Il mare a Diu e poi verso Mumbai

Dal Rajasthan in Gujarat, a Diu e poi in bus fino a Mumbay: un po' di vita di tutti i giorni...

  • di bikaner1948
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

… Passo la sera a controllare la carta stradale con il driver: senza fretta cerco di fargli capire i simboli riportati, assimila rapidamente e alla fine arriviamo ad un compromesso: io farò il navigatore e, per ovviare alla mia pessima pronuncia indi, mi limiterò a ricordare il numero della strada da seguire, evitando così di storpiare i nomi dei paesi lungo il percorso. La nostra meta è Diu, un territorio amministrato direttamente da Delhi e nel linguaggio amministrativo dell’India è usanza abbinare questa città ad un altro territorio con uguale amministrazione: Daman, più a sud verso Mumbay. E’ quindi naturale trovare indicazioni con la scritta Daman-Diu...Ho perso delle ore per far capire al driver che la destinazione è Diu, e che l’usanza di unire i nomi delle due città assieme deriva solo da un antico fatto storico e amministrativo. Non c’è stato nulla da fare: libro alla mano ho dovuto tenere una lezione di storia sulla colonizzazione al mio amico indiano. Gli spiego che queste due città, più la città di Goa, sono state fino a pochi anni fa domini portoghesi, liberate tutte assieme dal governo indiano, ora sono amministrate direttamente dalla capitale e, pur geograficamente lontane, nel linguaggio corrente sono inesorabilmente unite, creando una confusione prettamente indiana!

Partiamo all’ alba: trovo la Tata pulita e con il pieno di gasolio, il driver è visibilmente animato e come prima cosa mi ringrazia per la lezione della sera prima: ora ha le idee chiare ed è pienamente soddisfatto... Beata ignoranza. La situazione è ora veramente stravagante: sembriamo due amici in viaggio verso mete sconosciute, non più un taxi con passeggero.

Passiamo la dogana che ci fa entrare nello stato del Gujarat e il cambiamento è subito evidente: imbocchiamo una moderna autostrada a quattro corsie: nuova e scorrevole. Partiamo bene! Il driver è rilassato e ne approfitto per consultare la mia fedele guida. Non riporta molte notizie su Diu; ho cercato di raccoglierne durante il viaggio, ma pochi viaggiatori si sono addentrati in questa regione di terremoti ed elefanti. Alcuni mi hanno descritto Diu come un piccolo paesino sul mare appestato dalla tremenda puzza di pesce steso a seccare, altri mi hanno parlato di scarsa disposizione a ricevere i turisti, altri ancora mi hanno sconsigliato questo territorio per il pericolo di terremoti... Sono d’ indole fatalista e desideroso di conoscere, quindi avanti, dentro questo paese dove nacque Gandhi,sono pur sempre un figlio della mezzanotte e mi piace pensare che sia il destino che sta guidando la piccola Tata su queste strade. Il driver? O è all’ oscuro di tutto, oppure pensa che il topo bianco visto a Bikaner ci porti veramente fortuna. India, terra di leggende e... ciarlatani...

Lungo la strada incrociamo dei terrificanti motocarri a tre ruote: sono dei taxi rurali e trasportano per la maggior parte ortaggi e frutta ai mercati, ma vi salgono anche persone. L’ autista domina la strada dall’ alto di un imponente seggiolino; il motore è un mono cilindro diesel e dagli scarichi escono dei gas letali, il rumore è assordante, come quello di un grosso martello. Il driver chiama gli abitanti di qui “Gujarati”, con un leggero tono di presa in giro: li considera buona gente, ma molto grossolani...Tutto il mondo è paese e ogni nord ha il suo sud.

