Madhya e Uttar Pradesh

Riflessioni su un viaggio

  • di ArturoB
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Dopo aver apprezzato le architetture del Rajastan, la natura del Kerala e il misticismo del Tamil Nadu, eccomi nel Madhya Pradesh a cercare cosa? Non lo so e ancora non l’ho capito.

Il mio viaggio comincia da Roma dove mi imbarco su di un comodo volo della China Airlines, senza scalo su Delhi. La compagnia è buona, senza fronzoli, puntuale ed efficiente. Come al solito le pratiche burocratiche all’aeroporto della capitale sono lunghissime ed estenuanti. In India c’è sempre chi controlla, quello che controlla chi controlla, e un altro che controlla quello che controlla chi controlla. Poi pare che lo sport preferito sia quello di far riempire moduli e distinte, mi hanno chiesto perfino la paternità per fare un biglietto di un museo.

Torniamo a noi... senza uscire dall’aeroporto proseguo per Gwalior per una tappa di avvicinamento. Volo Air india 421. Il pilota, probabilmente campione di rodeo, ci fa vivere l’emozione di questo sport: in fase di avvicinamento all’aeroporto, prima va in picchiata, poi improvvisamente ridà manetta e cabra, poi vira violentemente. Vedo il viso della hostess che ostenta un sorriso, ma finge male. Amo viaggiare in aereo e non ho mai avuto paura. Prima.

L’albergo recensito da tanti viaggiatori si dimostra molto al di sotto di ogni aspettativa. E’ decentratissimo, lurido fino all’inverosimile e rumorosissimo. Poso le valige e cerco di uscire da quell’incubo. Peggio. Una bolgia dantesca a confronto è il paradiso. Cerco un posto dove mangiare e, a parte i chioschetti di street food, non c’è nient’altro. Come un miraggio vedo un Mac Donald’s, da me sempre aborrito, e mi siedo a mangiare un qualcosa di cui non ricordo neanche il nome. Anche il cibo del Mac prende le caratteristiche del Paese in cui si trova: è tutto piccantissimo. Rientro in “albergo” e chiedo di cambiare stanza, non mi dicono di no, però la stanza rimane quella. Ho la malsana curiosità di guardare sotto il lenzuolo, e poco manca che vomito la cena. Decido di anticipare la partenza di un giorno. Non è possibile cancellare senza spese, non fa niente, pago e me ne vado la mattina successiva dopo aver prenotato un treno per Jhansi, destinazione Orchha. Ci sono molti treni cancellati a causa nebbia e molti altri portano forti ritardi, il mio treno il Bhopal Shabti arriva e riparte in perfetto orario, e poi dicono degli svizzeri.

Con poco meno di due euro e venti centesimi, ho il posto prenotato, una bottiglia d’acqua, un tè e una merendina niente male. Fuori dalla stazione riesco a spuntare un tuctuc che per 200 rupie contro le 600 richieste, dopo 17 km mi lascia davanti all’unico albergo decente che ho trovato in questo viaggio, l’Orchha Resort. Leggermente fuori dal paese, questo albergo si trova in una buona posizione proprio sul fiume Betwa di fronte ai cenotafi. Si scusano per avermi assegnato una stanza rumorosa e me la cambiano immediatamente. La piscina a forma di loto è graziosa. L’albergo dispone anche di una spa e si praticano massaggi ayurvedici. Sono fortunato: oggi c’è gran festa in paese, si festeggia RamRaja, il paese brulica di santoni e dai vicini villaggi sono venuti proprio tutti. Ho visto il cassone di un rimorchio agricolo, dove la notte hanno dormito almeno 30 persone una sull’altra. Ho visto anche stabilire il record di capienza di un tuctuc: 20 anime fra donne, bambini e una capretta. Gironzolo un po’ per l’unica strada e per il tempio, rubando immagini molto suggestive. Il giorno successivo lo dedico alla visita del complesso che ospita i tre palazzi per cui Orchha va famosa. Mi imbatto in Santosh, una guida che sfoggia un italiano un po’ incerto e mi affido a lui per la visita. E’ abbastanza bravo, e con un piccolo sovrapprezzo mi conduce con la sua moto a visitare un piccolo tempio poco fuori dal paese. A sua detta, lì si respira un’aura mistica. Sarà, ma a me non mi ha ispirato niente. Sarà lui a fornirmi il taxi per Khajuraho a prezzo stracciato, e sempre lui mi metterà in contatto con suo fratello, che lì mi farà da guida.

Per ciò che concerne il vitto, Orccha non offre molto. Ci sono due ristoranti appena decenti: il Blue Sky e il Mediterraneo. Li ho provati entrambi con poca soddisfazione. Invece ottimo il ristorante presso l’hotel Amar Mahal, pagando un po’ meno del doppio dei suddetti. Ovviamente tutto un altro ambiente e un’altra qualità

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Commenti
  1. fedina
    , 23/12/2011 19:25
    Anche io ho apprezzato il tuo racconto,condividendo impressionie sentimenti verso questo strano eccezionale Paese.
  2. Libra
    , 23/12/2011 15:49
    Ho trovato molto bello e sincero il tuo racconto...complimenti...purtroppo non conosco l'India, ma mi piacerebbe andarci, ma sò che è un paese così vasto.....!!!

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