gange, dove vidi una puja: la “Ganga arti”, cioè l’adorazione del fiume con l’offerta del fuoco, vicino a Rishikesh, il luogo santo dove tanti guru hanno operato, compreso il famoso Maharishi (il guru reso famoso dai Beatles). Incontrai lì anche un bramino che curava un tempio a Shakti su una collina sopra Rishikesh e ne trassi qualche insegnamento inaspettato. Da lì, poi, mi recai a Patal Bhuvaneshwar, un posto poco conosciuto persino dagli stessi indiani: mi trovai tra le montagne ai piedi dell’Himalaya e feci un’esperienza mistica (ma che aveva anche qualcosa di magico) nelle grotte sotterranee di Patal. Tornare in India per la terza volta, dunque, è stato un vero piacere. O forse dovrei dire la quarta volta, perché due anni fa, al ritorno da Katmandu dove ero stata con Battiato per il backstage di Attraversando il Bardo (il suo film sul fine-vita) passai qualche giorno a Pune, appunto in India, nell’ashram di Osho.

UNO SCOPO STRAORDINARIO

Stavolta (che sia la terza o la quarta poco importa) lo scopo per andarci era ancora più chiaro delle volte precedenti e sicuramente di turistico aveva ben poco. Ho accettato la proposta di Roberto e Beatrice, insegnanti yoga di Milano, di partecipare a un evento straordinario: il World Culture Festival di Delhi. Quattro milioni di persone - avete capito bene, 4 milioni - tra spettatori partecipanti, organizzatori, volontari e artisti da tutto il mondo. Questi ultimi si sarebbero esibiti su un palco dal vivo. Ma la cosa che mi aveva colpito maggiormente era che tutta questa massa di gente avrebbe meditato insieme. Ecco, tra tutte le stranezze dell’evento, questa era la cosa che mi incuriosiva di più: un evento da vedere, documentare e soprattutto vivere. Roberto e Beatrice sono stati i miei due angeli custodi per tutto il tempo che abbiamo passato in India e oltre a organizzare il viaggio hanno pensato persino alle riprese. Siamo partiti da Milano alla volta di Delhi, dove ci siamo catapultati nel traffico caotico della città: automobili, camion, ape car, corriere, biciclette con enormi pacchi di merce, moto, gente che vive sul ciglio della strada, mucche e persino elefanti. Il traffico di Delhi non è più quello di una volta, ora è l’inferno in terra. Un inferno reso ancora più insopportabile dalla povertà e da un inquinamento intollerabile.

ndr - guardate su Youtube il video di Syusy in India

AL DI LÀ DEL TEMPO

Una volta in India, comunque, sono riuscita a coronare anche un altro sogno, ovvero vedere la misteriosa colonna di ferro che non arrugginisce mai. Nel complesso archeologico patrimonio dell’umanità di Qutb Minar, che un tempo fu uno dei palazzi più importanti dell’Impero Gupta (risalente al 423 d.C.), è conservata una colonna di ferro con straordinarie proprietà: ha sul groppone migliaia di anni (è antecedente al sito archeologico), ma non arrugginisce, e questo malgrado il clima monsonico al quale è esposta. Da un’analisi chimica si è scoperto che la colonna è fatta di ferro misto a una piccola percentuale di fosforo, una lega difficile da lavorare anche per attuali fabbri esperti. Ma chi era in possesso del segreto del ferro che non arrugginisce mai, migliaia di anni fa? La colonna, infatti, è ritenuta una OOPArt, cioè un og­getto che per la sua caratteristica è fuori dal tempo. Come è possibile che in India ci fosse questa conoscenza, che però non è stata tramandata ed è rimasta un segreto, tanto che questa colonna è l’unica del suo genere così antica e con queste caratteristiche in tutto il mondo? La spiegazione – chi mi conosce lo sa – per me non può essere che una: qualcuno, nel passato, aveva conoscenze tecniche avanzate e la civiltà indiana, una delle più antiche del mondo, ne conserva delle testimonianze

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