Frammenti del Rajasthan

GIORNO 1: Esco tardi. Esco ancora tardi dall’ufficio nonostante sia venerdì ed anche qui in India la gente, se puo’, esce presto in vista del week-end. La corsa verso la reception per recuperare la valigia mi fa incespicare su un’aiuola ...

  • di atahualpa70
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

GIORNO 1: Esco tardi.

Esco ancora tardi dall’ufficio nonostante sia venerdì ed anche qui in India la gente, se puo’, esce presto in vista del week-end. La corsa verso la reception per recuperare la valigia mi fa incespicare su un’aiuola messa li, sul mio percorso, quasi non mi accorgo che si tratta invece di una persona chinata verso il prato a raccogliere uno ad uno dei piccoli ciuffi d’erba. Voltandomi, alzo il palmo della mano, scusandomi con lo sguardo e riprendendo la via dell’uscita. Mi guarda e mi sorride come per dire non importa, si alza, raccoglie i suoi pochi stracci e si incammina nel buio del giardino, in direzione opposta alla mia. Rimango con la mano alzata quasi a voler accompagnare con un gesto le parole che prima non mi sono uscite e che forse sarebbero state inutili visto che l’inglese, anche in India, non e’ certo la lingua di tutti.

Recupero la mia valigia tra un nugolo di zanzare poco agguerrite, svolazzanti ed indecise se rimanere attaccate al neon o uscire alla luce del crepuscolo. Rajesh mi aspetta nel parcheggio, accanto alla sua Toyota, con la classica divisa bianca da autista ormai pero’ ingrigita dall’uso e dagli scarsi lavaggi; mi saluta con il solito sguardo in po’ spento e ciondolante e sinceramente quasi mi spaventa il fatto che dovremo affrontare piu’ di cinque ore di strade indiane per arrivare a Jaipur, la mia meta del week-end. L’idea iniziale era il treno, io amo viaggiare tra la gente e semplicemente confondermi tra loro, soprattutto qui in India, ma lo scarso tempo a disposizione e la gentile offerta di Rajesh mi hanno fatto desistere. E ora sono qui a fissare le luci delle strade e delle case dal finestrino posteriore di un’auto, solo con i miei pensieri e con il riflesso verde del display dell’orologio che sembra fermo come a dirmi che alla meta manca sempre lo stesso tempo.

Mi distrae una statua enorme di Shiva con il forcone in mano ed una specie di corona in testa, mi fa venire in mente la raffigurazione sui libri di Poseidone, mentre cavalca dei delfini e, se non avessi visto il buon Ganesh al suo fianco, avrei certamente pensato di essermi spostato di migliaia di chilometri nello spazio e migliaia di anni nel tempo in cui, anche in Europa, c’era un Pantheon di Dei, ricco quasi quanto quello della tradizione Indu’.

Sento bussare al finestrino, siamo al solito fermi in coda, un bambino cerca di vendermi delle lucine colorate e lampeggianti da mettere sul vetro posteriore come ce ne sono tante sulle auto in questi luoghi. La ricerca del kitch e’ quasi ossessiva e lo si vede soprattutto sulle macchine dove Shiva danzanti e Ganesha lampeggianti impazzano su ogni mezzo tra l’anarchia piu’ totale delle strade. Finalmente ripartiamo per fermarci dieci metri piu’ avanti ad un incrocio o ad un semaforo che cerca di mettere ordine in questo intrico puzzolente di lamiere.

La luce fioca del tramonto e la stanchezza mi fanno assopire per non so quanto, qualche minuto o forse un’ora, appena riprendo lucidita’ mi rendo conto che stiamo ancora percorrendo una sottile striscia d’asfalto persa tra un’immensita’ di palazzi e nuovi centri commerciali sorti dal nulla negli ultimi 4 anni di mie frequentazioni in questi luoghi; prima una grossa buca, poi un’enorme tendopoli di operai e rispettive famiglie tutt’attorno, poi lo scheletro di cemento che pian piano vien su tra delle improbabili impalcature di legno e il via vai di mezzi di trasporto. Ancora una volta mi addormento in un sonno leggero.

Siamo fermi, fuori c’e’ un buio pesto e Rajesh non c’e’

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