India - Ujjain: i potenti del Kumbha mela

I Potenti del Kumba Mela ad Ujjain, Aprile 2004 Prima di raccontarvi la mia recente esperienza al Kumbh Mela di Ujjain, mi sembra doveroso dare una brevissima introduzione sul suo significato. Il kumbh [vaso] mela [festival, festa] si origina dalla ...

  • di Franco Pizzi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: 3500
 
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I Potenti del Kumba Mela ad Ujjain, Aprile 2004 Prima di raccontarvi la mia recente esperienza al Kumbh Mela di Ujjain, mi sembra doveroso dare una brevissima introduzione sul suo significato. Il kumbh [vaso] mela [festival, festa] si origina dalla mitologia induista, e si rifà all'episodio in cui dèi e demoni si allearono momentaneamente nello sforzo di estrarre il nettare dell’immortalità dall'oceano, zangolando le sue acque.

Quando Dhanwantari uscì dall’oceano con un vaso di amrita, fu necessario trovare qualcuno che lo distribuisse; per questo Vishnu assunse la forma di una bellissima donna e con un piccolo trucco diede ai demoni il “varuni”- una sorta di liquore- e agli dèi il vero nettare dell’immortalità. Ma i demoni non cascarono nell’imbroglio e afferrarono il vaso.

Durante la lotta alcune gocce di nettare caddero sulla terra e nella confusione il figlio di Indra, Jayant, si impossessò del vaso e corse via. Egli sostò in quattro luoghi dell’India per riposarsi. Ogni qualvolta si fermava beveva il nettare e nel posare il vaso per terra alcune gocce caddero al suolo. Queste gocce diedero origine ai quattro luoghi sacri dove ancora oggi viene celebrato il KumbhMela: Haridwar, Allahabad, Nasik e Ujjain.

Quest’anno è la volta di Ujjain ad ospitare la grande festa; nel primo giorno di luna piena, il 5 aprile, -una delle cinque date sacre per il bagno nel fiume-, il mio gruppo ed io ci siamo uniti alle 200.000 persone sul Rama ghat che scende verso il fiume Kshipra. Il fiume era in secca qualche mese fa, ma per dare la possibilità ai sadhu e ai pellegrini di fare il loro bagno sacro la municipalità della città ha deciso di dirottare il fiume alla fonte e quindi l’acqua non mancava.

Siamo arrivati il giorno prima, e già l’ingresso in città con le nostre macchine è stato un avventura. Sotto un sole che regalava una temperatura di 40 gradi la polizia ci ha fermati non volendo farci proseguire per entrare in città. I servizi di sicurezza erano imponenti ed efficaci, 15000 poliziotti e 10000 uomini delle forze antisommossa, e il nostro posto di blocco comandato da un gentile ma fermo ufficiale ci ha fatto perdere un bel pò di tempo e di sudore.

Finalmente siamo riusciti a raggiungere il nostro stupendo campeggio fisso, di proprietà del maharaja di Jodhpur. Servizio coloniale! Nel tardo pomeriggio ci siamo avventurati, con un tuc tuc locale, verso il centro della città dove si svolgevano i preparativi per la festa. La prima impressione era quella di camminare in una fiera; musica, bancarelle che vendevano di tutto, e gente, tanta gente, che camminava nella nostra direzione, verso il Rama ghat. Il vialone sul lato destro era costellato di campi tendati che ospitavano sadhu di varie sette, ognuno con il suo spazio, meglio dire: una tenda e un fuoco; e tutti fumavano grandi cylum. L’odore dell’hashish riempiva i campeggi. Ho trovato poca sacralità e molta apparenza fra questi sadhu vestiti in arancione; entrato in una tenda vidi un famoso santone che sta sempre solo su una gamba mentre appoggia l’altra su una corda che pende da una struttura di legno. Gli chiesi di fotografarlo e mi sorrise per dimostrare il suo consenso. Clik.

Mi ripresi subito dal mio senso di delusione quando fuori, seduto per conto suo, vidi un sadhu della setta degli Aghori, con una tradizione di alcuni millenni alle spalle.

Me lo fece notare la mia guida. Una piccola setta, questa degli Aghori! Il loro territorio preferito sono i luoghi di cremazione; si adornano con ossa umane e si rotolano nelle ceneri dei morti; mangiano carne, - al contrario dei sadhu precedentemente visti che sono strettamente vegetariani-, si cibano di carne umana e di escrementi e sono convinti che andando contro le regole sociali dimostrano equanimità verso ogni cosa, in un mondo dove non esiste nè puro nè impuro, nè buono nè cattivo

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