Rajasthan

“…perché è vero che l’India ti ricorda continuamente la tua caducità ,ma è anche vero il contrario; Si, ti prende per la gola, ti prende allo stomaco, ti prende alle spalle, ti prende in giro, l’India non ti lascia mai ...

  • di duckling
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

“...Perché è vero che l’India ti ricorda continuamente la tua caducità ,ma è anche vero il contrario; Si, ti prende per la gola, ti prende allo stomaco, ti prende alle spalle, ti prende in giro, l’India non ti lascia mai in pace , ma è proprio con le sue mille costanti, aggressive, ripugnanti contraddizioni che l’India ti da stranamente pace.” Potrei scrivere mille ed ancora mille parole per descrivere il viaggio in India ma non riuscirei a trasmettere sguardi, profumi, odori, polvere, sorrisi, maestosità e povertà; In poche righe, il buon Terzani c’è riuscito molto bene; Io ho impiegato un po’ di tempo per metabolizzare il tutto, e mi è servito una seconda viaggio in Nepal per avere le idee più chiare; ma torniamo all’India: trascinato dall’ entusiasmo di mia moglie per questo viaggio mi sono fatto imbarcare su un volo per Nuova Delhi dove il caos della modernità s’intreccia con il caos della tradizione, dove la nuovissima metropolitana segna la voglia di progresso, in netta contrapposizione con la Jami Masjid e la confusione che la circonda.

Poi la strada per Agra, dove auto mucche cammelli e Tuc Tuc si riversano in un caotico fluire, accanto ai pellegrini, con le loro portantine d’acqua sacra. Agra è Taj Mahal, simmetria perfetta, maestosità e purezza architettonica,toglie il fiato, merita anche il tempio delle scimmie ossia la tomba di Itimad-ud-Daulah un piccolo Taj più curato nei dettagli anche se antecedente, il quartiere è ‘caratteristico’ e la folla di bambini inevitabilmente caotica; vi strapperanno caramelle, penne e non solo, i più ci hanno sconsigliato i soldi perché alimentano lo sfruttamento di questi piccoli.

Si prosegue per Fatephur sikri, città fantasma, inquietante nella sua particolarità, poca gente ,le urla di alcuni ragazzini intenti nel tuffarsi in una vasca di raccolta piovana con putride acque verdastre rompeva il monotono silenzio delle donne che accudivano la struttura.

E poi ancora via verso Jaipur, verso il Rajasthan, si passano alcuni posti di controllo, dogane dice l’autista, e finalmente la città, diciamo che le strade indiane non sono proprio l’A4, ma non l’ho rimpianta neanche un po’ comodità a parte.

Jaipur appare come una città dai canoni classici, con strade fontane e ‘rotonde’ , spettacolare la vista delle strade dai tetti su badi Chaupar ,più rocambolesco il giro in rischo , un’esperienza la passeggiata per i porticati pieni di negozi con ogni mercanzia, dalla frutta alle ceramiche dagli orafi ai bellissimi braccialetti laccati, ed il tutto intervallato da fiorai, con le loro ghirlande di fiori arancioni da offrire alle divinità; Il tempio, luogo di preghiera, incontro, rispetto e tolleranza, e non parlo solo di quelli affollati dai turisti dove la tolleranza è verso il turista che ‘profana’ il luogo sacro, ma anche nei ‘templi di quartiere’ dove tu occidentale portato dall’incoscienza di un accompagnatore studioso d’Indi e innamorato di quella cultura, ci finisci quasi per caso dopo, aver attraversato su un tuc tuc impazzito le strette e buie calli di mezza città.

Ti levi le scarpe, e le depositi in una gabbia dove un vecchietto le riporrà in un angolo ben protette vedendoti occidentale e ti avvii al tempio, ed è proprio li in quel lento roteare in senso orario attorno alla divinità che percepisci per un lieve attimo l’idea di religiosità di questo popolo.

Ma gl’indiani hanno alle spalle anche una tradizione astronomica invidiabile espressa al massimo nello Jantar Mantar merita vederlo, più frivola e rilassante la salita in elefante all’ Amber Fort, da farsi rigorosamente nella prima mattinata per evitare le orde di turisti

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