Pensavo d’ esser stato nella città più avvelenata del mondo: Città del Messico, ma quando siamo entrati nella capitale del Gujarat mi sono dovuto ricredere. Hamedabad è un girone infernale: lungo un viale di ben sette chilometri mi sono coperto la bocca per non tossire disperatamente. La temperatura esterna si è alzata ma dobbiamo tenere i finestrini ermeticamente chiusi. Siamo incolonnati in mezzo a centinaia d’altri veicoli; decine di motocarri scaricano nell’ aria gas tossici che si sommano a quelli delle numerose fabbriche e in più non troviamo la strada per uscire da questa bolgia. I Gujarati non parlano indi, ma una loro particolare lingua e il driver non riesce a capirci nulla nemmeno dai cartelli segnaletici, per lui incomprensibili. Mi vedevo già dato in pasto ai numerosi avvoltoi che roteavano in quel grigio cielo, ma mi dimenticavo della fortuna del topo bianco... e ci viene in soccorso l’ autista di un camion proveniente dal Rajasthan che ci guida fuori da questa città, sporchi, ansanti ma salvi. Ci fermiamo per riprendere fiato ad un’auto grill... E’ pieno di gente e al mio ingresso sono accolto dai soliti sguardi interrogativi dei presenti. Ma qui è un’ altra cosa: la gente sembra introversa e impenetrabile ma dopo un’ attimo i visi si aprono a sorrisi di benvenuto. In cambio non tentano di venderti nulla: sono solo un uomo dal colore diverso, non un turista da derubare. Il driver insiste per farmi assaggiare una specialità del posto: il Paan...Il nome mi ricorda la noce di betel, gli sputi rossi...Rifiuto gentilmente ma i presenti mi convincono che è tutta una cosa diversa. In una grande foglia sono poste un arcobaleno di spezie, il tutto è accuratamente accartocciato e deve essere messo in bocca interamente per assaporarne lentamente il gusto...Mi sono visto disteso su un letto in preda ai dolori, seduto sul cesso in un incontenibile sforzo o a sputare inferno piccante per tutto il piazzale. Tutti sono in attesa delle mie reazioni: metto in bocca il Paan e per le mie papille è orgia!Tutta la gradazione del dolce si spande nella mia bocca, una dolce sensazione di fresco impregna le mie gengive, la lingua cerca ogni minimo pezzetto di spezie per assaporarlo all’infinito. Anche il mio viso si apre al sorriso ricambiato mille volte dai presenti. Mi avvio verso l’ auto con il driver che, soddisfatto del suo consiglio, mi racconta che questo tipo di Paan è una specialità del posto e le foglie che avvolgono le spezie arrivano fresche ogni giorno da Varanasi...Resto per un’ attimo senza saliva, penso all’acqua del Gange, alle ceneri dei morti cremati...Il cuore mi si ferma per un’ istante e la vista mi si annebbia ma vedo in mezzo al grigio un topo bianco che mi strizza l’occhio; perché non crederci: alzo le spalle e mi sprofondo sul sedile. Buono il Paan! Non si guida di notte in India e ci fermiamo a dormire a Junagad, piccola e vivace città. L’hotel è tipicamente indiano, lenzuola sul grigiastro e acqua calda a secchi, ma per una notte può andare. Decido di fare io una sorpresa al driver e lo invito a cena in un ristorante. E’ molto imbarazzato nel farsi servire dal cameriere e i suoi occhi sono pieni di riconoscenza, ma non c’è stato nulla da fare: il conto lo ha voluto pagare lui, non ho insistito: qui non si usano certe messinscene, ci si china per ringraziare e nulla più

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Commenti
  1. bertol
    , 11/8/2012 18:36
    Ho fatto anch'io un viaggio in Gujarat, l' undicesimo in India, e l'esperienza umana più bella è stata quella con il guidatore, un bramino- driver che ci ha portato nei posti migliori. La sua presenza ci ha aperto tutte le porte possibili nelle situazioni e nei luoghi più significativi del Gujarat e del Rajastan. Ci è capitato di finire in villaggi remoti dove la gente del luogo lo accoglieva alla grande dandogli le chiavi del tempietto per celebrare cerimonie indù, così come fare foto a persone che altrimenti sarebbe stato impossibile fare. Si chiama Vivek, e la sua conoscenza e simpatia vale già il viaggio. Conosce il Gujarat come casa sua e potete contattarlo direttamente, parla inglese, via email: vivek_hathila@yahoo.co.in

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