L'India è un gran casino

Eccoci qua, finalmente con tutte quelle idee che ci turbinavano in testa, siamo riusciti finalmente a definire i contorni della nostra prima volta in India: Rajasthan, Agra, Kajhuraho e Varanasi. 23 giorni di caldo, caos, odori (maleodori), sorrisi e sguardi. ...

  • di Biba66
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Eccoci qua, finalmente con tutte quelle idee che ci turbinavano in testa, siamo riusciti finalmente a definire i contorni della nostra prima volta in India: Rajasthan, Agra, Kajhuraho e Varanasi. 23 giorni di caldo, caos, odori (maleodori), sorrisi e sguardi.

Dovrebbe essere facile descrivere un viaggio: primo giorno Dehli, secondo giorno Bikaner, terzo giorno ... E invece no! Perché l’India non la puoi schematizzare, farla rientrare dentro i binari di rigide tappe e ridurla a mero elenco di luoghi e monumenti. Perché vai a Chittorghar, questa imponente città-fortezza, e ti ritrovi nel bel mezzo di un festival dedicato a Khali (la Dea distruttrice), con centinaia di persone che ti circondano, vogliono parlare con te, farti delle foto (sì, avete capito: loro a noi, non noi turisti a loro), scherzare, prenderti un po’ in giro e il tempo passa e non te ne accorgi...

Perché vai a Jodhpur di notte a cercare un ristorante e ti ritrovi in questi strettissimi vicoli azzurri a sfidare la sorte sopra ad un’ape car furgonata che sfreccia e schiva auto, animali, cose e persone; per poi andare l’indomani mattina dentro un tempio indu ed essere invitato a partecipare ad una cerimonia dedicata a Shiva (il Dio nevrotico, distruttore pure lui) che – fra preparativi e commenti finali – dura tre ore e forse non ti permette di vedere proprio tutta la città, ma vuoi mettere? Perché sei nel deserto del Thar e improvvisamente vedi le donne con i loro vestiti colorati attingere acqua da un pozzo e poi ripartire per scomparire all’orizzonte quasi fosse un miraggio.

Perchè sei a Bikaner e vuoi non andare a Deshnoke a vedere il tempio dei topi? Che i topi ti fanno schifo ed orrore e lì ce ne sono tanti (ma tanti davvero! compreso quello di color bianco che una volta visto porta fortuna) che ti gironzolano intorno... poi per la prima volta entri in contatto con la spiritualità indiana, entri in un vortice di preghiere e canti con una musica quasi ipnotica e i topolini chi se li ricorda? Perché a Udaipur, per strada, un gruppo di donne preparano chapati e roti per una sorta di pic-nic e ti coinvolgono come se fosse la cosa più naturale del mondo: sì, okay, nel pomeriggio sei andato a prendere un chai (thè) con pasticcini nella Durbar Hall del City Palace, con camerieri impomatati e lampadari di cristallo, ma l’hai assaggiato un chapati creato davanti ai tuoi occhi da una donna sorridente col sottofondo di grida gioiose di bambini? Perché arrivi a Jaipur, la famosa città rosa, e ovviamente ti fiondi a vedere il palazzo dei venti, no? Nooooo, vai al “battesimo” indu del nipote del nostro formidabile driver Suresh (sua frase preferita “Yes Sir”) che ci ha accompagnato durante il viaggio e ci stai tutta la mattina e poi nel pomeriggio vai a vedere un film indiano rigorosamente in hindi al Raj Mandir...

Perché staresti delle ore seduto nelle scale dei ghat di Pushkar e Varanasi semplicemente a guardarti intorno, per poi tuffarti nella zona commerciale e fare scorta di braccialetti...

E ci ritroviamo in aeroporto, noi quattro, ansiosi di tornare a casa, perché non ne puoi più del cibo speziato, del caldo, della miseria che sbuca da ogni angolo, del rumore, delle cacche che pesti ogni due secondi, della famosa “organizzazione” indiana, ma senti già una sensazione di vuoto dentro... Perché l’India è tutto e il suo contrario. L’India è tutto all’ennesima potenza: ricchezza e povertà, futuro e passato, sensualità, sporcizia, odori, materia e spirito. Troppo lontana da noi per metabolizzarla subito in tutta la sua complessità. Talmente forte che si presenta e si fa sentire coma un pugno allo stomaco. Perche l’INDIA è un gran casino ma quando sei in Italia, subito si ripresenta la voglia di ripartire e di rituffarti in quell’oceano di sensazioni che ognuno di noi vive in modo personale e conflittuale e che forse si può chiamare “mal d’India”

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