Kerala terra di acqua

Sabato 3 dicembre 2005 C’è la neve e chi se l’aspettava! Dobbiamo vestirci leggeri perché sicuramente giubbotti e maglioni non ci serviranno e non vogliamo certo portarceli a spasso per l’India. La nostra gatta è allarmata: avverte nell’aria la nostra ...

  • di Nigel Mansell
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Sabato 3 dicembre 2005 C’è la neve e chi se l’aspettava! Dobbiamo vestirci leggeri perché sicuramente giubbotti e maglioni non ci serviranno e non vogliamo certo portarceli a spasso per l’India. La nostra gatta è allarmata: avverte nell’aria la nostra emozione per l’imminente partenza, ancora non sa che per un po’ rimarrà l’unica custode della casa.

Il volo dell’Alitalia è come ci si potrebbe aspettare in ritardo. Mi consolo constatando che in attesa insieme a noi c’è anche la Cucinotta. Nascosta dietro a un enorme paio di occhiali neri, sembra quasi che speri che nessuna la riconosca.

In attesa per il nostro stesso volo c’è anche una piccola folla di piloti, assistenti di volo e chi più ne ha ne metta, tutti dipendenti dell’Alitalia. Questa tratta è probabilmente utilizzata anche come trasferimento del personale da Milano a Roma. Nelle loro impeccabili divise occupano almeno metà dell’aereo. Parlano quasi tutti in romanesco, sono chiassosi e anche i più indisciplinati dei viaggiatori, tanto che devono loro stessi essere richiamati dai loro colleghi in servizio, magari per il bagaglio a mano eccessivo o perché non vogliono rialzare lo schienale durante la fase di decollo. Il pilota si presenta dall’altoparlante, l’accento spiccatamente romanesco ne fa quasi una macchietta. Più avanti, durante le fasi di atterraggio a Fiumicino che lo rendono titubante per via del maltempo, viene anche sfottuto dai suoi colleghi.

A Roma cambiamo per la Kuwait Airlines. Nelle fasi di check-in un impiegato compila dei moduli, ci chiede la destinazione, gli diciamo che andiamo a Trivandrum in India. Se lo fa ripetere un paio di volte perché non l’ha mai sentita questa città, poi chiede anche se è in India, infine un lampo di genio gli attraversa gli occhi: passate anche da Bombay? Allora posso scrivere Bombay? No, no, rispondiamo, andiamo a Trivandrum direttamente. Sconcertato scarabocchia qualcosa sul suo foglio, sicuramente si sarà inventato qualche altra città indiana. Troviamo un aeromobile che alla prima occhiata può quasi sembrare chic ma poi si rivela fatiscente, tutti gli schermi sugli schienali non funzionano o se lo fanno le immagini sono discontinue e la qualità di visione è pessima. In compenso il pranzo non è male, è cucina indiana, per non sbagliare scelgo chicken. Con un po’ di ansia per la coincidenza di Kuwait City, abbiamo solo mezz’ora di margine, prendiamo un altro airbus per Trivandrum, la nostra destinazione finale nel Kerala, nel sud dell’India. Questo apparecchio si rivela nettamente migliore del precedente, tutto sembra in ordine.

Arriviamo in India che è già domani. Domenica 4 dicembre 2005 A Trivandrum ha appena piovuto. Quando sbarchiamo dall’aereo ci pare di entrare in un bagno turco, oltre al caldo c’è un’umidità incredibile, non potrò mai più dire che da noi sul Lago Maggiore il clima è umido. Sono le quattro e trenta del mattino ma tutto qui è in fermento come se fosse pieno giorno. Passiamo il controllo dei passaporti e poi c’è il ricontrollo e poi il ricontrollo del ricontrollo. C’è una burocrazia acefala che ti da la sensazione possa tagliare le gambe a qualsiasi iniziativa privata.

Una volta fuori dal modesto aeroporto prendiamo un taxi, una splendida Ambassador bianca come quasi tutti i taxi che troviamo nel piazzale di fronte all’uscita. Sul cofano una sorta di spada sguainata, è un’auto fossile residuo degli anni 50-60 perfettamente funzionante, probabilmente sono ancora in produzione.

Arriviamo a Kovalam nel nostro albergo lo Swagarth dove tutti ancora dormono. L’abbiamo prenotato dall’Italia, nonostante le nostre insistenze ci avevano già avvisati che non ci avrebbero dato la camera così presto. Invece il personale che troviamo è magnanimo, raggiungiamo così il nostro cottage separato dal complesso ricettivo, immerso nel verde del piccolo parco. Intorno stormi di cornacchie non smettono di gracchiare, devono essere a migliaia qui intorno, è una delle prime cose che mi ha colpito dell’India: ce n’è ovunque

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