IL RAJASTHAN (val bene una messa?) - 3° Parte

10° GIORNO: KUMBALGARH – JODHPUR Sull’alberghetto stendo un pietoso velo, anche perché la cena a menù fisso propostaci, ha fatto risvegliare i miei malesseri sopiti e questa mattina mi sento abbastanza giù di corda. Lungo la strada per Jodhpur, nostra ...

  • di LucMen
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10° GIORNO: KUMBALGARH – JODHPUR Sull’alberghetto stendo un pietoso velo, anche perché la cena a menù fisso propostaci, ha fatto risvegliare i miei malesseri sopiti e questa mattina mi sento abbastanza giù di corda.

Lungo la strada per Jodhpur, nostra meta giornaliera, ci fermiamo al tempio Jainista di Ranakpur, uno dei più importanti di questa strana religione. I suoi adepti, infatti, oltre ad osservare un lodevole ripudio della violenza, si attengono ad un radicale rifiuto del cibo animale. E quando dico radicale, voglio intendere proprio radicale. Per non incorrere nel pericolo di ingerire involontariamente un insetto, spesso portano dei fazzoletti legati davanti alla bocca e cercano di evitare qualsiasi mezzo di locomozione per non correre il rischio di schiacciare formiche o quant’altro. Pur avendo un numero ridotto di adepti, concentrati per lo più nel Rajasthan, i loro templi sono imponenti, ricchi di marmi e di pregevole fattura. E, ovviamente, non è consentito entrarci con le calze, come facciamo di solito negli altri templi. I piedi devono essere rigorosamente nudi e ... Ha ricominciato a piovere.

La bellezza degli interni ci fa subito dimenticare i piedi bagnati ed i marmi freddi e, mentre ci confondiamo con i fedeli avvolti nei loro camici bianchi, veniamo rapiti dal silenzio e dalla serenità che pervade il luogo. Giungiamo a Jodhpur a sera e, visto che il nostro albergo è un pò fuori dal centro ed io non ho alcuna intenzione di mangiare, decido di rimanere in camera a riposare in vista delle fatiche future.

Disteso sul letto, mi metto a guardare la televisione.

Era capitato anche nei giorni scorsi di accendere un po’ la tele, ma immancabilmente mi ci ero addormentato davanti senza prestarle molta attenzione. Ora invece, mi bastano pochi minuti per venire preso da una specie di smania che mi impedisce di distoglierne lo sguardo.

Le trasmissioni sono così orrende da creare dipendenza! I due terzi dei canali trasmettono film musicali Bollywood style, già di per sé raccapriccianti. I restanti canali sono invece di spettacoli, quiz e amenità varie, che definire kitsch risulta un complimento. Il tutto talmente inondato di pubblicità, da far impallidire le nostre reti commerciali. Sono conquistato. Fino alla fine del viaggio non potrò più fare a meno di guardare la TV per almeno un’oretta prima di andare a dormire.

11° GIORNO: JODHPUR Mentre sto sudando copiosamente lungo la stradina che porta alla fortezza di Merenghar, mi ripeto mentalmente (cosa che mi sorprendo ormai a fare sempre più spesso) che forse questa sarà diversa dalle altre. Siamo al dodicesimo giorno di viaggio e sento di iniziare ad accusare la stanchezza. I siti e le città cominciano ad apparirmi tutti uguali, ma forse si tratta del mio costante malessere che mi mette di cattivo umore. Per fortuna un insperato evento, cambia all’improvviso il mio stato d’animo. Alla biglietteria, udite, udite! hanno le audioguide! e c’è anche l’italiano! E’ una innovazione sconvolgente che rende la visita affascinante, anche perché la fortezza si rivela senza dubbio la più bella visitata fin qui. La monotona, ma rassicurante voce italiana mi accompagna atraverso splendide sale, stanze principesche, palazzi che sembrano lavorati all’uncinetto, musei con collezioni una più interessante dell’altra. Perdo subito il gruppo, anche perché mi attardo a vedere una collezione di armi situata in una sala tanto soffocante che pian piano tutti l’abbandonano. Mi trovo così a vagare tra le stanze ed i corridoi, assieme ad un gruppo di ragazzi indiani che parlano tra loro pettinandosi in continuazione i capelli. Non appena ho messo piede in questa nazione, mi sono subito reso conto della strana fissazione degli uomini per le loro capigliature. Forse per l’invidia suscitata in me dalle fluenti chiome che esibiscono, ho preso a notare la grande cura con cui gli indiani trattano i loro capelli. La prima richiesta dei bambini che ti assaltano per strada, non è per i soldi, ma per dello shampoo. Ed ogni indiano, di qualunque età esso sia, gira sempre con un pettinino in tasca che tira fuori in ogni occasione per rimettersi a posto il ciuffo. Daltronde, che la loro sia una vera fissazione, è testimoniato anche dalla pubblicità televisiva. Almeno la metà degli spot trasmessi, sono di prodotti per la cura e l’estetica dei capelli. A questo riguardo, la cosa più bizzarra alla quale si può assistere girando per le strade, è la strana tintura rossa alla quale si sottopongono le persone anziane. Pur di non mostrarsi in pubblico con i capelli bianchi, cosa evidentemente disdicevole, se non hanno mezzi sufficienti per effettuare tinte naturali, si colorano i capelli con il più economico henné, che dona loro l’aspetto di tanti Biscardi ambulanti

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